di
Francesco Bertolino
Schivo in pubblico ma battagliero nelle trattative private, l’imprenditore veronese è il volto della società italiana che ha investito 5,2 miliardi per acquistare 50 aziende tecnologiche fra cui Vimeo, WeTransfer e America Online
«La prima acquisizione, nel 2014, ci costò appena 10 mila dollari», ricorda Luca Ferrari, ceo e primo azionista con il 12,4% di Bending Spoons. Undici anni più tardi, la società con sede a Milano opera su ben altra scala: solo quest’anno ha speso 4 miliardi di dollari per comprare app in giro per il mondo, portando a 5,2 miliardi gli investimenti per acquisizioni dalla sua fondazione.
Le acquisizioni in serie
Era il 2013 e Bending Spoons nasceva come una startup di sviluppo di app su iniziativa di quattro ragazzi: Matteo Danieli, Luca Querella, Francesco Patarnello e, appunto, Luca Ferrari. Nel tempo, l’azienda ha cambiato strategia, passando da creatore in-house a compratore seriale di aziende tecnologiche in fase di sviluppo oppure dal passato glorioso, ma con urgente bisogno di rilancio per tenere il passo dei rivali. Sono così arrivati gli acquisti di America Online, Vimeo, Brightcove, WeTransfer, Evernote, Koomoot e, da ultimo, Eventbrite. «Quando valutiamo l’acquisizione di un’azienda non guardiamo al suo passato o alla forza della concorrenza – elementi che in ogni caso si riflettono sul prezzo», spiega Ferrari che, benché schivo, è il volto pubblico di Bending Spoons. «Ciò che davvero pesa è la nostra convinzione di poterla migliorare in modo significativo e così generare ritorni eccezionali, investendo per esempio sul rinnovamento tecnologico, sul rilascio di nuove funzionalità o sulla riprogettazione dell’interfaccia utente».
I numeri di Bending Spoons
La lunga serie di acquisizioni – circa 50 – ha accelerato vertiginosamente la crescita di Bending Spoons. Le app del gruppo contano oggi oltre 400 milioni di utenti attivi mensili e 10 milioni di clienti paganti: l’editor fotografico Remini, per esempio, è utilizzato da 100 milioni di persone per migliorare ogni anno 10 miliardi di immagini. Fra gennaio e settembre, prima cioè delle maxi-acquisizioni di Vimeo, Aol ed Eventbrite, Bending Spoons ha pressoché raddoppiato i ricavi a 524 milioni, con un margine di profitto superiore al 50%. «Quest’anno chiuderemo con un fatturato di circa 1,3 miliardi di dollari che contiamo di raddoppiare nel 2026», anticipa Ferrari.
Gli investitori
I numeri e la strategia di Bending Spoons hanno attratto l’interesse della grande finanza, consentendo alla società di raccogliere, fra capitale di rischio e prestiti, quasi 5 miliardi di dollari da investitori del calibro di Baillie Gifford (fondo «scopritore» di Tesla), Tamburi, l’ex cfo di Apple Luca Maestri e l’ex tennista Andre Agassi. Nell’ultimo aumento di capitale, così, l’azienda ha ricevuto una valutazione di 11 miliardi di dollari, rendendo i suoi fondatori miliardari.
Lo stile di Ferrari
Nonostante la fortuna accumulata, però, Ferrari non intende dedicarsi a coltivare un «giardinetto» di partecipazioni: fatta eccezione per un paio di investimenti in società italiane – Jet Hr e WeRoad – «ritengo corretto dedicare tutto il mio tempo alla famiglia e a Bending Spoons», dice l’imprenditore nato a Verona. Per l’azienda Ferrari si occupa oggi soprattutto della selezione del personale, forse l’aspetto più importante per una startup cresciuta così in fretta e in un settore così competitivo. E, raccontano, nei colloqui Ferrari è molto chiaro e diretto riguardo a cosa Bending Spoons si aspetta dal candidato e a quali saranno le conseguenze se i risultati non dovessero arrivare. «Non pretende dagli altri niente di più e niente di meno di quanto richieda a se stesso, che è molto», sottolinea chi lo conosce.
Le ipotesi di quotazione
D’altra parte, Bending Spoons si prepara a passi ancor più «pesanti» delle recenti acquisizioni miliardarie. Il prossimo – forse già nel 2026 – potrebbe essere la quotazione in Borsa, sponda New York, anche se sul punto Ferrari non si sbilancia. In ogni caso, assicura, «non abbiamo nessun piano di spostare la sede al di fuori dell’Italia».
Le critiche
Il successo ha però attratto a Bending Spoons non solo molto denaro, ma anche diverse critiche. Oltre che dall’industria tech, in effetti, l’azienda ha attinto a piene mani anche dal manuale del private equity per le sue acquisizioni. Chi in passato ha avuto modo di sedersi al tavolo delle trattative, descrive la squadra di Bending Spoons come molto battagliera nei negoziati. Certamente aggressivi, poi, sono stati i piani di ristrutturazione imposti dal gruppo ad alcune delle app acquisite: poco dopo il passaggio sotto il controllo della società italiana, gran parte dei dipendenti di Evernote, Meetup e WeTransfer ha ricevuto lettere di licenziamento.
I licenziamenti
«Riteniamo che come gestori di Bending Spoons sia nostra responsabilità trasformare e gestire le nostre aziende in modo che possano ottenere il massimo successo possibile nel lungo termine», sostiene Ferrari. «Talvolta, la trasformazione e l’ottimizzazione di un’azienda comportano iniziative controverse come gli aumenti dei prezzi o difficili dal punto di vista emotivo come i licenziamenti», prosegue. «Cerchiamo di mitigarne l’impatto offrendo flessibilità e supporto economico alle persone coinvolte, ma se è necessario procediamo – conclude – e, sebbene comprenda che queste misure possano generare antipatia o critiche, non credo che tali reazioni siano razionalmente giustificate».
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11 dicembre 2025 ( modifica il 11 dicembre 2025 | 08:08)
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