Francisco Mancebo sarà uno dei corridori più anziani in attività nel corso della stagione ormai alle porte. Lo spagnolo classe 1976 farà parte dell’organico della Continental cinese Pingtan International Tourism Island, ennesima tappa di un percorso agonistico che lo ha portato in tanti angoli del mondo ciclistico. La carriera di Mancebo è iniziata nel 1998 con quella che allora era la Banesto e ha vissuto tanti momenti importanti: fra questi il terzo posto ottenuto alla Vuelta a España 2004 e il quarto posto nella classifica finale al Tour de France 2005.
Il panorama sportivo di Mancebo cambiò radicalmente nel 2006, quando era in forza all’allora Ag2R Prevoyance e quando il suo nome finì fra quelli coinvolti nella Operacón Puerto. Su di lui non vennero mai formulate accuse dettagliate; nel 2007, però, la sua squadra di allora, la Relax-Gam, non lo portò alla Vuelta a España e da quel momento iniziò il lunghissimo viaggio intorno al mondo, lontano però dalla scena professionistica di Mancebo.
“Sono passati così tanti anni ormai – le parole di Mancebo in un’intervista concessa a Domestique – All’epoca fu dura, anche perché non ci furono squalifiche, ma l’UCI faceva pressione perché non venisse data la possibilità di correre, a me e ad alcuni altri. È l’ipocrisia del ciclismo, ci sono tante persone che erano nell’ambiente allora e che lo sono ancora adesso. È cambiato poco. Ma adesso la vedo semplicemente come un qualcosa che mi è capitato”.
Lo spagnolo ripensa a quello che accadde negli ormai lontani Anni Zero: “Se sia stata un’ingiustizia o meno, dipende dalla persona a cui lo chiedi. Alcuni sono stati puniti e sono tornati nel ciclismo. Altri sono stati puniti e non sono più tornati. Altri ancora, com’è nel mio caso, non stati puniti ma non hanno neanche potuto tornare. Per il 2012 stavo parlando con la Movistar per unirmi a loro, sembrava che tutti fossero d’accordo, ma all’ultimo minuto Eusebio Unzué ha deciso di non andare avanti. Ha usato gli sponsor come motivazione e non saprò mai se era una cosa vera o meno. Quella, comunque, è stata l’ultima volta che ho cercato di rientrare fra i professionisti”.
Nel percorso di Mancebo c’è stata anche l’esperienza alla Rock Racing, squadra statunintese, creata da Michael Ball, durata quasi tre anni e da cui sono passati anche Óscar Sevilla, Santiago Botero, Tyler Hamilton e persino Mario Cipollini: “Ball era un tipo abbastanza matto. Aveva un sacco di soldi, o almeno sembrava li avesse. La sua follia poi ha portato con sé la squadra. Era tutto molto stravagante, ma la squadra era gestita in maniera molto professionale dal punto di vista sportivo da Rudy Pevenage e Lorenzo Lapage. Avevamo un gran bel calendario, sia negli Stati Uniti che in Europa e quello è stato il periodo in cui mi sono più divertito. E arrivò anche qualche bel risultato”.
Dal 2014 in poi Mancebo è stato un assiduo frequentatore delle gare più recondite del calendario internazionale, riuscendo a lasciare sempre qualche segno. Lultimo di questi è arrivato in Mauritania giusto qualche mese fa, quando lo spagnolo ha vinto la prima tappa del Tour du Sahel 2025: “In quella corsa segui una carovana di automobili – racconta Mancebo – A un certo punto le auto si fermano, qualcuno disegna una linea bianca sulla strada e ti dicono ‘ok, si parte da qui’. Ed è tutto quello che sai della tappa. Quella che vinto era di 100 chilometri, tutta diritta. E per qualche motivo, ogni giorno si partiva sempre più tardi. Non puoi dare niente per scontato. Tutto molto strano, ma anche divertente, in un certo modo”.
Nuove avventure attendono il corridore spagnolo: “Spero di continuare fino ai 60 anni – sorride Mancebo – No, non ho una data in mente, ma mi piacerebbe continuare finché riesco. So che è complicato, certamente. Ma, in ogni caso, spero di far bene quest’anno e di riuscire a essere in gruppo anche nel 2027. Almeno, è come la vedo in questo momento; poi, alla fine, saranno le mie gambe a decidere“.
