Simone Lembo, in arte Mone del Blocco. Un passato da rapper, diversi ‘errori’ – come lui stesso li definisce – commessi, tra furti e rapine. La galera e la rinascita, il desiderio di una famiglia e di percorrere una seconda vita.

Un passato da rapper ‘quasi per caso’

“A fare il rapper mi ci sono quasi ritrovato, è nato tutto un po’ per caso, vivendo molto la strada ho commesso molti reati e l’ultimo mi ha portato in ospedale. Qui ho ascoltato per tanto tempo musica e ho iniziato a scrivere canzoni. Poi è cambiato tutto: un mio amico è mancato, ha avuto un incidente in auto. Ero legatissimo a lui, eravamo cresciuti insieme. Ho avuto black out di due anni e ho troncato la musica. Oggi, indubbiamente, è più semplice emergere nel rap, tra Instagram e Internet, ma al tempo stesso i giovani rapper enfatizzano l’uso di droghe e i reati. In passato non era così, certe cose si nascondevano perché venivi giudicato, oggi ci si inventa quasi un personaggio, anche se non è vero”.

Un quartiere dove si sta bene ma dove mancano spazi per i giovani

Sul Corvetto, Simone non ha dubbi: “Io lo vivo benissimo, siamo a 4 km dal centro, è completo di servizi, metro, mezzi. Quello che manca è qualche centro in più per i ragazzi, per tenerli lontani dalla strada. Nell’oratorio, di fatto, solo determinate persone ci possono entrare. Le mie figlie non vengono viste di buon occhio, avendo noi avuto un passato un po’ turbolento”.

Dai reati all’ospedale: la scoperta di una nuova vita

Qual è stata la leva che ha permesso a Simone di cambiare vita? “Non ho dubbi: dopo aver commesso una rapina ho avuto un frontale e chi era con me mi ha abbandonato, pensando fossi morto. Era il 2007, avevo 27 anni. Lì ho pensato che io, con un amico, non lo avrei mai fatto. All’epoca ero un po’ un cane sciolto, tu chiedevi e io facevo. In ospedale mi hanno detto che avrei rischiato di rimanere paralizzato: ho capito che la vita era una. Tempo dopo ho deciso di incontrare una ragazza che avevo sequestrato in banca, proprio in quella rapina. Le ho chiesto scusa, le ho detto che non le avrei mai ho fatto del male. E no, quella vita non mi manca. Avevo tanti soldi in mano, ma non tornerei mai indietro”.

Milano di giorno, Milano di notte

Simone adesso è un operatore ecologico durante il giorno, mentre di notte fa la security nei locali. “La città cambia tantissimo di notte, non è più come dieci, vent’anni fa. Adesso Milano è più pericolosa e paradossalmente lo è di più verso il centro, perché in centro ci sono i soldi”.

“Mia figlia accusata di far parte di una baby gang, ma le telecamere hanno parlato”

Qualche tempo fa una figlia di Simone è stata accusata di far parte di una baby gang. “La realtà è ben diversa. Lei o le sue amiche hanno insultato una ragazzina, la madre si è messa in mezzo, avrebbe dovuto chiedere di me, o comunque di un adulto, invece se l’è presa con mia figlia e con le sue amiche. Le ha insultate, mia figlia si è messa a ridere. A quel punto la donna l’ha schiaffeggiata insultandola, mia figlia, che fa arti marziali da anni, le ha dato una spinta. A quel punto la donna le ha tirato i capelli e lei le ha tirato i pugni: su questo ha sbagliato. La donna ha sporto denuncia dicendo che era stata aggredita da 5 ragazzine di una baby gang, ma non era così. Fortunatamente c’erano le telecamere e il caso è stato archiviato”.

Ramy, una tragedia evitabile

Sul caso Ramy, che ha scosso l’opinione pubblica, Mone è chiaro: “Lo conoscevo di vista, era un bravo ragazzo. Lo vedevo quando andava a scuola, abitava al portone di fianco, veniva da una famiglia per bene. Si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. La pattuglia ha visto che lui e l’amico si stavano facendo un video dal motorino, loro non si sono fermati allo stop, questo è stato l’errore. Bisogna sempre fermarsi. Ovviamente anche le forze dell’ordine hanno sbagliato, hanno visto che ha perso il casco e nonostante questo hanno deciso di tamponarlo. Io mi sarei fermato, non era un ragazzo che aveva rubato una collana”.

Sul messaggio da lanciare ai ragazzi di oggi, le parole sono chiare: “La strada ti toglie, no ti dà”.