Lei che lavoro fa? «Il commercialista». E lei? «Il commercialista». E lei? «Il commercialista». Caspita quanti commercialisti sugli spalti del campo intitolato a Pietrangeli (neppure Maradona in vita ha avuto uno stadio a suo nome) per l’ultimo saluto a Nick al Foro Italico. E’ struggente la scena della bara poggiata sulla terra rossa dove il campione ha vissuto i suoi trionfi. Nel feretro, tra Monte Mario e il Tevere e in mezzo a centinaia di amici, Pietrangeli riposa indossando la cravatta della Coppa Davis. Fuori, i fiori bianco azzurri; le corone del Canottieri Roma, del Parioli e di altri club; il trofeo enorme e d’argento della vittoria mondiale italiana nel 1976 con un capitano non giocatore che era lui; il picchetto d’onore dei Carabinieri quasi da funerale di Stato; due racchette (la sua e quella con cui ha giocato il torneo Tennis and Friends nel 2011 in doppio con Bonolis al quale disse: «A Pa’, corri pure per me»).
E ci sono autorità d’ogni tipo, i suoi affetti più cari, i tanti professionisti romani con cui faceva vita da circolo e viaggi. Questa che si ritrova per Pietrangeli è una Roma molto Roma Nord (lui si vantava di non conoscere l’altra parte della città ma non è vero: l’ha abbracciata tutta) ma allo stesso tempo è international, local e global, pop e glam. E Nick ci ha messo la sua racchetta e il suo stile per dare lustro e universalità a questa Capitale e al Paese di cui Roma è capitana giocatrice.
Passerella per il Paradiso
C’è tutto e di più, nel campo di terra rossa adibito a passerella per il Paradiso, e soprattutto c’è il sole. «Se piove, rimandiamo», era il suo motto, e anche il titolo della sua biografia. Ma l’ultimo tributo al grande campione sono proprio questi raggi imprevisti e raffinati, come i colpi di Nicola da fondo campo o sotto rete. Quantità di Smart, di suv e qualche berlina hanno portato gli amici nel luogo dell’addio e del resto Pietrangeli lo aveva detto: «Vi faccio un favore, la camera ardente al Foro Italico. Così potete parcheggiare tutti comodamente senza il terrore che vi portino via la macchina». C’è chi sorride e chi piange. Per esempio paiono inconsolabili alcune «mamme dell’Azzarita», il liceo scientifico di piazzale delle Muse (siamo tutti romanordari, no?). C’è’ Adriano Panatta, visibilmente commosso, che poggia la mano sulla bara, baciando simbolicamente il corpo dell’amico e rivale. Tra i primi ad arrivare sul campo, ecco Pier Ferdinando Casini, Barbara Palombelli, Francesco Rutelli, Giovanni Malagò («Mi chiamava Giovannino»), gli ex presidenti Petrucci e Pescante, il numero uno del Coni (Buonfiglio), Diego Nepi ad di Sport e Salute, la campionessa di tennis Tathiana Garbin, il bomber Bruno Giordano («Era laziale quanto me o più di me»), il mitico difensore biancazzurro Massimo Piscedda (più tardi spunterà la corona di fiori firmata da Lotito), Vito Cozzoli ad di Autostrade per lo Stato, e via così. C’è il ministro Abodi: «Oggi è una giornata di dolce tristezza». E c’è Giuliano Amato. «Nessuno come Nicola – racconta il Dottor Sottile, da giocatore e da amico – ha vissuto e fatto vivere il tennis come bellezza. I suoi colpi la bellezza la portavano dentro e la tiravano fuori». Il presidente della federazione tennistica, Binaghi, davanti al feretro fa un breve e commosso discorso: «Oggi tutti quelli che giocano a tennis sono figli di Nicola».
I due figli di Pietrangeli, Marco e Filippo, Giorgio non c’è più e la sua perdita prematura è stata uno strazio per il genitore, vengono abbracciati da tutti nella cerimonia che comincia con le canzoni di Aznavour e si conclude sulle note di My Way. E Filippo: «Ci saremmo aspettati qualche messaggio di condoglianze da Berrettini», eroe della Davis 2025, «e soprattutto da Sinner». Da Montecarlo è arrivato comunque, nel pomeriggio al funerale in forma privata nella chiesa di Ponte Milvio, il principe Alberto. Scende dalla sua auto, accompagnata da due van di scorta e dai carabinieri in moto, e dice: «Nicola era un uomo splendido». Di Sinner parla Giorgio Meneschincheri, medico del Gemelli e fondatore di Tennis and Friends di cui Pietrangeli era magna pars con la sua attenzione al sociale: «Abbiamo visto insieme Sinner in tivvù durante l’Atp e Nicola mi ha detto: per batterlo, bisogna sparargli». Laggiù c’è Gabriella Carlucci, qui vicino Domenico Procacci il produttore del documentario «Una squadra», sulla nazionale italiana di Coppa Davis tra il ‘76 e l’80. E occhio a Licia Colò che ha condiviso vita e amore con Nick: «Lascia un grande vuoto in me e in tutti noi. Se devo indicare un difetto, forse l’arroganza ma che per me è anche un pregio: era uno tosto, aveva tanti amici e tanti nemici e questo significava avere coraggio».
Filosofi e barzellette
Lo dicono anche molti amici di famiglia, e alcuni di loro sono al funerale privato di Nick: Enrico Vanzina, il tennista Fognini, Franco Carraro, l’imprenditore Claudio “King” Lo Tufo, e non solo loro. Quelli del gruppo «i filosofi del martedì» erano suoi intimi: Bruno Liconti, Daniele Garbo, Meneschincheri, Stefano Morandi e Max Cannalire che narra: «Ogni martedì sera cenavamo al ristorante del nipote di Nicola, proprio qui di fronte alla chiesa di Ponte Milvio, e filosofeggiavamo a colpi di barzellette». A proposito, dice Andrea Ruggeri, ex parlamentare di Forza Italia: «Nicola spesso mi diceva: portami da Berlusconi così facciamo una gara di barzellette e lo straccio 6-0 6-0». Ha voluto esserci al Foro Italico anche il capogruppo del Pd, Francesco Boccia, grande sportivo. Non vuole parlare di politica naturalmente. E neppure lo fa Osvaldo Napoli a cui Nick era molto affezionato: «Gli perdonavo tutto – dice l’esponente di Azione – anche che prendeva a parolacce la Juve, mia squadra del cuore». Ma di un celebre fatto politico molti parlano su questo rettangolo di terra rossa. La trasferta nel Cile di Pinochet, nel ‘76, quando la squadra azzurra pareva che non andasse per la finale di Coppa Davis – il Pci e la sinistra si opponevano a questo «cedimento al fascismo» (cit. Pajetta) – ma fu anche grazie alla capacità diplomatica di Pietrangeli, il quale contribuì a convincere i dirigenti di Botteghe Oscure, che Panatta, Bertolucci e gli altri partirono e andarono a vincere. Con Adriano che nel doppio sfoggiò, contro Pinochet, la maglietta rossa. Ieri Roma era invece incappottata per il freddo ma riscaldata dal sole di Nick. Il cui corpo in serata è stato messo a riposare al cimitero di Prima Porta. Sulla tomba di famiglia c’è scritto solamente «Pietrangeli». Essenziale come una volée.
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