Un approccio concettuale che trae linfa dall’antica tradizione pittorica cinese dello “shanshui” (incentrata sulla raffigurazione di paesaggi naturali dove montagne e fiumi, cascate e boschi si integrano in raffigurazioni diverse ma armoniche, NdA) e che Ma Yansong declina nel concetto di “Città Shanshui”, descritto in un testo omonimo del 2015: non un ideale utopico di “città-giardino” o di città vernacolare e modellata da retoriche mimetiche, ma un ecosistema integrato uomo-natura in cui le esigenze funzionali e prestazionali del vivere contemporaneo si integrano ad un “risveglio” dell’individuo; un risveglio  dall’ottundimento emozionale indotto da una società sempre più materialistica e globalizzata.

Il risultato è un’architettura visionaria ed emotivamente dirompente che, come osserva Paul Goldberger nella prefazione del libro “Mad Rhapsody” (2021), si collega idealmente alle opere di Antoni Gaudí ed Eero Saarinen, combinandole con un “pizzico di fantasia e di fantascienza”.

Tra i più diversi programmi funzionali e scale (da quella urbana, a quella architettonica e di prodotto), tra interventi ex novo o di recupero dell’esistente, tra Asia, America ed Europa, proponiamo un viaggio nell’opera di Ma Yansong, schiettamente contemporanea, intensa, sorprendente ma sempre profondamente “intima” anche quando è monumentale e, che si tratti di esseri umani o di pesci rossi, sempre alla scoperta di nuove traiettorie percettive e cognitive.

Immagine di apertura: Fenix, Rotterdam, Paesi Bassi, 2018-2025. Foto Hufton+Crow