Nonostante siano passati più di 20 anni dalla sua uscita, The Terminal, diretto da Steven Spielberg e interpretato da Tom Hanks continua a suscitare un fascino particolare sia perché racconta la fragilità di un uomo, sia per la leggerezza con cui si raccontano situazioni complesse, come le conseguenze pratiche di un colpo di Stato. Le leggi che l’uomo ha creato sulla Terra a volte fanno scaturire situazioni bizzarre che aprono mondi incredibili. E’ anche questo il motivo per cui la pellicola ritorna periodicamente nella programmazione televisiva.

The Terminal è uscito nelle sale americane il 18 giugno 2004 e racconta la vicenda di un uomo sospeso in un luogo che non è più né partenza né arrivo, ma un limbo fatto di negozi, gate e annunci agli altoparlanti: un aeroporto. E’ qui che si racchiude un simbolismo che va ben oltre la semplice commedia, con Spielberg che costruisce un piccolo mondo dove ogni incontro ha un peso specifico e ogni gesto assume un valore enorme.Una storia sospesa: la realtà dietro la finzione

Il personaggio di Viktor Navorski, interpretato da Tom Hanks, cittadino dell’ immaginaria Krakozhia, si ispira ad un fatto realmente accaduto: la vicenda del rifugiato politico Mehran Karimi Nasseri — l’uomo che visse dal 1988 al 2006 nel terminal di Parigi Charles de Gaulle. Nato nel 1945 a Masjed-e Soleyman, in Iran, da padre iraniano e – secondo quanto sostenuto successivamente – da una madre scozzese, Nasseri lasciò il Paese nel 1973 per studiare nel Regno Unito. Da quel momento, la sua biografia inizia a intrecciarsi con dichiarazioni controverse e ricostruzioni difficili da verificare.


The Terminal è stato film d’apertura alla 61ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia-Youtube@MovieDiggers-badtaste

Quello che è certo è che dopo un periodo trascorso in Francia e una condanna per ingresso irregolare nel 1985, il suo destino cambiò definitivamente nel 1988, quando fu ritrovato al Terminal 1 dell’aeroporto francese mentre tentava di imbarcarsi ancora una volta per l’Inghilterra. Da quel momento smise di lasciare l’aeroporto. Continuò così a vivere nel terminal fino al 2006, quando un’intossicazione alimentare lo costrinse al ricovero e successivamente al trasferimento in una struttura di accoglienza gestita da Emmaüs France. Negli ultimi anni di vita, Nasseri tornò a gravitare attorno all’aeroporto dove aveva passato quasi due decenni. È lì che, poche settimane dopo il suo ultimo rientro, è morto nel 2022 in seguito a un infarto

The Terminal si basa proprio sulla condizione di un uomo impossibilitato a entrare in un Paese e allo stesso tempo incapace di tornare indietro, ma soprattutto dal film emerge il sapore amaro della burocrazia più disumana, trasformata da Spielberg per l’appunto in materia cinematografica. La forza del film, quindi, non sta tanto nella somiglianza con i fatti realmente accaduti, ma nell’umanità del suo protagonista. Viktor arriva a New York con uno scopo semplice e personale, ma si ritrova intrappolato in una situazione a dir poco paradossale: il golpe nel suo Paese rende improvvisamente invalido il suo passaporto, facendogli perdere ogni identità legale. Spielberg sfrutta questa premessa per costruire una sorta di odissea, un racconto che si svolge interamente dentro l’aeroporto JFK, un luogo che diventa casa, prigione e teatro di relazioni inattese.Le curiosità del film

Per interpretare Viktor, Tom Hanks si è affidato a una serie di riferimenti personali, ispirandosi al comportamento e all’accento del suocero di origine bulgara e il risultato è un personaggio che comunica più con gli sguardi che con le parole. La lingua inventata che parla, un miscuglio di bulgaro e russo non suona mai come una caricatura, ma come un codice identitario che protegge Viktor dalla totale perdita di sé.


“The Therminal” si basa su una storia realmente accaduta – Fb@The Terminal-badtaste

Al suo fianco, Catherine Zeta-Jones interpreta Amelia, hostess dalla bellezza mozzafiato e dalla vita sentimentale complicata. Il loro rapporto, fatto di equivoci e attese, non risponde propriamente ai canoni della commedia romantica: il regista evita il sentimentalismo facile e lascia che il legame tra i due maturi in modo imperfetto, proprio perché imperfette sono le loro vite. Stanley Tucci invece nei panni del rigido commissario Frank Dixon, rappresenta la faccia più rigida e ottusa della burocrazia: un antagonista non crudele, ma intrappolato nelle regole tanto quanto Viktor è intrappolato nel terminal.

Una delle curiosità più sorprendenti riguarda il finale alternativo che Spielberg aveva inizialmente concepito. In quella versione, Viktor e Amelia avrebbero trovato un modo per incontrarsi fuori dall’aeroporto, lasciando intendere un futuro insieme. Le anteprime però fecero emergere un dettaglio importante: il pubblico non sembrava credere pienamente a quel lieto fine, portando il regista a riscrivere e a rigirare le ultime scene, optando per una conclusione più malinconica ma coerente. La Krakozhia, lo Stato d’origine di Viktor, è una creazione fittizia priva di riferimenti precisi. Tuttavia, alcuni dettagli disseminati lungo il film — una patente, una mappa, alcune inflessioni linguistiche — fanno intendere un’ambientazione collocata nell’Europa orientale, tra le ex repubbliche sovietiche.

Ancora più affascinante è la storia del set. Spielberg cercò a lungo un aeroporto reale che potesse ospitare una produzione di mesi, ma nessuno era disponibile. Decise allora di costruire un terminal completo dentro un enorme hangar in California: negozi, punti di ristorazione, gate, pavimentazioni, schermi luminosi. Tutto era perfettamente funzionante, tanto che alcuni membri della troupe raccontarono di essersi dimenticati, per un attimo, di trovarsi su un set. L’appuntamento è stasera su Iris alle 21:14.