Troppi dubbi sul fedelissimo di Vincenzo De Luca in giunta. Non ci sarebbe quella «linea di demarcazione» che Fico vuole imprimere se nella sua squadra ci fosse Fulvio Bonavitacola. Niente da fare. Va bene pure l’uscente Ettore Cinque di nuovo al Bilancio perché considerato un tecnico ma non il vicegovernatore uscente su cui preme però il segretario regionale dem Piero De Luca cercando di farlo passare nei posti che spettano al Pd.

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Da qui tensioni a catena nel partito della Schlein che ieri ha iniziato a fare pressing su De Luca jr affinché a portare avanti le trattative con l’ex presidente della Camera sia una delegazione dem. Non il solo segretario regionale ma assieme con la presidente del partito Teresa Armato, uno dei consiglieri eletti e Mario Casillo, il capogruppo uscente, a sua volta in pole per l’incarico di vicegovernatore. Il segnale come nel Pd nessuno si fida più dell’altro, timorosi che si faccia l’interesse del singolo e non del partito. E il puzzle della nuova giunta si blocca di nuovo.

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Il risiko

Ieri Fico in tribunale a margine della proclamazione chiarisce a beneficio di microfoni e telecamere ciò che era chiaro da giorni: «Un consigliere non può fare l’assessore e chiaramente anche un non eletto che si trovava in lista ma non significa che non ci saranno assessori politici che le forze politiche proporranno, ci mancherebbe questo». È lo sbarramento definitivo che il governatore aveva chiarito da giorni ai suoi interlocutori che ieri però motiva anche con un tecnicismo. Eccolo: «C’è un criterio di una legge elettorale fatta nell’ultimo scampo della legislatura dove il primo dei non eletti diventa consigliere qualora un collega diventi assessore. Poi se quest’ultimo cessasse di fare l’assessore tornerebbe in Consiglio e questa persona uscirebbe di nuovo fuori. Io credo che invece dobbiamo avere un Consiglio regionale forte, che sia di equilibrio sempre anche alla Giunta come ci dice la nostra Costituzione e come funziona normalmente».

Si chiudono così le porte ai desiderata non solo di Clemente Mastella per il figlio Pellegrino appena eletto in consiglio ma anche a quelle dell’ex governatore che immaginava la riconferma dell’assessore all’Istruzione uscente Lucia Fortini e un posto al sole per Luca Cascone, entrambi di «A testa alta». E anzi, riguardo alla prima, Fico si è indispettito per la lettera pubblica di oltre 200 dirigenti scolastici dei giorni scorsi in cui si chiedeva la sua riconferma. Perché considerata non solo «fuori luogo» ma soprattutto «eterodiretta». Niente da fare, quindi. Anche perché il nuovo inquilino di palazzo Santa Lucia, nell’equilibrio delicato delle forze che l’hanno sostenuto e su cui deve e vuole tener conto, tiene ad evitare i condizionamenti deluchiani di uomini considerati troppo a lui vicini. Un ragionamento che ha fatto anche su Enzo Maraio, per anni assessore a Salerno con De Luca e ora in pole al Turismo, ma che sarebbe stato superato grazie alla mediazione di Gaetano Manfredi. E così su Mario Casillo, nell’ultimo quinquennio non solo capogruppo ma anche braccio destro e sinistro dell’ex sindaco di Salerno prima di flirtare con il gruppo Schlein. E se questi dubbi sono ormai superati non lo sono affatto per Bonavitacola anche se ora viene incasellato in quota Pd.

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Ma per il resto a tutti i partiti viene chiesto di fare uno sforzo per proporre nomi di alto profilo e senza «legami di parentela». «No ai provincialismi», ripete infatti il nuovo governatore. Non a caso è quello che faranno Fico e l’M5s che metterebbero sul piatto il nome di Laura Valente per la Cultura e Andrea Morniroli, co-coordinatore nazionale del Forum Disuguaglianze e Diversità, al Welfare. Per la sanità invece, come chiarito da Fico stesso, manterrà lui la delega almeno per un anno e mezzo e questo spiega anche la riconferma di un tecnico preparato come Cinque al Bilancio (considerato però nel puzzle come quota deluchiana). Due donne verrebbero garantite invece da Avs con Fiorella Zabatta e dai renziani con l’ex deputata dem Angelica Saggese. Ed il nome di una donna viene sollecitato anche a Clemente Mastella e al Pd, ora finito nel guado. Tanto che ieri sera circolava lo schema, un po’ fantasioso ma analogo a quanto accadde con la costruzione della giunta Manfredi, di inserire il deputato dem Marco Sarracino come vice governatore in quota Schlein. Anche se lì dovrebbe finirci il sindaco di Portici Enzo Cuomo mentre potrebbe anche esserci un secondo nome per De Luca qualora proponesse il nome di una donna.