«È tornato». Gli abitanti del quartiere Mirafiori Sud hanno accolto il nuovo murale dedicato a Emanuele Artom, partigiano torinese ucciso nel 1944. Il muro della Biblioteca Cesare Pavese, all’angolo tra via Artom e via Candiolo, parla di nuovo. A ridargli voce è MBAG Art, il duo formato da Margherita Bobini e Andrea Gritti, che dieci anni fa aveva realizzato l’opera originale. Nel 2016 il volto di Artom, accompagnato da catene spezzate, era diventato un simbolo visibile di libertà e resistenza.

Poche fotografie di lui, eppure la sua immagine era diventata familiare: un richiamo silenzioso, quotidiano, che i passanti riconoscevano al volo. Poi i lavori di ristrutturazione hanno cancellato parte del murale. Ma la città non ha accettato la perdita. «Volevamo restituire al quartiere quello che era suo», spiegano Bobini e Gritti. Il nuovo ritratto è più grande, lo sguardo più diretto e vibrante. Le catene spezzate restano, ma il messaggio si fa attivo: «Trova il coraggio di spezzare le catene, come chi scelse la libertà anche quando costava la vita». Il murale entra ora a far parte del percorso del MAU – Museo di Arte Urbana, completo di QR code che racconta la storia dell’opera e ne mostra la versione originale. «In tanti ci hanno detto che il murale mancava, che ne sentivano l’assenza – raccontano Bobini e Gritti – e questo ci ha fatto capire quanto l’arte pubblica, anche silenziosamente, possa diventare parte della vita di una comunità».