Aperto negli anni ‘90, l’ex residence di Val Cannuta ha chiuso i battenti ufficialmente il 10 dicembre 2025. Un inferno abitativo, un edificio e le famiglie al suo interno abbandonati ai loro destini, che viene archiviato dopo oltre trent’anni. Come archiviato è lo spreco di risorse: tre milioni di euro l’anno che Roma Capitale risparmia e può investire nell’emergenza abitativa. 

La chiusura dell’ex residence Val Cannuta

Quando, la scorsa primavera, si è diffusa la notizia della chiusura prevista il 30 giugno, si è alzata la tensione all’interno dell’ex residence, poi diventato Centro di Accoglienza Alloggiativa Temporanea. Le oltre 100 famiglie residenti, alcune delle quali in stato d’occupazione abusiva, sono arrivate anche a protestare in strada e bloccare via di Val Cannuta all’arrivo della polizia locale che avrebbe dovuto sgomberare proprio alcuni nuclei senza titolo. Una situazione incandescente, che ha convinto gli uffici del dipartimento Patrimonio ad attendere, approfondendo caso per caso in un lungo e articolato tavolo con Unione Inquilini e il XIII municipio. 

Ex residence addio: i ghetti abitativi di Roma chiuderanno entro quattro anniSei mesi di trattative

A rendere l’iter più lungo è stata la ferma volontà degli abitanti di Val Cannuta, sostenuta da Unione Inquilini, di ottenere una soluzione alternativa valida per ognuno, senza eccezioni. Non solo la casa popolare agli aventi diritto, ma anche altre forme di supporto e collocazione con garanzie minime di un accompagnamento sociale e di inclusione abitativa. Alla fine, dopo sei mesi dalle proteste di quel 5 giugno, tutti sono stati soddisfatti. E anche Unione Inquilini ha potuto esultare. 

37 case popolari, gli altri in Caat e Sassat

Delle 120 famiglie presenti a Val Cannuta (stabile di proprietà privata, che verrà riconsegnato dal Comune alla proprietà), a trovare una casa popolare sono state in 37. Delle altre, una decina sono state distribuite tra i Caat di Bel Poggio, via Montecarotto, Campo Farnia e Tor Tre Teste, cinque famiglie sono riuscite a sottoscrivere contratti di locazione con il supporto economico della nuova delibera 185 approvata nei mesi scorsi in assemblea capitolina, le altre sono andate tutte nel Sassat (cioè l’evoluzione dei Caat) di Casal Lumbroso, senza però il limite dei 24 mesi per l’accompagnamento sociale da parte del Comune.

Zevi: “Era simbolo di errori passati”

“La chiusura di Val Cannuta era un obiettivo di questa amministrazione e ormai ci siamo – commenta a RomaToday l’assessore Tobia Zevi -. Tutte le famiglie sono uscite e nei prossimi giorni riconsegneremo alla proprietà lo stabile dopo averlo ripulito dalle masserizie. Val Cannuta era il simbolo degli errori fatti a Roma sulle politiche abitative: costi alti per il Comune, nessuna dignità per le persone, assenza di qualunque progetto sociale di emancipazione come pure di decoro degli ambienti. Tutte le famiglie sono state ricollocate in case popolari e altre strutture che prevedono una presa in carico sociale. E’ davvero una bella notizia per Roma e voglio ringraziare il dipartimento patrimonio per il lavoro svolto con straordinaria abnegazione”.

L’esultanza del sindacato: “La lotta paga”

Esultano Silvia Paoluzzi e Andrea Cafiero di Unione Inquilini: “Questo percorso è un esempio di come la lotta paga: un lavoro di precisione, un modello per tutta la città, un precedente politico che deve diventare la regola, non l’eccezione. Perché in una Roma dove gli sfratti continuano e la coperta è sempre troppo corta, esperienze come quella di Val Cannuta dimostrano che quando ci si organizza e si combatte, i diritti non solo si difendono: si conquistano.

Il municipio: “Un lavoro senza sosta”

Sulla buona notizia della chiusura è intervenuta anche l’assessora alle Politiche sociali del XIII, Arianna Quarta: “Dalla fine di maggio abbiamo lavorato senza sosta, anche nei momenti di tensione, mettendo le persone al centro – il suo commento -: le intenzioni sono diventate fatti concreti e tangibili. Ringrazio gli uffici per l’impegno incessante e il lavoro svolto dal sindaco Gualtieri e dall’assessore Tobia Zevi. Parliamo di una vittoria sociale perché nessuno è rimasto indietro e di un risparmio strutturale per Roma Capitale di circa 3 milioni di euro l’anno”.

Ex residence Val Cannuta, l’inferno abitativo da 3 milioni di euro l’anno che non gestisce più nessuno

Nel 2022 il Campidoglio ha annunciato la volontà di chiudere tutti i Centri di Assistenza Alloggiativa Temporanea, entro la fine del mandato nel 2027. I primi due a essere mandati in soffitta sono stati Cerquetta e Casal Lumbroso, poi ha chiuso Romanina. Adesso Val Cannuta. La strada è ancora lunga. A oggi sono aperti Madre Teresa, Montecarotto, via Tineo, 

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