Nel parterre di Mara Venier a Domenica In c’è anche Roberto Vecchioni che racconta la bellissima iniziativa intrapresa con la moglie Daria dopo la morte del figlio Arrigo. Tra dolore privato e impegno pubblico, il cantautore parla di salute mentale, di una battaglia nata dal lutto e della necessità di «difenderci dallo stigma». E nel ricordare chi gli è stato vicino nei momenti più bui, cita anche Ornella Vanoni, «una donna dal cuore grandissimo», capace di trasformare l’ascolto in un gesto d’amore concreto.





Il dolore della moglie Daria 

Roberto Vecchioni torna sulla perdita del figlio, avvenuta due anni fa, e su ciò che ne è scaturito: «Ho perso un figlio due anni fa, ho dato inizio ad una fondazione che sta andando alla grande per difenderci dallo stigma delle malattie mentali». Una scelta nata dalla consapevolezza che «in Italia non c’è attenzione e prevenzione sulle malattie mentali». 


Il cantautore sottolinea quanto la sofferenza non colpisca solo chi è malato, ma travolga l’intero sistema familiare: «Abbiamo riscontrato tantissimi problemi, soprattutto i parenti che soffrono con chi è malato. È una nube continua sulla tua vita. Puoi fare di tutto, però questo problema non sfugge mai, ti rimane addosso».

Da qui l’urgenza di riconoscere la malattia mentale come una patologia reale: «Non si sa mai come salvarsi. Un ragazzo su sette soffre di malattie mentali. I ragazzi sono desolati e poco aiutati». E aggiunge: «Non basta la famiglia, non basta nemmeno l’amore. Quando escono dalla casa si sentono soffocati dal mondo. È una malattia vera».


Poi il racconto più straziante, quello del lutto che non passa: «Mia moglie la sera, verso le 10, 10 e mezza, comincia a piangere fino a mezzanotte, da due anni a questa parte». E una frase che pesa come una sentenza: «Passa tutto nella vita, ma non passa quando va via un pezzo della tua carne». Davanti a quel dolore, ognuno reagisce a modo suo: «Io mi nascondo, a lei dico: “Quando ti viene voglia di piangere, fallo, ovunque tu sia”. Io invece mi nascondo in bagno perché non posso piangere».



Il ricordo di Ornella Vanoni

Nel suo racconto trova spazio anche il sostegno silenzioso di Ornella Vanoni, ricordata come una presenza costante e discreta: «Ornella Vanoni ci chiamava ogni sera per sapere come stavamo, aveva un cuore grandissimo». Un’affezione profonda, che si traduceva in cura autentica: «Quando si affezionava a qualcuno, dava tutta se stessa per far stare bene tutti». E un invito semplice ma potentissimo, rivolto alla moglie di Vecchioni: «Parla, io il dolore lo posso superare».




Ultimo aggiornamento: domenica 14 dicembre 2025, 18:58





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