La data da cerchiare è il 21 dicembre, quasi alla vigilia di Natale. È quella la giornata in cui, come ha reso noto la Filctem Cgil Milano, scadrà il termine per la nuova procedura di licenziamento collettivo che il Gruppo Aeffe – che controlla storici marchi della moda italiana come Moschino e Alberta Ferretti – ha avviato a ottobre 2025. Una crisi che interessa anche la città di Milano.
Crisi Aeffe: 221 lavoratori a rischio
La procedura interessa 221 lavoratrici e lavoratori su un totale di 540, con un impatto ancora non definito tra le sedi di Milano e San Giovanni in Marignano (Rimini).
Nelle sedi milanesi di via San Gregorio e via Donizetti ad oggi sono al lavoro circa 120 dipendenti, dopo le uscite incentivate registrate tra marzo e giugno 2025. “Qui operano gli showroom e le principali funzioni creative e commerciali del gruppo, che continuano a preparare campagne vendita ed eventi in un clima sempre più caratterizzato da incertezza e tensione” spiegano i sindacati.
Ricavi in calo del 30%: i numeri
A confermare la gravità della situazione sono i numeri. Il bilancio semestrale 2025 registra ricavi per circa 100 milioni di euro, con un ulteriore -27,8% rispetto al 2024, che già si era chiuso con un calo del 21%. Di fronte alla seconda procedura di licenziamento in meno di un anno – dopo l’accordo del dicembre 2024 sulla cassa integrazione straordinaria per crisi – la Filctem CGIL ha richiesto e ottenuto un confronto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e presso il Ministero del Lavoro, con l’obiettivo di riportare all’attenzione delle istituzioni la natura strutturale della crisi che da circa due anni attraversa il gruppo.
I sindacati: “Priorità salvare i posti di lavoro”
Nei due incontri del 1° e 2 dicembre, alla presenza dell’azienda, i ministeri hanno manifestato disponibilità a individuare soluzioni alternative ai licenziamenti attraverso: possibili ammortizzatori sociali in deroga; supporto nella ricerca di partner industriali; nuovi investimenti, anche tramite il Fondo di salvaguardia.
I sindacati però chiedono “una maggiore assunzione di responsabilità da parte dell’azienda, affinché si evitino licenziamenti a ridosso delle festività natalizie”. Il prossimo appuntamento al tavolo di crisi del Mimit, fissato per il 21 gennaio, sarà decisivo: l’azienda dovrà presentare un piano concreto di risanamento e rilancio, aprendo a percorsi negoziali che garantiscano le massime tutele per chi lavora: sia per chi resterà, sia per chi dovesse essere coinvolto in eventuali uscite.
“La nostra priorità è la salvaguardia dei posti di lavoro e la difesa di due marchi simbolo del made in Italy, inseriti in un settore già duramente colpito da ripetute crisi” hanno concluso dai sindacati.