La Nigeria è sprofondata in una spirale di violenza tale da costringere il Presidente Bola Ahmed Tinubu a dichiarare lo «stato di emergenza per la sicurezza nazionale». Questa mossa disperata arriva in risposta a un’ondata feroce e senza precedenti di rapimenti di massa a scopo di riscatto, che nelle ultime settimane ha preso di mira in modo eclatante chiese, scuole e comunità, scatenando una forte reazione non solo a livello interno ma anche sulla scena geopolitica internazionale, con l’Unione Europea e gli Stati Uniti direttamente coinvolti.
I rapimenti
Nonostante l’escalation, un barlume di speranza è arrivato dallo Stato nordorientale di Borno, epicentro di un conflitto jihadista che dura da 16 anni. Una banda ha rilasciato le restanti 12 giovani donne musulmane (di età compresa tra 16 e 23 anni) rapite una settimana prima vicino alle loro fattorie. Un funzionario locale ha confermato (alla stampa estera) che il rilascio è avvenuto senza il pagamento di un riscatto, ma solo perché l’esercito stava braccando i rapitori. Questo attacco segue di poche settimane altri sequestri di massa, come quelli che hanno coinvolto oltre 300 studenti di una scuola cattolica nello Stato del Niger e le 12 persone, incluso un pastore, rapite in una chiesa rurale nello Stato di Kogi.
Le piste Jihadiste
I continui rapimenti hanno messo la Nigeria al centro del dibattito globale. L’ondata di sequestri è arrivata subito dopo che l’ex presidente USA Donald Trump aveva ventilato l’ipotesi di un intervento militare per «proteggere i cristiani» nigeriani, affermando che venivano «massacrati» da «terroristi».
Lo Stato di Borno, dove Boko Haram e l’ISWAP (Provincia separatista rivale dello Stato Islamico dell’Africa Occidentale, ndr.) rimangono attivi e letali, è il simbolo di questo conflitto che, secondo l’ONU, ha causato oltre 40.000 morti e due milioni di sfollati.
La condanna dell’Ue
Anche l’Unione Europea ha espresso profonda preoccupazione per l’insicurezza sistemica. La vicepresidente della Commissione UE, Roxana Minzatu, ha condannato in Aula a Strasburgo gli attacchi «violenti e crudeli» contro chiese e scuole cattoliche, pur sottolineando che la violenza ha un impatto trasversale. L’UE ha ribadito il suo sostegno al governo nigeriano per la liberazione immediata di tutti gli ostaggi e per la gestione della sicurezza. Il Presidente Tinubu, nel frattempo, ha risposto alle minacce di Trump invitando a privilegiare la cooperazione e la comprensione diplomatica piuttosto che azioni militari esterne che compromettano la sovranità nazionale.
La crisi nigeriana è stata inserita dall’Unione Europea in un quadro più ampio di preoccupazioni globali per le comunità cristiane. La Minzatu ha infatti citato anche la necessità di seguire attentamente la situazione in Siria, accogliendo i primi passi verso una transizione inclusiva, e la situazione in Israele e nei Territori palestinesi occupati, dove si è chiesto di porre fine alle violenze dei coloni, incluse quelle dirette contro i cristiani, evidenziando il ruolo che la protezione delle minoranze gioca nell’agenda politica internazionale.
Ultimo aggiornamento: domenica 30 novembre 2025, 22:58
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