Per David Freyne, che con Eternity firma il suo terzo lungometraggio dopo The Cured (2017) e Dating Amber (2020), Wilder è un preciso punto di riferimento. Nel film inoltre la figura del barista, che diventa decisiva nei passaggi narrativi determinanti per Larry e Luke, richiama anche quella di Giorni perduti, fondamentale figura di supporto per il protagonista dipendente dall’alcool.

Ma attraversa anche trasversalmente molta commedia hollywoodiana classica e anche le sue versioni più moderne, come per esempio nel cinema di Blake Edwards che potrebbe essere un altro punto di riferimento per il modo in cui mostra il contrasto tra i desideri e le azioni delle due figure maschili e per la precisa caratterizzazione dei personaggi interpretati da Miles Teller, Elizabeth Olsen e Callum Turner, forse potenziali reincarnazioni di quel tipo di cinema
 

Ma c’è un altro film che ha probabilmente influenzato Eternity ed è Il cielo può attendere di Ernst Lubitsch. Lì il protagonista, appena deceduto, si trova davanti le porte dell’Inferno dove pensa che trascorrerà tutta la vita ultraterrena. Come Larry, Joan e Luke, si trova in una situazione di attesa, di stallo.

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Ogni incrocio, ogni scelta diventa un passaggio che segna le loro vite. Anche nell’aldilà, proprio dal momento in cui Larry rivede Joan sulle scale mobili. Da lì riparte la loro storia, dove anche nella dimensione ultraterrena c’è un futuro. Lo splendido finale di Il cielo può attendere mostra che la nostra vita continua, e siamo sempre noi stessi, anche quando siamo morti ma continuiamo ad agire. E quindi a ri/vivere.