La cosa bella de Il rapimento di Arabella è il saper riconoscere dentro e dietro il film le sue creatrice. Colei che lo ha diretto e scritto, Carolina Cavalli, di ritorno alla Mostra di Venezia in concorso ad Orizzonti con il suo secondo film, dopo aver già presentato nella stessa sezione la sua opera di debutto nel 2022 Amanda. E poi Benedetta Porcaroli, che del film d’esordio dell’autrice italiana, originaria di Milano, ne era la protagonista. Esattamente come lo è nel ruolo di Holly in questo secondo lavoro insieme, dove l’attrice interpreta una giovane che è convinta di aver scovato in una bambina la se stessa di quando era piccola finendo per rapirla.
Il rapimento di Arabella e l’incontro con se stessi
Due anime artistiche che si fondono insieme per un’unica sinergia: Cavalli ha trovato in Porcaroli il suo doppio, la sua emanazione in forma cinematografica. Non perché le personagge impersonate dall’attrice debbano per forza essere estensione o descrizione della personalità della regista e sceneggiatrice, ma perché ci restituiscono un mondo che è quello artistico in cui la cineasta sguizza e in cui è facile riconoscerla in mezzo a tanti debutti e tanti titoli italiani. Il rapimento di Arabella, di fatti, non sembra un corpo unico, staccato dal titolo che lo ha preceduto. Eppure non ne è neanche un seguito, non un sequel per raccontare il proseguimento e la crescita del carattere e delle idiosincrasie della protagonista. La quale però, allo stesso tempo, non sarebbe difficile immaginare come uguale seppur in un universo differente come quello de Il rapimento di Arabella, lontano da Amanda ma comunque vicino per affinità elettive ed emotive, pur più amaro e malinconico.
Una sorta di variante al femminile di Michele Apicella, che cambia però non solo il setting della propria storia, ma anche il nome. Come se sì, in Amanda e Il rapimento di Arabella ci fosse lo stesso personaggio ma non fosse lo stesso personaggio. Come fosse immersa in storie diverse ma con sensibilità analoghe, che fanno delle protagoniste di Porcaroli un’unica grande propagazione di una sola anima. Sono il vascello che Cavalli usa per addentrarsi nel proprio regno e farcelo scorgere attraverso gli occhi di Amanda/Holly/Porcaroli. La protagonista de Il rapimento di Arabella, in fondo, è proprio dagli occhi che crede di aver riconosciuto se stessa quando era più piccola. Che si convince di trovarsi di fronte ad una versione di quando le cose andavano bene e potevano, se fosse riuscita a riconnettersi con quella sua parte fanciullesca, tornare come erano prima.