La mostra “Giorgio de Chirico. L’ultima metafisica“, ospitata dal 29 novembre a Palazzo dei Musei a Modena, propone un ampio sguardo sull’ultima fase creativa di Giorgio de Chirico, concentrandosi sul decennio 1968–1978, quando l’artista, ormai ottantenne, inaugura la stagione “neometafisica”. In questo periodo de Chirico torna ai temi della sua prima metafisica – manichini, Piazze d’Italia, scenari enigmatici – ma con un tono nuovo, segnato da ironia, libertà immaginativa e una leggerezza che sostituisce la visione tragica degli anni giovanili.
Le opere selezionate rivelano un linguaggio rinnovato: colori più vivaci, forme limpide, una pittura che abbandona le densità del periodo “barocco” per una costruzione nitida e una tavolozza smaltata. Non si tratta di repliche delle invenzioni passate, ma di reinterpretazioni mature, in cui memoria e invenzione convivono. Capolavori come Ettore e Andromaca davanti a Troia, L’astrologo e Sole sul cavalletto mostrano come l’artista trasformi i suoi motivi storici in una riflessione personale sulla vita, vista ormai come una commedia. La mostra evidenzia anche il ruolo della critica nel riconoscere questa svolta: dalla sorprendente ammirazione di Buzzati nel 1968 alla definizione ufficiale di “neometafisica” negli anni successivi.
L’ultima produzione di de Chirico emerge come una meditazione luminosa sul tempo, sull’arte e sulla continuità del proprio immaginario, dove Poesia e Pittura diventano sintesi finale della sua visione del mondo. Scopri di più.
La Galleria Fumagalli ospita una mostra che mette in dialogo due figure centrali dell’arte contemporanea, Jannis Kounellis e Andy Warhol, indagando le loro profonde differenze ma anche le sorprendenti consonanze. L’esposizione “Kounellis – Warhol. La messa in scena della tragedia umana” non mira a uniformare i due linguaggi, bensì a esplorare i punti di contatto tra la classicità tragica di Kounellis e il pop di Warhol, entrambi rivolti – attraverso vie opposte – al mistero della spiritualità e alla rappresentazione della condizione umana. Il percorso mette in relazione le loro radici culturali – Roma e la Grecia ortodossa per Kounellis, New York e un retroterra cattolico-bizantino per Warhol – evidenziando come la nozione di “icona” assuma per entrambi un valore profondo, ben oltre la superficie mediatica…. leggi il resto dell’articolo»
Le opere di Kounellis esposte in galleria esprimono un’estetica materica fatta di ferro, carbone, lana e oggetti reali, trasformati in un rito laico che restituisce il peso del lavoro e della sofferenza. Warhol, al contrario, declina la tragedia dietro l’apparenza delle immagini pop: coltelli, ombre, volti celebri e polaroid rivelano un’intima dimensione spirituale nascosta sotto la patina del consumo. Il progetto suggerisce che, sebbene opposti per visione politica e approccio formale, entrambi gli artisti condividano un’attenzione verso il quotidiano e i suoi residui, una ricerca sulla bellezza che resiste al tempo e alle ideologie. È in questa zona comune – tra materia e immagine, tra sacralità e profano – che la mostra costruisce il suo dialogo più significativo. Scopri di più.
3. Michelangelo Pistoletto. Sculture e disegni degli anni ’80
Quando: 24 novembre 2025 – 30 maggio 2026
Luogo: Pescara, MicHub – Via Michelangelo snc

Installation view: Michelangelo Pistoletto. Sculture e Disegni (1982–1986), MicHub (Pescara). Foto Gino Di Paolo, Courtesy Zerynthia
La mostra “Sculture e Disegni (1982–1986)“, presentata al MicHub di Pescara dal 24 novembre, offre uno sguardo approfondito su un capitolo meno noto ma cruciale della ricerca di Michelangelo Pistoletto, dedicato a un gruppo di opere realizzate nella prima metà degli anni Ottanta. Questo periodo, definito dall’artista come Quarta Generazione e teorizzato nella sua Poetica Dura, segnala un distacco deciso dal linguaggio specchiante per cui Pistoletto è celebre, esplorando invece materiali, forme e percezioni che si collocano in un territorio sospeso tra pittura e scultura.
Protagonista della rassegna è La Spalla, una scultura che combina un lato levigato e geometrico con un altro grezzo e in formazione, esprimendo la tensione tra costruzione e metamorfosi. Le altre opere, cinque sculture e dieci disegni, appartengono a un ciclo caratterizzato da grandi volumi in poliuretano dai toni cupi, definiti dall’artista come “materiale anonimo”. Questi blocchi monumentali, insieme ai carboncini che ne traducono l’essenza sul piano bidimensionale, costituiscono una sorta di contraltare visivo e concettuale rispetto alle superfici specchianti degli anni successivi: se lì l’immagine si genera dal riflesso della realtà, qui emerge da una massa opaca e compatta, in cui il rapporto con la forma è affidato al gesto, alla materia e alla loro presenza fisica.
La mostra permette dunque di riscoprire un momento di svolta nel percorso di Pistoletto, in cui l’artista indaga l’essenza stessa dell’immagine e della forma, lavorando su ciò che è in procinto di diventare più che su ciò che appare. Un periodo concentrato, intenso e “duro”, che aggiunge profondità alla comprensione di uno dei protagonisti più significativi dell’arte contemporanea e delle sue molteplici metamorfosi creative. Scopri di più.
4. Nicola Samorì in un progetto che unisce Milano e Napoli
Quando: 29 novembre 2025 – 01 marzo 2026
Luogo: Pinacoteca Ambrosiana e Museo e Real Bosco di Capodimonte
Nicola Samorì, Flora (gli esordi di Philippe) – 2024 – olio su rame – 90 x 87 x 3 cm
Classical Collapse è un progetto unitario che unisce Milano e Napoli attraverso la ricerca di Nicola Samorì, artista che mette in crisi la tradizione occidentale smontandola, scavandola e riscrivendola. La doppia sede – Pinacoteca Ambrosiana e Museo di Capodimonte – non propone due mostre parallele, ma un’unica operazione culturale che usa la distanza geografica e il contrasto tra le due città come parte integrante della lettura. Al centro del progetto c’è l’idea della tradizione come materia viva: non un repertorio immobile, ma un campo di tensione in cui passato e presente si feriscono e si rigenerano a vicenda.
Il lavoro di Samorì affronta il classico attraverso un gesto radicale che sottrae, incide, scortica la superficie pittorica per rivelarne un nucleo inquieto e vulnerabile. Questa pratica, insieme concettuale e fisica, rende instabile ciò che è percepito come immutabile e interroga il modo in cui l’immagine attraversa il tempo. A Milano la riflessione si concentra attorno a un grande dipinto realizzato per l’occasione e posto in dialogo con la tradizione rinascimentale e con opere di Brueghel, Leonardo e il Bambaia. Nature morte dipinte su marmo e rame, marmi svuotati e sculture lignee amplificano il tema della vanitas e della memoria come stratificazione.
A Napoli, invece, la lettura si espande nella dimensione barocca, immersa in un allestimento scenografico dove quasi quaranta opere di Samorì si intrecciano con capolavori di Ribera, El Greco, Pontormo e Bruegel. Qui dominano la pelle, la lacerazione, la metamorfosi della materia, fino alla sua oscurità più radicale. Le reinterpretazioni di Samorì – ottenute anche attraverso complessi processi di sottrazione e sovrapposizione – instaurano un corpo a corpo con i maestri antichi, mostrando come l’immagine sia sempre un luogo di conflitto e rinascita.
Nel rapporto tra Milano e Napoli, tra ordine e sensualità, tra razionalità e barocco, Classical Collapse rivela il classico come un territorio instabile, continuamente riscritto, dove il contemporaneo diventa una nuova pelle della storia.
5. Felice Pedretti, tra realismo simbolico e spiritualità
Quando: 25 novembre – 06 dicembre 2025
Luogo: Roma, Palazzo Valentini – Sala della Pace

L’Appuntamento (anno 2013) tempera all’uovo – olio su tela, 35 x 50
Ospitata nella Sala della Pace di Palazzo Valentini a Roma fino al 6 dicembre, la mostra “Felice Pedretti. In interiore homine” propone un’immersione nella pittura meditativa e silenziosa di un artista che da anni percorre una strada controcorrente, fedele a un’idea di arte come ricerca dell’essenziale. Il titolo, ispirato ad Agostino d’Ippona, esprime la vocazione profonda del suo lavoro: un’indagine sull’interiorità attraverso immagini che non cercano l’effetto, ma la verità nascosta nelle forme.
Pedretti, formatosi nella tradizione della tempera all’uovo e nel confronto diretto con i maestri del passato, ha trasformato la disciplina tecnica in un linguaggio personale in cui realismo simbolico e spiritualità si intrecciano. Le sue opere non imitano il passato, ma lo riattraversano con lentezza e consapevolezza, trasformando la pittura figurativa in uno spazio di meditazione.
Nel percorso espositivo, dipinti e disegni rivelano un mondo sospeso, dominato dal silenzio e dalla misura. L’artista costruisce figure e ambienti che non dichiarano, ma suggeriscono; non rappresentano la realtà, ma la interrogano. Il dialogo tra materia, luce e tempo è centrale: ogni opera nasce da un processo lento, quasi rituale, che restituisce alla pittura la sua dimensione di ascolto e rivelazione.
La poetica di Pedretti si pone come una forma di resistenza alla frenesia contemporanea. Il suo “realismo interiore” invita a uno sguardo più profondo, dove la superficie pittorica diventa il varco verso una dimensione spirituale. L’essenzialità dell’allestimento amplifica questo carattere contemplativo, trasformando lo spazio espositivo in un luogo di raccoglimento.
La mostra si presenta così come un’occasione significativa per riscoprire una pittura che non compete con la velocità del presente, ma la sovverte, riaffermando il valore del gesto lento e della visione interiore. Scopri di più.