di
Gian Guido Vecchi
Il Pontefice in visita in Libano parla di Gaza, dell’«unica soluzione possibile» per porre fine al conflitto tra Israele e palestinesi, di Ucraina
DAL NOSTRO INVIATO
SUL VOLO PAPALE ISTANBUL-BEIRUT
Gaza, la soluzione dei due Stati come unica strada possibile per porre fine al conflitto israelo-palestinese, il ruolo di Erdogan e confronto con il presidente turco anche sull’Ucraina, il progetto di una riunione di tutte le chiese cristiane, nel 2033 a Gerusalemme, per celebrare il bimillenario della Risurrezione. Nel volo AZ che lo porta a Beirut, la seconda tappa del viaggio cominciato giovedì ad Ankara, Leone XIV raggiunge i giornalisti in fondo all’aereo per rispondere a un paio di domande degli inviati della Turchia, il Paese che lo ha appena ospitato.
Santità, con il presidente Erdogan avete parlato della situazione a Gaza e dell’Ucraina? Ci sono speranze?
«Certamente abbiamo parlato di tutte e due le situazioni. La Santa Sede, già da diversi anni, appoggia pubblicamente la proposta di una soluzione di due Stati. Sappiamo tutti che in questo momento Israele non accetta ancora quella soluzione, ma la vediamo come l’unica strada che potrebbe offrire una soluzione al conflitto che continuamente vivono. Noi siamo anche amici di Israele, e cerchiamo di essere con le due parti una voce, diciamo, mediatrice che possa aiutare ad avvicinarci ad una soluzione con giustizia per tutti. Abbiamo parlato di questo anche con il presidente Erdogan e lui certamente è d’accordo con questa proposta. La Turchia ha un ruolo importante che potrebbe giocare in questo.
E l’Ucraina?
«Lo stesso sull’Ucraina. Già qualche mese fa, con la possibilità di dialogo tra le parti, Ucraina e Russia, il presidente ha aiutato molto a convocare le due parti. Ancora non abbiamo visto una soluzione, purtroppo, però oggi di nuovo ci sono delle proposte concrete per la pace, e speriamo che il presidente Erdogan, con il suo rapporto con i presidenti dell’Ucraina, della Russia e degli Stati Uniti, possa aiutare in questo senso a promuovere un dialogo, il cessate il fuoco, e vedere come risolvere questa guerra in Ucraina».
Quale può essere il ruolo della Turchia nel mantenimento della pace mondiale e regionale?
«Essere venuto in Turchia e ora, naturalmente, in Libano in questo viaggio, ha avuto un tema speciale: essere un messaggero di pace, voler promuovere la pace in tutta la regione. La Turchia ha una serie di qualità. È un Paese in cui la stragrande maggioranza della popolazione è musulmana, eppure vi sono numerose comunità cristiane, sebbene siano una minoranza molto piccola, eppure persone di religioni diverse sono in grado di vivere in pace. Questo è un esempio di ciò che tutti noi vorremmo vedere in tutto il mondo. Nonostante le differenze religiose, etniche e molte altre, le persone possono davvero vivere in pace. La Turchia stessa ha vissuto nella sua storia diversi momenti in cui non è stato sempre così, eppure aver vissuto questa esperienza e aver potuto parlare con il presidente Erdogan della pace è stato, a mio avviso, un elemento importante e significativo della mia visita in quel Paese».
Prima di salutare i giornalisti, Papa Prevost ha parlato del progetto di un incontro di tutti i cristiani a Gerusalemme: «Dopo la riunione ecumenica, sia venerdì a Nicea sia ieri mattina a Istanbul, abbiamo parlato di futuri incontri possibili. Uno sarebbe nell’anno 2033, a duemila anni dalla Redenzione, la Risurrezione di Gesù Cristo. È evidentemente un evento che tutti noi cristiani vogliamo celebrare. È stata accolta l’idea, l’invito ancora non è stato fatto, ma la possibilità di celebrare per esempio a Gerusalemme nel 2033 questo grande evento della Risurrezione. Ci sono anni per prepararlo ancora però è stato un incontro molto bello perché cristiani di diverse tradizioni sono stati presenti e hanno voluto partecipare in questa occasione».
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30 novembre 2025 ( modifica il 30 novembre 2025 | 16:32)
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