Nella Helsinki degli anni Trenta, sospinta da un clima di rinnovamento intellettuale e dall’affermazione del funzionalismo nordico, un quartetto radicale – la coppia di architetti Alvar e Aino Aalto, la mecenate Maire Gullichsen e lo storico d’arte Nils-Gustav Hahl – diede avvio a un progetto destinato a lasciare un segno duraturo. Nell’ottobre del 1935 nacque così Artek, un’impresa che già nel nome dichiarava la propria ambizione di coniugare arte e tecnica, guardando al design come territorio di ricerca condivisa. A novant’anni di distanza, ricordiamo la forza di quell’intuizione che ha fatto del realismo dei sensi e della qualità concreta dell’esperienza il suo universo progettuale. In occasione di questa ricorrenza Marianne Goebl, Managin Director di Artek racconta: «la scelta è stata quella di celebrare l’anniversario in modo differente a seconda del paese. Abbiamo voluto omaggiare il legame di Artek con ogni specifico territorio».
«Non voglio parlare di un viaggio in particolare, perché nella mia anima c’è sempre un viaggio in Italia. Forse un viaggio fatto in passato che continua a tornare nella mia memoria, un viaggio che sto facendo, o forse un viaggio che farò. Un viaggio del genere è forse una condicio sine qua non per il mio lavoro di architetto»
Alvar Aalto in Casabella (1954)

Foto: Courtesy Artek- Master Collage Artek in onore dei 90 anni
Così ci siamo trovati a Riola. Il piccolo comune di Vergato in provincia di Bologna, dove tra le sorgenti del fiume Reno e i colli dell’Appennino sorge l’unica opera di Aalto in Italia. La Chiesa di Santa Maria Assunta è ciò che per antonomasia si definisce un unicum, infatti, attorno alla sua costruzione si intrecciano vicende storiche, personali e sociali che conferiscono all’architettura un carattere auratico. Nata dal desiderio del Cardinale Giacomo Lercaro di dare forma a un rinnovamento ispirato al Concilio Vaticano II, la chiesa è testimonianza diretta della valenza liturgica che l’architettura ecclesiastica assume. Lercaro immaginava uno spazio capace di mettere al centro la comunità: ambienti essenziali, chiari, privi di sovrastrutture. Da qui la progettazione di una chiesa che, senza forzature, si radica nel paesaggio, in continuità con quella natura e quei materiali di cui diventa una forma di sacralità stanziale.

La chiesa di Santa Maria Assunta oggi
Ma come si arriva all’incontro con Aalto? Il Cardinale Lercaro, infatti, non è un modernista né un conoscitore dell’architettura contemporanea. A spingerlo verso un nuovo linguaggio è soprattutto l’esperienza pastorale: nelle chiese ottocentesche percepisce la distanza fisica e simbolica tra celebrante e assemblea, la fatica di creare uno spazio realmente condiviso. Questa esigenza matura ancor prima del Concilio e prepara il terreno a un cambiamento più profondo. Il passo decisivo avviene nel 1955, quando a Palazzo Strozzi è allestita una mostra dedicata ad Alvar Aalto. Attorno a quell’occasione si mobilita un nucleo decisivo di figure: Glauco Gresleri e Giorgio Trebbi dell’Ufficio Nuove Chiese, l’architetto Federico Marconi – che seguirà il progetto da vicino– e Leonardo Mosso, curatore della mostra e interlocutore privilegiato di Aalto in Italia. Sono loro a costruire il contatto, a presentare al Maestro la visione di Lercaro e a garantirgli, dopo molte promesse disattese ricevute nel Paese, che l’incarico sarebbe stato portato a compimento. Aalto accetta.

Il piazzale esterno della Chiesa di Santa Maria Assunta
Iniziata nel 1976 e inaugurata nel 1978 – quando né Lercaro né Alvar Aalto erano più in vita – la chiesa rimane incompiuta soltanto nei muraglioni che avrebbero dovuto connetterla al corso del fiume. Dopo la scomparsa del maestro, Ferdinando Forlani e la presenza vigile di Elissa Aalto preservano l’impronta originaria, assicurando continuità al progetto nato da quel primo gesto tracciato accanto al fiume. Le linee nette, i volumi calibrati e la luce – vera protagonista dello spazio – convergono verso l’altare, fulcro della liturgia. Il neoempirismo nordico di Aalto c’è tutto ed è inconfondibile: dalla luce, naturale, filtrata e mutevole, all’essenzialità costruttiva, fino agli shed scultorei che scanditi dalla luce diventano una vera e propria ossatura architettonica. Un lavoro unico, che guarda alle precedenti architetture sacre – come la Chiesa di Seinäjoki, dalla quale riprende l’idea della piazza chiusa – ma che considera con consapevolezza il contesto cattolico: Aalto sa che non sta operando nel consueto ambito protestante.
Ilenia Carlesimo
14 Dicembre 2023
Oltre alle vicende storiche, la storia della Chiesa di Santa Maria Assunta porta con sé il racconto di una comunità fortemente legata alla sua terra. Su questo punto, Lorenzo Gresleri, figlio dell’architetto Glauco Gresleri, racconta: «Il giorno dell’arrivo di Aalto a Riola tutta la comunità fu convocata all’incrocio principale, ognuno con una piccola bandiera finlandese in mano. Attesero per ore, non soltanto per l’arrivo del “grande architetto” – che in realtà nessuno lì conosceva – ma perché erano entusiasti che un luogo così periferico fosse finalmente riconosciuto dall’arcidiocesi». Prosegue Gresleri: «Sei giorni dopo, allo studio di Helsinki del maestro giunse una scatola enorme, pesantissima, riempita di tutto ciò che la comunità aveva raccolto, pietre, rocce, foglie e cortecce dell’Appennino. Non un campionario da replicare, piuttosto, un insieme di “oggetti a reazione poetica”. Insomma, un dono che lasciasse al maestro la libertà di trarne ciò che voleva ma che nel contempo metteva a sua disposizione l’intero Appennino».

Foto di Archivi A.Alto Italia C.S.M.A.- Fondo Architetto Glauco Gresleri – La comunità di Riola attende l’arrivo dell’architetto Alvar Aalto
Oggi Lorenzo Gresleri, Presidente dell’Associazione “Glauco Gresleri e i Maestri dell’Architettura”, lavora alla tutela e alla valorizzazione scientifica della Chiesa di Riola insieme ad Alessandra Cattaneo (Docente presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo), Leila Signorelli e Marco Pretelli (Docenti presso l’Alma Mater Studiorum Università di Bologna), con l’intento di far vivere il patrimonio culturale di Aalto e di restituire ad esso centralità nel dialogo tra cultura italiana e finlandese.
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