Paragonare il Sandokan del 2025 con il Sandokan del 1976 non avrebbe senso perché parliamo di due prodotti diversissimi che parlano a due mondi diversi. Nonostante il confronto sia quasi inevitabile, sarebbe il caso di valutare i progetti nella loro individualità. Parliamo, allora, del Sandokan fresco di uscita e ascolti-monstre su Rai1, un kolossal sontuosissimo e orgogliosamente made in Italy – produce Lux Vide, società del Gruppo Fremantle, in collaborazione con Rai Fiction – che ripropone un personaggio amatissimo dalle vecchie generazioni che per decenni non ha avuto altro volto se non quello di Kabir Bedi.

Sandokan 2025 un kolossal che fa dimenticare preti e commissari di Rai1

erikakuenka

A fronte dei primi venti minuti della prima puntata che abbiamo trovato inutilmente confusionari, con troppe scene d’azione a dimostrare senz’altro la profusione dei mezzi di oggi senza tuttavia raccontare davvero nulla, quando la storia ingrana (e ci vuole una buona mezz’ora), Sandokan prende quota mettendo insieme un gruppo di personaggi che iniziano pian piano ad amalgamarsi tra loro: c’è il pirata protagonista che sarà anche un ladro ma in fondo ha il cuore buono e tenero; c’è la fanciulla ricca che brama l’indipendenza e l’emancipazione; c’è il comandante cattivo e tenebroso che dà la caccia ai pirati ma sogna anche l’amore, e poi c’è l’amico fidato che alleggerisce la narrazione e regala quei guizzi brillanti che in un racconto servono sempre. Can Yaman in questo ruolo è perfettamente credibile e a suo agio perché ha dentro di sé sia il fascino del farabutto che incute timore nei nemici sia la dolcezza del gigante buono che ha a cuore la sua ciurma e la donna che conquista il suo animo.