A quattro anni dal
lancio della quarta generazione, è arrivata la nuova A7 V, una messa a punto
ambiziosa della più popolare delle mirrorless Full Frame di Sony.
La A7 è la macchina
che più di tutte le altre ha spianato la strada al dominio delle mirrorless,
uscita in tempi in cui la fotografia che contava era solo reflex e nelle reflex
contavano di fatto quasi solo Nikon e Canon.
Nei giorni scorsi
abbiamo dato notizia dell’annuncio del nuovo modello e delle sue
caratteristiche: rimandiamo a quell’articolo per un approfondimento.
Abbiamo poi avuto la
possibilità di avere per un’ora uno dei primissimi esemplari della A7 V in uno
studio milanese in cui provare qualche funzione e catturare i primi scatti, in
attesa della possibilità di fare una prova più strutturata. Ecco qui qualche
immagine e le nostre prime sensazioni d’uso.
Entry level si fa
per dire: sono tante le funzioni “rubate” dai modelli superiori
La nuova Sony A7 V raccoglie l’eredità della
fortunatissima A7 IV e la spinge in avanti con un insieme di miglioramenti che
rendono le iterazioni precedenti molto più “vecchie”. La risoluzione
di 33 megapixel non cambia ma il sensore è tutto nuovo: si tratta di un CMOS
Exmor RS “parzialmente stacked, quindi
con circuiti ad alta velocità montati sopra e sotto lo strato di rilevamento:
questo permette una lettura dei dati del sensore molto più rapida che consente
prestazioni mai viste prima su una A7.
A supportare questa
velocità c’è un nuovo processore di immagine, il BIONZ XR2, che integra l’unità
di elaborazione AI, aprendo a funzioni di autofocus e tracking profondamente
migliorati con riconoscimento intelligente di soggetti (persone, animali, veicoli,
ecc.).

Il risultato: beh, una versatlità ancora più ampia. Infatti questa A7 V,
anche solo scorrendone le caratteristiche tecniche, si presenta come la più
“general purpose” delle mirrorless Sony: pur con un prezzo di lancio
quasi confermato rispetto alla generazione precedente (un paio di centinaia di
euro in più), alle qualità note della linea A7 si aggiunge la preziosa capacità
di fare raffiche fino a 30 scatti al secondo a pieno formato e piena
risoluzione, in JPG e RAW. Il che apre dello spazio alla A7 V anche per la foto
sportiva e d’azione, che nelle generazioni precedenti era un po’ tirata.
All’impugnatura,
sembra di trovarsi di fronte alla sorella più risoluta, la A7R V che ha segnato
un nuovo corso nella gamma A7 inserendo l’autofocus potenziato
dall’intelligenza artificiale (che ora si ritrova anche qui). La macchina è un
po’ più spessa, il grip più pronunciato e quindi meglio impugnabile. Ma qualche
millimetro e 40 grammi di peso in più si giustificano facilmente, per esempio
con il sistema di raffreddamento in grafite a forma di sigma che permette
riprese video 4K prolungate (90 minuti, non abbiamo ovviamente avuto tempo di
verificarlo nell’ora di prova) e con le porte in dotazione (doppia USB-C per
ricarica e trasferimento dati in contemporanea, HDMI a dimensione piena). Gli
slot di memoria sono due, uno dei quali “combo” CFE/SD.
Il mirino mantiene
la stessa risoluzione della A7 IV (questo aspetto poteva essere migliorato) ma
debutta un nuovo monitor posteriore multi-angolo da 3,2″ e 2,09 milioni di
punti, molto più definito del 3,0″ da 1,04 milioni della A7 IV e più versatile
nelle inquadrature.
Passando
all’autofocus, il salto generazionale è evidente: la A7 IV si fermava al
riconoscimento di persone, animali e uccelli, mentre la A7 V estende le
capacità dell’AI a insetti, auto, treni, aeroplani e alla gestione automatica
della tipologia di soggetto, accompagnata dal nuovo algoritmo Real-time Recognition AF, più rapido e più
affidabile del precedente Real-time Eye AF.
È rinnovato anche il
processore: si passa da una coppia di BIONZ XR a un solo e più evoluto BIONZ
XR2 che porta con se anche un evidente risparmio energetico, pur con
prestazioni decisamente migliori. Infatti l’autonomia passa da 520 a 630 scatti in standard CIPA tramite mirino
oculare, arrivando addirittura a 750 nello scatto da display. Anche in questo
caso non abbiamo per ora una controprova concreta, ma siamo certi che scattando
con l’otturatore elettronico e a raffica, come abbiamo fatto in molti casi, sia
facile superare ampiamente i 750 scatti previsti dalle specifiche.
Nel video il passo
avanti è altrettanto netto: la A7 IV si fermava al 4K fino a 60p in modalità
Super 35, mentre la A7 V registra 4K a 100/120p
in Super 35 e 4K60p in full frame. C’è anche una modalità 4K 60p che riempie
quasi tutto il sensore (c’è un leggero crop) ma permette di avere una cattura
primaria a 7K pixel-by-pixel (quindi senza pixel binning) per poi ottenere un
file in 4K dirttamente ricavato dalla cattura originale, massimizzando così la
nitidezza.
Qualche prova di scatto: la raffica crea dipendenza
Sony ha predisposto per noi un paio di situazioni utili per catturare qualche scatto interessante, che riportiamo in questo articolo ottenute dal solo jpg (Camera RAW non gestisce ancora questo formato).

Prima di tutto un gruppo di ballerini (o alteti?) di capoeira.

E poi una modella in una situazione più statica.

Nei nostri pochi
test abbiamo voluto sperimentare gli aspetti che troviamo più interessanti di
questa macchina, primo fra i quali la capacità di raffica. Per accedere alla
raffica superveloce a 30 fps, bisogna prima innestare l’otturatore elettronico.
Abbiamo deciso di catturare una sequenza di ingresso di circa 2 secondi di una
spettacolare coreografia di capoeira, per un totale di 70 scatti.
Qui di seguito
alcuni scatti parte della sequenza, a piena risoluzione.
In pratica è
possibile catturare l’azione anche se velocissima nel momento preferito con
grande precisione. La risoluzione dal 33 megapixel e non oltre rende
l’operazione “commestibile” dal punto di vista dell’occupazione
scheda.
Per capire la
velocità della raffica, ecco un video (non rappresentativo per qualità di
immagine e risoluzione) che mette tutti gli scatti in sequenza.
Come si può vedere,
pur non conoscendo a priori i movimenti del soggetto e malgrado fossimo in un
panning abbastanza evidente (giravamo con un tele 70-200), siamo riusciti a non
perdere mai il soggetto e a non tagliarlo anche nelle repentine evoluzioni acrobatiche.
Questo risultato è il frutto del fatto che la raffica ha praticamente uno tempo
di “nero” impercettibile: la scena in corso di scatto la si segue
come si farebbe con un video.
In tutto ciò, il
fuoco di ogni scatto è sempre perfettamente sull’occhio del soggetto e il fatto
che il mirino non vada mai a nero (fatta eccezione forse per un fotogramma ogni
scatto) permette al fotografo di vedere chiaramente il quadratino del fuoco durante
la raffica e avere quindi serenità del risultato pur senza ingrandire le
immagini in play.
L’altro aspetto
decisamente vincente è che il soggetto, pur vestito di bianco su sfondo bianco,
è sempre rimasto perfettamente a fuoco anche quando ha nascosto il viso e le
posizioni inconsuete erano tali da essere così facilmente riconoscibili dagli
automatismi.
La A7 V ha anche un
nuovo algoritmo di valutazione del punto di bianco, certamente meno
interessante se si scatta in RAW (si può correggerlo in un secondo tempo), ma
basilare per una buona esposizione jpg. Per questo abbiamo starato
volontariamente una luce di scena portandola a una temperatura di colore molto
calda (intorno ai 2500-3000 K) pur avendo una finestra con luce diurna
indiretta, molto più fredda.

Lo scatto in luce mista, tecnicamente sbagliato, non ha mai ingannato il
sistema che ci ha sempre restituito un incarnato equilibrato.
Forse fin troppo
fedele rispetto ad alcune imperfezioni della pelle restituite con eccessiva
analiticità malgrado i “soli” 33 megapixel di risoluzione.
Non abbiamo invece
capito a pieno il sistema di stabilizzazione interno al corpo, probabilmente
per mancanza di tempo nel selezionare le corrette impostazioni. L’IBIS a 5 assi
è stato migliorato nelle prestazioni, con un recupero dichiarato fino a 7,5 stop
nella parte centrale del fotogramma e 6,5 sui bordi.
Pur scattando noi in
buona luce, anche se con tempi un pizzico più lunghi (1/80 a focale attorno ai
100mm) per avere ISO bassi, in alcune immagini abbiamo portato a casa un
micromosso un po’ disturbante negli ingrandimenti. Certo, un nostro errore
nella solidità dell’impugnatura, ma speravamo che l’IBIS più evoluto potesse
compensare meglio. Funzione da rivedere in una prova vera e propria.
Questo scatto, se ingrandito, rivela un micromosso non interamente compensato dallo stabilizzatoreLa velocità del sensore abbatte anche il rolling shutter
Negli ultimi minuti del nostro test abbiamo provato a valutare, seppur velocemente, se il readout particolarmente veloce del nuovo sensore porta anche dei vantaggi in termini di ridotto rolling shutter, come sarebbe lecito attendersi.
E così effettivamente è: un furgone che passa velocemente in strada mostra linee verticali pressoché regolari. Qui sotto un fotogramma catturato da un video: c’è una leggera inclinazione, ma nulla che sia particolarmente visibile.

Anche un velocissimo panning davanti a una finestra a scacchiera dà esiti molto confortanti: ecco la cattura di un fotogramma del video. Le linee mantengono un pizzico di inclinazione ma entro margini decisamente accettabili e sensibilmente minori rispetto a molte full frame.