Tra gli argomenti più chiacchierati dell’estate appena trascorsa ci sono stati gli audio inviati da Raoul Bova alla ventitreenne Martina Ceretti. Alcune delle frasi contenute in quei messaggi – come l’ormai celebre «Buongiorno essere speciale, dal sorriso meraviglioso e dagli occhi spaccanti» – sono diventate un tormentone declinato in video, meme e post ironici. Ora il cinquantatreenne attore, intervenendo alla festa di Atreju durante un panel sul cyberbullismo, ha sfogato tutta la sua rabbia, e il suo dolore, per una vicenda che ha anche risvolti giudiziari (sul caso è stata aperta, come noto, un’inchiesta per tentata estorsione): «Cosa ho fatto di così grave? Sicuramente ho sbagliato, fatto errori, me ne pento ma una persona singola che aveva in mano degli audio privati li ha usati a scopo di lucro, monetizzando, diffamando, cercando consenso, per aumentare il bacino di follower dimenticando cosa andava a fare: accrescere la popolarità uccidendo una persona pubblicamente».

Ripercorrendo quei giorni, Bova ha raccontato: «Ho subito un forte ricatto, hanno tentato di chiedermi dei soldi in cambio di queste chat, per tre giorni mi hanno tempestato di telefonate. Io non volevo cedere al ricatto di una persona. Ho pensato: se lo accetto ce ne sarà un altro? Quindi ho deciso follemente di non accettare questo ricatto. Ciò che mi rende triste è che il messaggio che ho ricevuto indietro non è stato bravo, hai vinto, hai sconfitto chi ti ha ricattato. Ho pagato io per aver rifuutato un ricatto, pagato con l’uccisione pubblica. Sono stato sbeffeggiato, ridicolizzato, tutto è diventato virale, tutti gli strati sociali, tutti sapevano di questa storia, di questa parola famosa, occhi spaccanti, è stata la parola più in voga: prima della guerra, prima delle persone uccise, prima dei femminicidi, questa è stata l’italia nell’estate che mi ha massacrato. Noi siamo curiosi di questo gossip, siamo abituati a veder crollare una persona per sentirci importanti. È una società malata. Io ho denunciato ma nessuno ha tenuto conto del fatto che quello era un reato, nessuno ha alzato la mano per dire sì, blocchiamolo».

L’attore, che dopo lo scandalo si è separato dalla compagna Rocío Muñoz Morales e ora è fidanzato con Beatrice Arnera, nei giorni più duri ha potuto contare sull’appoggio di «moltissime persone, compresa la mia famiglia e i miei figli. Anche i miei amici… ma altri no. Gente ha preso le distanze, ti trattano come un appestato, diventi qualcosa da evitare. Mi domando come può fare chi non ha solidità e persone che gli stanno vicino, molte persone si sono suicidate perché non hanno retto alla diffamazione così grande. Come evitare che riaccada quello che è successo a me? Ci vorrebbe più velocità di intervento da parte delle piattaforme innanzitutto, delle autorità e di tutte le persone che devono intervenire in casi del genere».