Antonio Ravalli, già citato in giudizio per falso dalla Procura, sotto accusa anche per reati paesaggistici. La difesa: “Siamo fiduciosi, faremo valere le nostre ragioni”
Bergamo. No, il premio per l’ampliamento dell’Accademia Carrara non deve essere proprio “andato giù” al conte Piero Piccinelli. Dopo il riconoscimento all’architetto Antonio Ravalli per il “miglior edificio del triennio”, il conte ha deciso di sfoderare l’artiglieria pesante. Lo scorso 30 ottobre – coincidenza, il giorno dopo la premiazione – l’avvocato Rocco Gargano, legale del nobile bergamasco, ha convocato la stampa per rendere pubblica la citazione a giudizio del professionista ferrarese, proprio a seguito di un esposto firmato dal conte in persona. Uno dei tre presentati in procura, dove si ipotizzano falso ideologico e reati paesaggistici collegati a presunti abusi edilizi.
Ricapitolando: il conte Piccinelli è comproprietario insieme al figlio dell’omonimo palazzo di fronte alla pinacoteca. Un vicino di casa molto attento alle vicende della Carrara: “sempre sul pezzo” per gli estimatori, un “umarell seriale” secondo i detrattori. Il primo procedimento, con udienza fissata il prossimo 8 maggio, riguarda i rendering del nuovo camminamento esterno inaugurato a settembre insieme ai giardini dell’Accademia. Un intervento da 2,8 milioni di euro per collegare i piani del museo e permettere ai visitatori di uscire senza rifare il percorso al contrario. Secondo l’esposto, la struttura appare più invasiva rispetto alle simulazioni, con facciate e finestre parzialmente coperte. Ipotesi raccolte dalla Procura, che contesta i rendering non conformi presentati da Ravalli e la certificazione di compatibilità paesaggistica ottenuta sulla base di quei rendering, giudicati appunto fasulli.
Ora spunta un altro processo, con prima udienza il 4 novembre 2026. Un procedimento scaturito da un altro esposto che evidenzia nuove presunte irregolarità. I consulenti tecnici “assoldati” dal conte denunciano difformità tra i progetti autorizzati e le opere realizzate: sul prospetto ovest del museo sarebbero state chiuse una finestra e tre lunette senza autorizzazione; le nuove coperture risulterebbero più alte dei disegni approvati; le terrazze della caffetteria, al posto del previsto “giardino minerale”, sarebbero state realizzate in calcestruzzo architettonico invece che naturale e drenante. Per il conte Piccinelli non sono quisquilie. Il nobile ricorda che l’area è sottoposta a vincolo paesaggistico e di tutela ambientale. Le differenze tra progetto e realizzazione, si legge nell’esposto, configurerebbero una “grave lesione al patrimonio culturale” e una violazione delle norme edilizie che “ogni altro residente – si sottolinea – è tenuto a rispettare scrupolosamente, anche per interventi minimi”.
In entrambi i procedimenti l’architetto Ravalli, difeso dagli avvocati Andrea Locatelli e Riccardo Bonetti, può contare su un precedente quantomeno favorevole: il rigetto del decreto penale richiesto dal pubblico ministero (un provvedimento con cui il giudice condanna un imputato a una pena pecuniaria per reati di lieve gravità, senza andare a dibattimento). Precedenti che, se non altro, lasciano ben sperare la difesa, che si dice “sorpresa” nel venire a conoscenza di un altro decreto di citazione a giudizio dalla stampa e non dall’autorità giudiziaria, “da cui – spiegano gli avvocati – non è pervenuta ad oggi alcuna notifica”.
Piccinelli tira le orecchie anche all’amministrazione comunale: il confronto effettuato dai ‘suoi’ tecnici tra lo stato reale dei luoghi e i progetti approvati ha evidenziato “difformità evidenti e immediatamente riconoscibili”, contrariamente a quanto dichiarato dagli assessori del Comune di Bergamo, Sergio Gandi e Ferruccio Rota, in risposta a un’interrogazione presentata dalla minoranza il 20 settembre 2024. A proposito: qualche giorno fa, la lista civica Pezzotta ha presentato un ordine del giorno urgente alla maggioranza. Oggetto: il rinvio a giudizio per falso ideologico dell’architetto con richiesta di chiarimenti all’amministrazione. Vista l’esistenza di un secondo processo, chissà che non ne arrivino presto degli altri.
Ad ogni modo, gli esposti sulla scrivania dei magistrati sono tre. Da quanto si apprende, l’ultimo non cambia sostanzialmente l’impianto delle accuse, “ma lo consolida con misurazioni oggettive, nuove tavole comparative, giungendo a chiedere espressamente che la Procura valuti le responsabilità penali per reati edilizi e paesaggistici e l’adozione di misure di demolizione e ripristino”.