E’ stato un lungo tragitto, una lenta ma decisa evoluzione da bassista per una band indie-rock irlandese, JJ72, a ricamare le sonorità prive di un’identità armonica definita, tanto evocativa e meditabonda quanto rovente e inquieta. La metamorfosi è adesso completa, irreversibile: da solitaria musicista dream-pop a voce vibrante di un cinematico mix di slowcore, goth-folk e ethereal-wave.
Hilary Woods con “Night Criú” esplora abissi emotivi e musicali tanto incantevoli quanto inquietanti, con un’attenzione alla scrittura e uno stile conciso e stringato che danno vita a canzoni dalle forme inconsuete e spesso inedite.
Le ammalianti e oscure ambientazioni di “Acts Of Light” sono ora un tessuto sonoro tanto solenne quanto sofisticato. Le sette tracce di “Night Criú” sono come granelli di polvere che pian piano si raccolgono in spazi angusti fino a diventare un corpo solido e impenetrabile. Archi, fiati e percussioni celebrano la struggente bellezza di quel mondo di confine tra melodia e rarefazione sperimentale. Woods crea immagini apparentemente sfuocate, al contrario vivide e profonde, come delle istantanee catturate con fare fugace.
Già dalle prime note di “Voce” il ritmo è indolente, sonnacchioso, il dissonante corpo ritmico pian piano si insinua tra manipolazioni elettroniche e un sussurro d’archi. Un attimo, e un travolgente crescendo prende forma con cadenze tanto funeste quanto lucenti, la voce intona una potente melodia con una sezione fiati al seguito tanto maestosa quanto fiabesca: “Faults” è senza dubbio una delle canzoni più belle mai scritte da Hilary Woods, ma non è l’unica perla di “Night Criù”.
Il nuovo album dell’artista irlandese è un continuo susseguirsi di meraviglia e stupore. Il penetrante riverbero della voce nella ipnotica “Endgames”, il bagliore della voce incastrata su pochi tenebrosi accordi appena lacerati dal suono del violino in “Brightly” e l’ondulare di drone music e folk di “Shelter” (sulla scia delle pagine più descrittive dei Lankum), sono intuizioni per nulla ordinarie.
Enigmatico ed evocativo, ”Night Criú” concentra in soli trenta minuti sette ricche e intriganti ibridazioni, sulle quali si erge l’avvincente e cadenzato refrain minimal-folk-goth di “Taper”, un brano che sfocia in un finale da brivido affidato a un coro di bambini, per un matrimonio pagano tra la musica sacra e l’innocenza, voci che diventano poi protagoniste di una delle pagine più suggestive del disco, come “Offering”. Un’ultima menzione per il produttore Big Dean Hurley, perfetto cerimoniere dell’album più completo e maturo dell’artista di Dublino.
28/11/2025