Il magnifico live di Nick Cave & The Bad Seeds, portato in tutto il mondo a partire dal 2024 e che nel 2026 sarà nuovamente in Italia (Lido di Camaiore) è stato congelato nell’album “Live God”, un’eccezionale testimonianza della capacità artistica di questo gruppo, che esce oggi 5 dicembre 2025.
Un vero e proprio poema musicale, che cattura l’ascoltatore proiettandolo in un mondo a volte surreale, a volte drammatico, talvolta malinconico e con uno sguardo al passato, altre volte denso di speranza per il futuro. L’album, che è la registrazione dei live, include pezzi provenienti dagli album precedenti del gruppo, dai più recenti come “Wild God” e “Carnage” fino ai più lontani nel tempo come “The Boatman’s Call”, tutti meravigliosamente eseguiti dal vivo.
È possibile così per l’ascoltatore che non abbia assistito al live apprezzare comunque la forza ipnotica dello show, la disperazione, le ossessioni, ma anche l’ansia di redenzione che traspare da questi pezzi. Un album che fa comprendere come la musica live abbia una potenza trascendente, la capacità di suscitare emozioni in modo ben più immediato rispetto alle registrazioni in studio. È la documentazione di quello che lo stesso Nick Cave ha definito un “un antidoto alla disperazione“, che immortala quella che è una fase particolare della carriera di questo magnifico artista dopo gli anni tragici segnati dalla perdita di due figli e la conseguente ricerca di una qualche forma di redenzione attraverso la musica. Nick Cave è ben più che un musicista, è un vero e proprio poeta nei cui lavori si possono ben rinvenire reminiscenze dei grandi classici della letteratura e della poesia, fra i quali Edgar Allan Poe e Jorge Luis Borges.
Pezzi come Wild God, con quel dio umano e vulnerabile, vecchio e malato, che muore piange e canta, che vola attraverso il mondo reale immergendo le mani nelle sofferenze umane, come la divinità immanente alla quale pensava Friedrich Nietzsche in “Also Sprach Zarathustra”, sono magistrali. Paradossalmente il fatto che “Live God” sia costruito per lo più utilizzando pezzi non particolarmente memorabili conferma la forza propulsiva di Nick Cave, che è sicuramente uno dei più grandi performer viventi, e la sua capacità di migliorare drammaticamente il materiale sonoro grazie alla performance dal vivo. Riguardevoli alcuni pezzi come Frogs, il pezzo di apertura, così come From Her to Eternity, catartico con quell’accompagnamento martellante e ossessivo, iniziato dal pianoforte e poi proseguito dal basso e la conclusione mordace, possente e apocalittica.
Lento e dall’incedere particolare Conversion, magistralmente costruito per le sonorità grazie ai musicisti di altissimo livello che suonano con Nick Cave, primo fra tutti Warren Ellis. Rimane impresso White Elephant, con il tessuto musicale maestoso che viene letteralmente traforato dalla voce bassa di Nick Cave, un pezzo che dopo una lunga introduzione cambia totalmente diventando una sorta di gospel. Molto lento, malinconico, delicato, l’ultimo pezzo As the Waters Cover The Sea, chiusura perfetta di tutto il lavoro.
“Live God” è l’album della trasformazione, quello che porta l’ascoltatore ad apprezzare come la tristezza, che tutti noi in un momento o l’altro della vita proviamo, possa sublimarsi passando per l’accettazione consapevole.
Un capolavoro non solo di musica, ma di poesia.