Il suo permesso premio di quindici giorni a Palermo aveva scatenato non poche polemiche e adesso, attraverso le intercettazioni della polizia che hanno portato a 50 arresti nei giorni scorsi, si scopre che lo storico capomafia ergastolano di Santa Maria di Gesù, Ignazio Pullarà, 79 anni (di cui 35 trascorsi in cella), durante quei giorni avrebbe anche organizzato un pranzo, al quale avrebbe invitato proprio uno degli indagati bloccato con la maxioperazione.

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Il retroscena emerge dal provvedimento di fermo contro 11 tra boss e gregari della Noce, firmato dal procuratore aggiunto Vito De Giorgio e dai sostituti Giovanni Antoci e Andrea Fusco. Ed era proprio uno dei presunti appartenenti alla cosca, Girolamo “Mimmo” Quartararo, a raccontare l’episodio. Gli investigatori hanno documentato non solo questo rapporto con un mafioso del calibro di Pullarà, ma anche con Francesco Sapadaro, figlio di Tommaso, il “re della Kalsa” e del contrabbando di sigarette.

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“Se ne sono andati da un carissimo amico mio, un cristiano che è in permesso perché è da qualche 34 anni che manca – raccontava Quartararo – quando lui ha finito di parlare quello gli fa: ‘Mimmo Quartararo è mio nipote’. Noialtri giovani non lo sappiamo ma c’è un vecchio come lui e io ci sto bene così, è venuto in permesso, mi ha invitato a mangiare a casa, io ci sono andato…”.

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E poi aggiungeva: “Ci auguro che non si immischia mai perché mi ha detto: ‘Se vuoi intervengo io, e io ci do il sangue nella bocca non è che ci parlo’, lo sai chi è? Ignazio Pullarà, a me mi adora e gli ho detto sempre: ‘Zio Ignà ci sono amici immischiati e io non mi permetto’ e dice: ‘Sappi che io a questo signorino lo conosco bene e a questo scappato, a questo debolazzo, devi parlare in italiano!'”.