Relativamente al suo progetto fotografico Davide ha aggiunto: “Scegliere di raccontare i pastori è scegliere di tornare alla terra, tornare ad una fotografia essenziale, priva di orpelli e moderni cliché. Ho deciso di farlo in bianco e nero, che è il mio linguaggio, ma che è anche il linguaggio del tempo che resta.
Un lavoro, il mio, lungo e impegnativo, ma che da abruzzese credo valga la pena fare, perché rischiamo, nel giro di qualche decennio, di non vedere più le greggi tra le montagne d’Abruzzo.
Il mio progetto vuole consegnare a chi verrà un’eredità importantissima, l’identità di una terra fatta anche delle fatiche e del sudore di questi uomini antichi.
I pastori d’Abruzzo possono essere molto schivi, ma se ci si avvicina a loro con discrezione e rispetto, è assai probabile che si riesca a entrare nelle loro vite. A me è successo ed è stata una delle esperienze più formative e arricchenti della mia vita”.