Un problema che il Comune di Roma non pensava di dover affrontare. Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di 70 aspiranti tassisti che avevano partecipato al concorso per il rilascio di 1.000 nuove licenze scegliendo “l’opzione 3”. I giudici amministrativi, con la sentenza del 12 dicembre, hanno dichiarato in parte nulla la delibera di Roma con la quale ai approvavano le graduatorie definitive.
Cosa è l’opzione 3
Il “pasticcio” della terza opzione era emerso pochi giorni la pubblicazione delle graduatorie di merito scaturite dai punteggi dell’esame utile per ottenere una licenza taxi nel Comune di Roma. Si poteva scegliere di concorrere per quelle ordinarie (800), quelle per persone con mobilità ridotta (200) o per entrambe. Una volta uscite le graduatorie, chi aveva scelto l’opzione 3 si era ritrovato in fondo alle classifiche, a prescindere dal punteggio ottenuto.
La polemica
In sintesi, il Comune sosteneva che i partecipanti dell’opzione tre sarebbero stati utilizzati per completare le graduatorie nel caso le licenze, in particolare quelle per la mobilità universale, fossero rimaste senza un titolare. Invece, i candidati erano convinti che il bando permettesse loro di concorrere per entrambe le tipologie con le stesse possibilità degli altri aspiranti tassisti.
La sentenza
I giudici del Tar del Lazio hanno, alla fine, dato ragione ai circa 70 ricorrenti, alcuni dei quali, tra l’altro, già lavorano sulle strade di Roma nel trasporto per persone con mobilità ridotta. Il collegio ha rilevato che, dalla lettura delle norme contenute nel bando, “emerge con chiarezza che entrambe le graduatorie sarebbero state stilate sulla base del solo punteggio ottenuto da ciascun partecipante alla procedura, senza che fosse prevista alcuna classe preferenziale o riserva in favore di colore che avessero scelto di concorrere solo per l’una o l’altra tipologia di licenza, bensì solo l’attribuzione di un punteggio aggiuntivo (pari a 5 punti) in favore di coloro che avessero scelto di concorrere in via esclusiva per licenze destinate a veicoli appositamente allestiti per il trasporto di persone con disabilità (“opzione B”)”. Un’affermazione che sposa in toto le rimostranze dei ricorrenti.
Cosa succede ora
Il Comune di Roma ha già annunciato che farà ricorso al Consiglio di Stato chiedendo, intanto, la sospensiva dell’efficacia della sentenza del Tar. La situazione, infatti, è molto complicata. Il Campiglio sta terminando l’assegnazione delle ultime 176 licenze rimaste senza un assegnatario. RomaToday ha potuto però verificare che alcuni ricorrenti, che avevano ottenuto punteggi che li avrebbero posizionati tra i primi 800 per le graduatorie per le licenze ordinarie e che sono in strada già da mesi come taxi per il trasporto disabili, hanno intenzione di passare a quelle ordinarie. Questo significherebbe escludere, di fatto, altri aspiranti tassisti subentrati grazie proprio all’esclusione dei concorrenti della terza opzione.
Una situazione che potrebbe causare altri ricorsi e, soprattutto, richieste di risarcimenti. Questo perché le licenze erano a “titolo oneroso”, ben 75.500 euro per le ordinarie e 58.500 quelle per il trasporto disabili.
Le reazioni
Durissime le opposizioni che sono partite all’attacco del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e dell’assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè. “La sentenza del Tar Lazio che dà ragione a 70 tassisti, certifica, nero su bianco, gli errori commessi dal Campidoglio nella gestione del bando per le 1.000 nuove licenze – hanno dichiarato i consiglieri capitolini di Fratelli d’Italia, Giovanni Quarzo, Federico Rocca e Stefano Erbaggi – è l’ennesima conferma di una procedura confusa, poco trasparente e costruita male fin dall’inizio dalla giunta Gualtieri–Patanè. I giudici hanno chiarito un principio fondamentale: le graduatorie devono rispettare il merito. Penalizzare automaticamente chi, in fase di domanda, aveva scelto di concorrere sia per le licenze ordinarie sia per quelle dedicate ai veicoli accessibili è una forzatura che il Tar ha giustamente bocciato. La sentenza mette in evidenza un’anomalia che avevamo segnalato più volte e che oggi viene certificata dal Tribunale come un fatto grave: candidati con punteggi più alti sono stati collocati dietro ad altri con meno punti, solo per una scelta che invece era prevista dallo stesso bando. Il Campidoglio ora deve compiere un atto di responsabilità: applicare rapidamente la sentenza, chiarire tempi e modalità della riformulazione delle graduatorie e garantire regole chiare e uguali per tutti. Prendere tempo o avviare nuovi contenziosi significherebbe condannare il settore a un’ulteriore paralisi”.