Il rapimento di Arabella elsinore

Il rapimento di Arabella @elsinore

Il rapimento di Arabella, trama del film

A venire rapita è una bambina di nome Arabella (interpretata da Lucrezia Guglielmino) che, accompagnando il padre (Chris Pine) alla presentazione del suo libro, inizia a fare i capricci perché non vuole starsene zitta ad ascoltare i suoi passaggi noiosi, vuole andare a mangiare un taco. «Jonathan Franzen!», inizia a urlargli mentre lui prende la parola, perché sa che il padre è invidiosissimo del suo successo. La guardia del corpo allora la scorta fino a Taco King e, in un momento di distrazione, Arabella scende dall’auto: nel parcheggio incontra Holly (Benedetta Porcaroli), ventottenne. Le due si guardano e si riconoscono, come se si fossero perse di vista una decina di anni prima. “Ho già perso i contatti con alcune delle persone che ero un tempo”, scriveva Joan Didion, mentre spiegava che è buona prassi mantenersi in buoni rapporti con le persone che eravamo perché “tanto torna tutto”. Nella piccola Arabella, Holly vede la sé stessa di dieci o quindici anni prima: se ne convince osservandola mentre fa finta di zoppicare, esattamente come faceva lei a quell’età. Immagina che qualche buco interdimensionale l’abbia scaraventata davanti a lei per offrirle la possibilità di redimersi. Sarebbe meglio mantenere rapporti cordiali con le versioni passate di noi stessi, scriveva ancora Didion, “altrimenti si presentano senza preavviso e ci sorprendono, martellando la porta della mente alle quattro del mattino di una brutta nottata con la pretesa di sapere chi li ha abbandonati, chi li ha traditi, chi farà ammenda”. Con la sé del passato Holly decide di fare proprio questo: ammenda, sperando di modificare almeno in parte anche le sorti della sé del presente. Rapisce Arabella per riportarla davanti all’errore che l’ha segnata e a cui attribuisce la colpa della miseria in cui vive: il momento in cui ha smesso di prendere lezioni di danza. E Arabella, annoiata davanti all’ennesima presentazione del libro del padre che l’aspetta le dice che sì, si chiama Holly e anche lei la stava cercando da molto tempo.

Il rapimento di Arabella, la nostra recensione

Sicuramente, pensa Holly, ora sarebbe una ballerina di successo e non lavorerebbe come inserviente in una pista di pattinaggio, se quel giorno non avesse risposto male alla maestra Galatina (una magistrale Eva Robin’s). Sicuramente, penso io, sarei una tennista di fama mondiale se nel 2007 non mi fossi girata storta e non avessi detto a mia madre che no, alla lezione di tennis non volevo più andare. Su r/Adulting qualcuno immagina che oggi sarebbe un chitarrista jazz, qualcun altro è convinto che sarebbe diventato sous chef: pare che a quattordici anni abbia cucinato una cheesecake davvero ottima. Se la vita è altrove, dov’è questo altrove? La risposta che dava l’autore di libri per bambini E.B. White era: “Tutto nella vita è da qualche altra parte e ci arrivi con la macchina”. Collocato idealmente da qualche parte tra Thelma & Louise e Little Miss Sunshine, Il rapimento di Arabella è un road movie esistenzialista e divertente: due ragazze in viaggio alla ricerca della versione migliore, e perduta, di loro stesse. Ed è proprio il conciliare la disperazione più desolante con ritorni comici goffi e assurdi a rendere il film diventa una commedia estremamente brillante e intelligente.

Nessuno come Carolina Cavalli riesce a capire le ragazze che si sentono incomprese. Già nel suo film d’esordio, Amanda (2022), raccontava di una protagonista – interpretata sempre da Benedetta Porcaroli – che battibecca con la famiglia che la vorrebbe in farmacia, mentre lei preferisce vagare per la città tra cinema e rave, finché non si convince che la felicità potrebbe coincidere con il recupero dell’amicizia perduta con la sua ex migliore amica d’infanzia. Le ragazze di Cavalli sono sole, ma di quella solitudine speciale che appartiene a chi è destinato a cose grandi; incomprese dagli altri perché in anticipo sui tempi. Abitano il territorio instabile delle possibilità non prese, del compianto “e se…”, dei mondi paralleli. Eppure le ragazze di Carolina Cavalli stanno anche bene, o almeno trovano un loro modo di starci: c’è una scena, durante una festa, in cui il personaggio di Porcaroli sale su un tavolo e prende la parola. Dice che nell’essere circondata da persone fuori dalle righe si sente, per la prima volta, davvero compresa. E non desidera più essere nessun altro. E forse, per rispondere all’ennesimo thread aperto su r/Adulting, si diventa adulti quando si capisce che non serve rincorrere tutte le vite possibili, ma riconciliarsi con quella che si abita.