L’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Terni, presieduto da Stefano Cecere, ha inteso valorizzare e ricordare alcune figure centrali nella storia della professione, ma soprattutto del territorio. Una di queste è l’architetto Carlo Fancelli (venuto a mancare il 6 dicembre del 1995) che il presidente Cecere ricorda a tutto tondo nell’intervista che pubblichiamo di seguito.

Carlo Fancelli

Presidente, l’Ordine ha annunciato l’intenzione di avviare appuntamenti fissi dedicati agli architetti o personaggi che hanno segnato la storia della città. Come nasce questa iniziativa?

«Sentiamo forte la responsabilità di custodire la memoria professionale della nostra città. Terni ha espresso figure di assoluto rilievo, architetti che hanno contribuito alla crescita civile, sportiva e culturale del territorio. L’Ordine intende dedicare appuntamenti periodici per ricordare chi ha lasciato un’impronta significativa. Tra questi, certamente, c’è l’architetto Carlo Fancelli: quest’anno ricorre il trentesimo anniversario della sua scomparsa e rappresenta un esempio emblematico del valore che intendiamo riportare alla luce».

La biografia di Carlo Fancelli mostra un percorso professionale molto articolato. Come lo descriverebbe, a partire dagli esordi?

«Grazie anche all’aiuto dell’architetto Danilo Pirro si è riusciti a rintracciare il figlio che vive da dieci anni in Connecticut (USA), dove progetta residenze di lusso in tutto il New England e con lui abbiamo fatto una bellissima chiacchierata basata sul ricordo e su quello che fu suo padre. Era un professionista che ha costruito tutto con dedizione e pazienza. Dopo la laurea in architettura nel 1969, con una tesi impegnativa e profetica – ‘Palazzo per lo Sport a Terni’, relatore il professor Pasquale Carbonara – Fancelli si forma accanto ad architetti di grande competenza come Ruggero Sconocchia e Paolo Montani. È un passaggio importante: da loro apprende il rigore, la disciplina, il rispetto per il territorio. Questo bagaglio lo porta presto ad aprire il suo primo studio, dove comincia ad esprimere una cifra progettuale personale e coerente».

Fancelli è noto soprattutto per la progettazione di impianti sportivi. Da dove nasce questa specializzazione?

«Da una passione profonda. Fin da subito stabilisce un legame strettissimo con il CONI provinciale e regionale, costruendo con il presidente Ferdinando Rossi un rapporto di collaborazione e amicizia che durerà per tutta la vita. Lo sport, per Fancelli, non è solo un ambito progettuale: è un collante sociale, uno strumento educativo. La sua produzione professionale lo dimostra. Campi da calcio, palazzetti dello sport, piscine, bocciodromi, impianti per l’atletica e il tennistavolo… Fancelli ha letteralmente disseminato il centro Italia di infrastrutture sportive che ancora oggi sono utilizzate e riconosciute».

Negli anni ’80 assume anche un ruolo di coordinamento regionale. Quanto è stato importante questo passaggio?

«Fondamentale. Come responsabile per la progettazione del SIS Umbria, Fancelli ha avuto la possibilità – e la responsabilità – di dare forma ad un numero impressionante di impianti sportivi, molti dei quali realizzati grazie al sostegno del Credito Sportivo. Quel decennio ha segnato profondamente la struttura dello sport umbro. La sua mano è presente ovunque: a Todi, Massa Martana, Norcia, Spoleto, Gubbio, Trevi, Camerino, San Giovanni Valdarno e in molte altre località»,

Tra le opere più note a Terni ricordiamo il Palazzetto del Tennistavolo e il Paladivittorio. Che impatto hanno avuto?

«Sono luoghi identitari. Il Palazzetto del Tennistavolo è un riferimento nazionale di disciplina, il Paladivittorio un presidio sportivo e sociale che ha attraversato generazioni. Sono esempi perfetti del suo modo di intendere l’architettura: funzionale, pulita, sostenibile, molto attenta alle esigenze degli utenti. Non monumenti autoreferenziali, ma spazi che vivono perché costruiti per essere vissuti».

La biografia di Fancelli racconta anche un uomo impegnato nella vita sportiva e culturale della comunità.

«Sì, ed è un aspetto essenziale. Collabora come corrispondente per ‘Il Tempo’ , seguendo con passione la Ternana. È uno dei fondatori della scuola calcio della Virtus Terni (storica società della parrocchia di Sant’Antonio), e promotore della ristrutturazione dello storico campo da calcio di via Piemonte, permettendo così lo sviluppo di un settore giovanile che ha formato centinaia di ragazzi negli anni ’80 e ’90. A Capodacqua di Foligno, suo luogo del cuore, avvia un’altra realtà sportiva oggi a lui dedicata. E non dimentichiamo la musica: è stato promotore del concorso fisarmonicistico internazionale in memoria del cugino Luciano Fancelli. Un uomo multidimensionale, che vedeva nello sport e nella cultura strumenti di crescita sociale».

In che modo l’Ordine intende ricordarlo in questo anniversario?

«L’intenzione è inserirlo pienamente nel percorso dei nostri appuntamenti dedicati agli architetti che hanno segnato la storia della città. Per quanto riguarda Fancelli, potremo valutare con attenzione la possibilità di dedicargli un evento specifico, magari una conferenza di approfondimento che restituisca la complessità della sua figura: l’architetto, il progettista, il promotore sociale, il giornalista sportivo, l’uomo di comunità. Sarebbe un modo giusto e necessario per onorare non solo le sue opere, ma anche il suo modo esemplare di vivere la professione».