Cos’è successo con il canto?
«Il canto è sempre stato il mio primo sogno: quando ero giovane volevo cantare, fare i miei concerti, essere un’artista. Quando, però, ho conosciuto meglio l’ambiente mi sono detta che forse è meglio investire le energie dove il terreno non è arido».
Cosa le ha fatto pensare che il terreno fosse arido?
«Un concatenamento di fattori diversi. Ero reduce dagli anni fortunatissimi di Violetta, il tour mondiale, il grandissimo pubblico e, molto ingenuamente, ho pensato che staccandomi da quel progetto – mi sono ritirata prima che finisse – le cose sarebbe andate sempre alla grande, ma non è stato così».
Cosa è successo?
«Ho fatto fatica a riempire i teatri, per esempio: è stato un periodo molto duro specialmente perché dal boom di Violetta mi sono ritrovata sul palco da sola, in un contesto completamente diverso e gestita anche dalla persona sbagliata. Nel frattempo è arrivato l’italiano, la conduzione, e piano piano è stato più facile lasciare che il canto rimanesse una grande passione, buttandomi a capofitto nelle cose bellissime che mi sono arrivate».
Le manca cantare oggi a livello professionale?
«No: sono stata incazzata con la musica per tanti anni e mi sono riappacificata quest’anno, la scorsa primavera, quando ho deciso di riprendere le lezioni di canto. Oggi canto per il mio diletto, e questo mi sta permettendo di riavvicinarmi a quest’arte con il sogno non di calcare i grandi palchi ma di andare in giro per i locali underground di Milano con la mia piccola band».
In quel periodo di inquietudine in cui si chiedeva se avrebbe continuato a fare questo lavoro, cosa le metteva il dubbio?
«Il fatto che il lavoro sia iniziato a calare. In questi anni è arrivato mio figlio, una pandemia e, poi, dopo sette anni si è chiusa l’esperienza bellissima di Italia’s Got Talent che ha pensato, giustamente, di apportare dei cambiamenti. Dopo aver lavorato così tanto e così bene per tanti anni ho sentito un rallentamento e mi sono spaventata. Adesso, però, sono contentissima: ho ripreso le mie passioni in mano e sento di essere più autonoma perché mio figlio Teo è più grande».
Pensa che dedicarsi a Teo e alla sua famiglia abbia inciso sul rallentamento del suo lavoro?
«La giostra gira: che tu ci stia sopra, vicino o sotto, lei continua a girare. Qualcuno una volta mi ha detto però che l’importante è non allontanarsi mai dalla giostra perché, anche c’è la coda, a un certo punto la tua perseveranza verrà premiata e riuscirai a salirci».