Sembra uscito da una delle sue tele, dove giocatori di scacchi e sbandieratori posano placidi, circondati da fitte nebulizzazioni di colore. Per il pittore milanese di origini etiopi Milano è casa, luogo di formazione e approfondimento. Non la lascia mai a lungo. È a Londra on e off, giusto il tempo di studiare ancora una volta le mani del Ritratto di giovane uomo di Bronzino alla National Gallery. L’immaginario a cui attinge la sua arte proviene dalla pittura tardo-gotica italiana, da quella rinascimentale e dagli affreschi etiopi.

«Londra è una città che mi regala infiniti stimoli, tuttavia sono legato a doppio filo alla mia Milano». L’11 dicembre inaugurerà a Siviglia un solo show al Centro Andaluz de Arte Contemporáneo, in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, dove si è da poco conclusa Evenfall, prima personale istituzionale dell’artista. L’ex convento andaluso, oggi consacrato all’arte contemporanea, ospiterà il proseguimento della mostra di Torino, con variazioni e inediti stratagemmi espositivi. In autunno porterà i suoi soggetti gentili dal sorriso sornione a New York per il suo primo statement americano.

Lorenza Longhi

Con occhi nuovi

Lorenza Longhi studio oggetti scaffali in metallo bianchi

L’artista Lorenza Longhi ritratta nel suo atelier creativo a Zurigo.Foto Flavio Karrer

Hackerata l’Arts & Crafts, traduce mediaticamente l’artigianato, clona oggetti e immaginari collettivi in pezzi unici, mettendo in scacco l’assodato e la percezione, per svelare le contraddizioni e le frizioni dell’era contemporanea. E lo fa con talento. Lorenza Longhi, classe 1991, è nata a Lecco ed è di stanza a Zurigo; le sue opere sono state esposte nelle principali tappe del mondo, dalla presenza in una mostra della Fondazione Nicola Trussardi di Milano alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, dalla Fondazione Prada di Venezia alla Quadriennale di Roma, e poi Losanna, New York, Zurigo, Colonia, Bonn… Di recente ha ricevuto il Manor Kunstpreis Kanton Zürich ed è tra i vincitori del Premio Paul Thorel.

«La recente esperienza a Napoli, presso la Fondazione Thorel, mi ha fatto riflettere su come il paesaggio urbano italiano sia una sorta di display vivente: le insegne, le vetrine, le architetture funzionali parlano di economia, desiderio e identità. È un contesto dove il visivo è sempre carico di stratificazioni culturali e sociali». Al momento è al lavoro su alcune mostre, che svelerà presto.

Enrico David

Addii necessari e ritorni inevitabili

Stralci di memoria, proiezioni e intime fantasie dell’assenza dell’Italia riecheggiano in Domani torno, solo show di Enrico David fino al 22 marzo 2026 al Castello di Rivoli. Un’acuta “retrospettiva con gli specchietti retrovisori”, curata da Marianna Vecellio, che sublima trent’anni di lavoro in un distillato del tempo, scandito da manifestazioni e addensamenti di materia e forma, che l’artista di origini anconetane, cosmopolita ab origine, svela attraverso un “inventario sensibile” di opere che ritmano la sua pratica.