Nonostante l’intervento chirurgico per la rimozione del tumore al cervello, la scrittrice Sophie Kinsella, autrice di I love shopping, di numerosi altri successi editoriali nonché musa ispiratrice del genere letterario rom – com, non ce l’ha fatta. Se n’è andata a 55 anni, dopo che il glioblastoma si è ripresentato in una forma che non le ha dato scampo.
La malattia le era stata diagnosticata nel 2022: glioblastoma, una delle neoplasie cerebrali più resistenti alle terapie e alle cure, un tumore fra i più aggressivi. Dopo l’intervento, si era sottoposta sia a radioterapia sia a chemioterapia, ma nonostante il peso del percorso di cura, la scrittrice aveva continuato a mantenere un dialogo aperto con il suo pubblico, condividendo con sincerità il suo viaggio medico e umano, e ringraziando per l’ondata di affetto arrivata da colleghi, amici e lettori. «Quando mi hanno diagnosticato il cancro, ho scoperto di essere molto più resiliente di quanto pensassi», dichiarò lei stessa. La scrittrice aveva raccontato anche il suo modo di affrontare le difficoltà: «Anche se ho avuto questo shock tremendo, anche se mi si è appunto ribaltata la vita e ho vissuto dei momenti molto, molto difficili, sono ancora ottimista, come i personaggi dei miei libri. I protagonisti delle mie storie sono sempre pronti a trovare una via positiva per uscire dalle difficoltà: ed è quello che è successo anche a me con questa malattia».
Sophie Kinsella, pseudonimo di Madeleine Wickham, non aveva mancato di parlare dell’amore per il marito, che dopo l’intervento dormiva per terra pur di restarle accanto, e per i loro cinque figli.
Glioblastoma: il tumore cerebrale più difficile e aggressivo
Il glioblastoma è una forma tumorale che rientra nella famiglia gliomi – che originano dalle cellule gliali con funzioni di supporto e nutrizione dei neuroni- ed è la neoplasia cerebrale più difficile da curare. Colpisce prevalentemente le persone dopo i 50 anni e, nonostante le terapie, a un anno dalla diagnosi sopravvive soltanto il 25% dei pazienti e circa il 5% a 5 anni.
Anche quando operato in tempo, come si legge sul sito della Fondazione Veronesi, «il glioblastoma presenta infatti dei tassi di recidiva molto elevati. Non solo, quando il tumore si ripresenta è spesso resistente alle terapie. Una delle caratteristiche che rende questo tumore particolarmente difficile da curare, specialmente nella recidiva, è la sua capacità di assumere caratteristiche simili ai neuroni. Una peculiarità che rende il glioblastoma difficile da trattare anche con i più moderni farmaci immunoterapici». Attualmente il glioblastoma viene trattato con un triplice approccio: la chirurgia per la rimozione del tumore, la chemioterapia con temozolomide e la radioterapia. Recenti studi hanno dimostrato, in un sottogruppo di tumori, l’efficacia seppur parziale dell’immunoterapia.
Sintomi e cause
Era stata la stessa Kinsella ad averli descritti. «Il primo sintomo è stato la debolezza delle gambe. Ho iniziato a traballare e inciampare, e a tenermi ai mobili quando giravo per casa. Ritenevo che si trattasse di debilitazione post-operatoria e che dovessi ricominciare ad andare in palestra, ma poi la situazione è peggiorata. Mi venivano dei forti mal di testa, ero confusa, cominciavo a pendere di lato quando ero seduta, non riuscivo a stare in equilibrio».
Tra i sintomi più comuni – si legge sul sito Fondazione Veronesi – compaiono mal di testa persistenti — spesso più intensi al mattino — accompagnati da nausea, vomito, crisi epilettiche e vari deficit neurologici come debolezza, difficoltà nel linguaggio, disturbi della vista o dell’equilibrio, a seconda dell’area cerebrale coinvolta.
Le cause precise restano ancora sconosciute, anche se fattori genetici, ambientali e legati allo stile di vita sembrano contribuire allo sviluppo della malattia. La sua particolare aggressività deriva dalla capacità del tumore di infiltrarsi rapidamente nel tessuto sano e di creare un microambiente che lo protegge dalle terapie.
Un nuovo progetto di ricerca per una terapia personalizzata maggiormente efficace
Dal luglio 2024 l’ Istituto Besta di Milano è capofila del progetto di ricerca GLIOMATCH, che vede 8 centri specialistici in tutta Europa lavorare insieme per capire come l’immunoterapia possa essere sfruttata per trattare i tumori cerebrali maligni negli adulti e nei bambini e in particolare il glioblastoma. Analizzando, mediante una piattaforma appositamente costruita, i dati clinici molecolari e radiologici di pazienti già trattati in passato con l’immunoterapia, il progetto integra i dati clinici ottenuti con la risonanza magnetica, per consentire in futuro una terapia personalizzata ai pazienti. Grazie al lavoro di squadra dei centri europei, gli studi clinici del progetto stanno analizzando i dati di circa 300 pazienti affetti da gliomi di alto grado trattati con immunoterapia, ottenendo informazioni preziose e proponendo nuove opzioni terapeutiche.«La condivisione di dati tra diversi centri specialistici – ha spiegato la Dott.ssa Marica Eoli, Neuroncologa della Neurologia 2, responsabile della S.S. Neuroncologia Sperimentale dell’Istituto Besta – è fondamentale per riuscire a riscrivere il futuro dei pazienti affetti da queste forme tumorali molto aggressive». Dopo l’analisi degli studi retrospettivi, il progetto prevede anche «l’avvio di una sperimentazione clinica che implica la somministrazione della tossina tetanica associata alla vaccinazione con cellule dendritiche (cellule del sistema immunitario appartenenti alla famiglia dei globuli bianchi e che ricoprono il ruolo di sentinella) sensibilizzate verso il tumore del paziente stesso».