
Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografica. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente sospirato weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore ?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.
NICK CAVE & THE BAD SEED – “Live God”
[Play It Again Sam]
cantautorale
“Live God” è una straordinaria testimonianza del ‘Wild God Tour’. Attraverso 15 brani dal vivo, l’album cattura la natura trascendentale e selvaggia di quei concerti indimenticabili, che, nelle stesse parole di Nick Cave, sono stati “un antidoto alla disperazione“. La tracklist include brani tratti dall’acclamato album in studio del 2024 “Wild God”, oltre a versioni mozzafiato di brani cult come “From Her To Eternity”, “Papa Won’t Leave You, Henry” e “Into My Arms”.
TOM SMITH – “There Is Nothing In The Dark That Isn’t There In The Light”
[Play It Again Sam]
cantautorale
Meglio conosciuto come la voce degli Editors da due decenni, Tom Smith entra per la prima volta da solo sotto i riflettori, rivelando un lato più intimo e genuino rispetto a quello a cui i fan sono abituati. Ispirandosi a un songwriting essenziale e sincero, Tom propone un inno magistralmente composto, ricco di archi orchestrali e calde sonorità acustiche. “There Is Nothing In The Dark That Isn’t There In The Light” vede Smith ricongiungersi con il produttore Iain Archer, con cui ha già lavorato in passato al progetto Tired Pony di Peter Buck e Gary Lightbody. Attraverso le sue 10 canzoni, il disco passa dal fingerpicking sommesso alla Nick Drake (“Broken Time”) agli inni widescreen (“Life Is For Living”) e al luccichio notturno di “The Lights of New York City”. Con la chiusura di “Saturday”, alla fine rimane una sensazione di speranza, della forza che possiamo trovare gli uni negli altri e del fatto che quando l’oscurità finalmente si dissipa, la luce rivela ciò che è sempre stato lì.
MELODY’S ECHO CHAMBER – “Unclouded”
[Domino]
indie-pop, psichedelia
Nel suo quarto album, “Unclouded”, Melody’s Echo Chamber intraprende un nuovo capitolo che celebra la vita, un album che esalta il momento presente, qualunque sia la situazione in cui ci troviamo. C’è una continuità che attraversa il pop psichedelico di Melody’s Echo Chamber, risalente al suo album di debutto omonimo del 2012, ma ora arriva un rinnovamento del personale eseguito alla perfezione. L’impressionante cast di “Unclouded” include il maestro svedese Sven Wunder, che ha co-prodotto il disco e contribuito alla scrittura, apportando la sua tavolozza sonora unica alla ricca trama; Josefin Runsteen agli archi, che apporta la sua intelligenza avant-garde al quadro; Daniel Ögen dei Dina Ögon alla chitarra e Love Orsan al basso, che Melody descrive come “maestri del groove vellutato“; il batterista britannico Malcolm Catto, collaboratore di Madlib e DJ Shadow, nonché forza trainante dei The Heliocentrics; e il frequente collaboratore Reine Fiske, le cui parti di chitarra sono presenti in tutto il disco.
DEPECHE MODE – “Memento Mori: Mexico City”
[Columbia]
indie-rock, synth-pop
“Memento Mori: Mexico City” include un film concerto e un album live, entrambi registrati durante i loro tre concerti sold-out al Foro Sol di Città del Messico nel 2023 L’album live, che contiene più di 2 ore di musica, è disponibile separatamente in formato doppio CD e quadruplo vinile (4LP), insieme a quattro brani inediti registrati durante le sessioni dell’album “Memento Mori”. Il film concerto, diretto da Fernando Frías, intreccia le riprese degli show con elementi della cultura messicana legata alla morte e alla spiritualità.
THOMAS RAGGI – “Masquerade”
[RCA]
alt-rock
Thomas Raggi, chitarrista dei Måneskin, pubblica il suo primo album, ricco di collaborazioni, con Alex Kapranos, il batterista dei Red Hot Chili Peppers Chad Smith e altri. Intitolato “Masquerade”, il disco è stato prodotto da Tom Morello, che vi partecipa anche insieme a Nic Cester, Serge Pizzorno dei Kasabian, l’ex membro dei Guns N’ Roses Matt Sorum, il frontman degli Struts Luke Spiller e UPSAHL.
PIPPO POLLINA – “Fra Guerra e Pace”
[Jazzhaus Records / STORIEDINOTE]
cantautore
Il disco di Pippo Pollina si presenta come una dichiarazione politica, un monito poetico e un barlume di speranza in tempi turbolenti. Con una scrittura intensa e una musica ricca e diversificata, l’artista avvicina il pubblico alle storie e ai protagonisti dietro i titoli dei giornali, tra dolore, amore e speranza. I titoli delle canzoni e i loro testi ci mettono davanti a storie dure e a realtà spesso brutali. “La notte dei cristalli”, registrata insieme ai suoi due figli, il cantautore Faber e Madlaina Pollina, segna la prima volta in cui i tre si esibiscono in un brano insieme. “Free Palestina” dà invece voce a una terra ferita, priva di ricordi, di pane e di dignità, ma abitata da un coro di voci che continua a gridare alla sua libertà. Nonostante tutto, nei brani risuonano la speranza, l’amore e l’umanità, che emergono come un antidoto alla sofferenza. La canzone “Fra i petali del girasole” racconta la storia di un soldato ucraino in licenza che, pur segnato dalla guerra, continua a sognare una vita diversa lontano dal Donbas, perché la vita, dopotutto, custodisce ancora tanta bellezza. La versione fisica (il disco è disponibile solo in formato CD e vinile) è disponibile al seguente link: storiedinote.com
OLOF ARNALDS – “Spira”
[Bella Union]
folk, experimental
Con il suo nuovo album, “Spira”, Olof Arnalds ha ritrovato la gioia di scrivere canzoni. Per molti versi, l’album richiama il suo debutto: è interamente in islandese, gli arrangiamenti sono notevolmente essenziali rispetto ai suoi ultimi due dischi ed è stato registrato principalmente in singole riprese nella sala di controllo di Sundlaugin, proprio come “Vio og vio”. “Spira” è prodotto da Skuli Sverrisson, che contribuisce anche al basso e alla chitarra. Il suo curriculum mozzafiato include la direzione musicale per Laurie Anderson, registrazioni con i Blonde Redhead e collaborazioni con artisti come David Sylvian, Jon Hassell, Ryuichi Sakamoto, Bill Frisell e Arto Lindsay. Davio por Jonsson contribuisce al disco con il pianoforte e la chitarra, proprio come ha fatto durante il tour più intenso di Olof quasi quindici anni fa, quando i due hanno girato il mondo per mesi e mesi. Non c’è quasi nessun musicista jazz in Islanda con cui non abbia suonato, ma ultimamente è forse più conosciuto per la sua stretta collaborazione con Ragnar Kjartansson, uno degli artisti visivi più celebri di questo secolo.
INFINITE COLES – “SweetFaceKillah”
[Don’t Sleep/Pias]
R&B
Un disco che mescola R&B e rap e che viene descritto così da Coles: “Sono entusiasta di annunciare il mio album di debutto. È il culmine del mio percorso e non vedo l’ora di condividerlo con il mondo. Il brano “SweetFace Killah” è un alter ego, sono io che dico quello che penso senza aver paura di dire le cose che voglio dire. Ho sempre voluto fare rap e l’ho sempre fatto per scherzo con i miei amici, ma avevo sempre paura. “SweetFace Killah” nasce dai troll online che mi prendevano in giro a causa di mio padre. “Dad & I” è un messaggio a mio padre… ti perdono e ti voglio bene. Voglio ringraziare tutti i miei incredibili collaboratori Zach Witness, Robot Moonjuice, Ugly Worldwide, sono troppi per nominarli tutti, ma voi sapete chi siete. Vi voglio bene“.
TOMBSTONES IN THEIR EYES – “Under Dark Skies”
[Shore Dive Records]
indie-rock, psichedelia
Il gruppo rock psichedelico di Los Angeles Tombstones In Their Eyes è noto per i suoi ampi paesaggi sonori psichedelici. Queste esplorazioni sonore sono, per i cmponenti della band e per il leader John Treanor come una sessione di terapia cosmica, un viaggio subliminale immersivo, nonché un modo per affrontare l’ansia. “Under Dark Skies è essenzialmente una preghiera inviata per trovare una via d’uscita dall’oscurità dello spirito verso la luce“, dice Treanor. “Quando lo spirito è schiacciato, una rinascita è possibile, ma la via da seguire non è sempre ovvia. Mi sento fortunato ad avere uno sbocco creativo come la musica per affrontare il caos nella mia testa. Detto questo, combattere gli impulsi di autodistruzione con metodi dannosi per calmarsi non è ancora facile. Viviamo in un mondo difficile e duro, ma anche pieno di bellezza e gioia. Trovare la bellezza e la gioia è l’obiettivo. Sono consapevole di avere molti privilegi e non lo sottovaluto, ma i problemi di salute mentale non sembrano discriminare. Trovare forza e speranza è una pratica quotidiana che devo intraprendere e scrivere queste canzoni è uno dei tanti modi in cui riesco a far fronte alla situazione. Esprimendo e condividendo questi sentimenti, mi libero dal veleno e cerco il contatto con gli altri“.
HELLO COSMOS – “Come Out Tonight”
[Cosmic Glue]
indie-rock
Hello Cosmos si è affermato dieci anni fa come collettivo di creativi con una formazione in continua evoluzione. Guidato dal cantautore e bassista Ben Robinson, co-fondatore dei celebri festival Bluedot e Kendal Calling, tra i membri principali che hanno accompagnato il gruppo nel corso di questo decennio figurano anche suo fratello Simon Robinson, potente batterista, e l’inimitabile Angela Chan alla viola/sintetizzatori/voce, nota soprattutto per essere membro dei Lanterns on the Lake.
THE THE – “Odyssey”
[earMUSIC]
colonna sonora
“Odyssey” è la quinta colonna sonora composta da Matt Johnson. “Odyssey” è un thriller metafisico elegante e dall’umorismo nero, ambientato nell’ombra della crisi immobiliare londinese e nel mondo spietato dell’avidità, della dipendenza e della sopravvivenza. La colonna sonora comprende 19 brani inediti, tutti scritti e prodotti da Matt Johnson e registrati allo Studio Cinéola di Londra. Johnson ha suonato personalmente tutti gli strumenti, fondendo funk elettronico minimale, ritmi motorik e atmosfere inquietanti. Gillian Glover lo affianca alla voce nei brani “Unrequited” e “Live and Let Live”.
SILK DAISYS – “Silk Daisys”
[autoproduzione]
indie-rock, dream-pop
Seguiamo Karla Jean Davis e James Abercrombie già da un po’ e attendevamo con impazianza questo loro esordio, che conferma le ottime vibrazioni in ambito dream-pop/shoegaze. Se poi ci aggiungiamo che il tutto è stato masterizzato da Mark Gardener agli OX4 sound, beh, il disco diventa imperdibile.
DOVE ELLIS – “Blizzard”
[Black Butter / AMF Records]
Folk, indie-rock
Misterioso (perché non si concede affatto ai media) artista irlandese che fin dal primo singolo ha avuto comunque gli occhi puntati addosso, grazie anche alle date di apertura ai Geese. La sua voce ricorda tanto quella di due pesi massimi come Jeff Buckley e Thom Yorke e la musica è tanto evocativa quanto suggestiva, morbida e carezzevole, ma capace anche di farsi trascinante e altisonante. Una delle sorprese del 2025 arriva proprio a fine anno.
ANNA OF THE NORTH – “Girl In A Bottle”
[Play It Again Sam]
indie-pop
La cantautrice norvegese Anna of the North torna con il suo attesissimo nuovo album “Girl in a Bottle”. Introspettivo ma allo stesso tempo familiare, “Girl in a Bottle” è il racconto più personale di Anna of the North fino ad oggi. In otto brani intensi, l’artista cattura l’euforia di una nuova storia d’amore, la fragile fugacità dell’amore moderno e il dolore persistente quando tutto svanisce. Il tono malinconico di Anna è trascendente e, sebbene l’impronta sonora degli anni ’80 rimandi alla speranza e alla nostalgia, è smorzato da una naturale affinità con la tristezza.
SWANSEA SOUND – “All Is Calm”
[Skep Wax Records]
indie-rock
Negli ultimi tre anni gli Swansea Sound hanno pubblicato un singolo natalizio, e anche quest’anno non fanno eccezione, con due nuove canzoni. Le precedenti proposte si erano concretizzate in CD all’interno di biglietti di auguri. Ma questa volta, i due nuovi brani sono presentati in un album in vinile insieme alle sei canzoni precedenti, creando una colonna sonora perfetta per un Natale triste e rabbioso.
SEEMING – “The World”
[Artoffact]
post punk, darkwave
Il mondo non cambierà da solo, dice il quarto album dei Seeming. Risolutamente antifascista e incredibilmente melodico nonostante tutto, “The World” è un diario di collasso e sfida. Darkwave in una chiave nuova e urgente. Il pop post-gotico del disco è ricco di texture e insistente, meno incentrato sulla fuga che sulla definizione delle proprie strane condizioni di sopravvivenza.
JOANNA – “Hello Flower”
[New Feelings]
indie-rock
È il 1989. Gli Stone Roses dominano la scena indie e la stampa musicale. Gli Happy Mondays gettano le basi di quella che sarebbe diventata nota come l’era Madchester con esibizioni dal vivo caotiche. Tutti gli occhi sono puntati sulla culla della rivoluzione industriale. Lungo la East Lancs Road, nel cuore industriale tra Manchester e Liverpool, caratterizzato da accenti dal forte accento locale, quattro giovani musicisti si incontrano e formano la nuova band che attirerà l’attenzione della scena, i Joanna. Ogni brano di “Hello Flower” è stato realizzato nella sala prove del Pentagon, una fusione di indie rock dal sound aggressivo con ritmi funk di basso e riff di chitarra graffianti che si avvolgono in una spirale infinita. Con una chiara influenza anni Sessanta, Joanna erano irresistibilmente ballabili. Riascoltandola oggi, la loro musica (questo disco è l’esordio, mai uscito, datato 1990 che finalmente trova una stampa) evoca fantasie di festeggiamenti acidi all’Hacienda, dove il ritornello è secondario rispetto al groove e all’atteggiamento.
MINIMAL – “Caveau EP”
[Maionese Project]
indie-pop
Un disco prodotto e arrangiato da Minimal e Diego Ruco, composto da varie tracce scritte nell’arco temporale tra il 2020 e il 2025 che sperimenta i diversi linguaggi del pop contemporaneo con versatilità e un approccio “indie”. Il caveau è semplicemente lo studio di produzione e registrazione dove è nato tutto, in cui le canzoni e le storie degli autori diventano oro e ricchezze. “Annientare tutti i problemi della vita per rilassarsi nel picco più alto della propria felicità, facendosi inglobare dall’oro musicale di questo magico Scrigno. Saper dormire in pace nel proprio caveau, vale quanto un bel parbleau, vale quanto un buon chapeau“.
MANDURIA – “Bite Me EP”
[Wild Honey Records]
garage-rock
Un rituale noise garage/rock’n’roll selvaggio, ipnotico e impossibile da sfuggire. Più che un semplice progetto solista, Manduria si erge come uno dei nuovi portabandiera della rinata scena milanese, dove DJ set notturni nei bar, concerti in gallerie d’arte in edifici semi-abbandonati e stravaganti personaggi della settimana della moda si fondono in un unico febbrile underground. In parole povere: non ti limiti ad ascoltare Manduria, vieni trascinato a capofitto nella sua tana del bianconiglio intrisa di fuzz. “Bite Me” è il primo tuffo completo di Manduria nel mondo che si è ritagliato negli angoli di cemento di Milano: un mondo di devozione distorta, ripetizioni ipnotiche e rituali garage-noise che sembrano per metà caotici e per metà posseduti. Dal primo colpo confuso all’ultimo loop a spirale, l’album ti trascina in un underground febbrile: feste in cantina dietro bar chiusi, mostre d’arte allestite tra palazzi fatiscenti, raduni notturni dove fashionisti, punk e strambi notturni si confondono in un unico battito che coinvolge tutta la città.
NICK THE FREAK – “Il Rumore della Città – Vol. 1 EP”
[Trulletto Records]
glam-rock-funk
Nick The Freak è un musicista, chitarrista e cantautore pugliese con un percorso solido e indipendente alle spalle. Dopo gli esordi con i Modaxì nel 2000 e alcune collaborazioni con Caparezza, le esperienze in giro per l’Europa con il r’n’r / blues dei The Good Ole Boys e il progetto ska / reggae B.U.M. – Bari Upbeat Movement, Nick ha sviluppato un personale linguaggio musicale che intreccia rock, funk e reggae, capace di trasformare le storie della sua città, Bari, in canzoni. Così nel 2013 dà vita al suo progetto solista, con cui pubblica nel 2019 l’album “Il disco vecchio”, completamente autoprodotto, che fa da apripista al nuovo doppio album “Il Rumore della Città – Vol. 1 e Vol. 2″, in uscita per l’etichetta indipendente pugliese Trulletto Records. “Il Rumore della Città” è un album di 11 brani, diviso in due Volumi, che racconta le dinamiche e le atmosfere urbane in cui il cantautore vive: da un lato la voglia di fuggire da una città tossica e dall’altro il legame imprescindibile con la terra di appartenenza e la propria gente. Testi ironici, taglienti e di denuncia si nascondono nella spensieratezza electro funk e nella malinconia blues rock.
LEMONDAZE – “Subtext EP”
[Venn Records]
indie-rock, shoegaze
L’ EP rappresenta una rivitalizzata incarnazione dei Lemondaze, segnando il loro primo lavoro dopo l’emozionante ma grezzo EP di debutto del 2021 “Celestial Bodies”. Negli anni successivi, i Lemondaze hanno silenziosamente plasmato la loro identità nell’ombra attraverso costanti esibizioni dal vivo, sperimentazioni sonore e un profondo legame con i propri valori. La loro musica fonde ferocia e fluidità, solitudine e rumore autentico, e la firma con la Venn Records segna una chiara dichiarazione d’intenti, entrando a far parte di un’etichetta nota per aver lanciato alcuni degli artisti punk, hardcore e alt-rock più all’avanguardia del Regno Unito, tra cui High Vis, Meryl Streek e Bob Vylan. Con un sound radicato nello shoegaze e nel post-rock, ma senza paura del breakbeat, del grunge o delle strutture pop, si sono guadagnati gli elogi di leggende come Miki Berenyi (Lush) e Andy Bell (Ride) e hanno condiviso il palco con Ride, bdrmm, Just Mustard, deathcrash, Fat Dog e altri.