Lutto nell’arte

Autore e docente, aveva 73 anni. Amico di Lawrence Ferlinghetti e Fernanda Pivano, lascia una vasta eredità artistica

I suoi primi scatti, da professionista della fotografia, quando aveva solo 23 anni: è andato avanti per mezzo secolo. Lo ha fatto fino a ieri, quando si è spento nell’abbraccio dei suoi familiari. Walter Pescara lascia la moglie Alessandra e 4 figli.

Nato a Milano, ma a Brescia da una vita, è stato fotoreporter, autore, artista e docente. In anni recenti è stato l’unico vero fotografo della poesia: lo diceva lui stesso, non poteva farne a meno. Il 3 gennaio avrebbe compiuto 74 anni.

Diploma di Chimica, poi gli studi al Dams di Bologna ma facendo avanti e indietro da Brescia (per pagarsi l’università, lavorava al teleriscaldamento), nel 1976 apre il suo primo studio fotografico e collabora come fotoreporter per riviste nazionali e internazionali: nel suo portfolio innumerevoli reportage e tanti libri fotografici, di cui uno ancora clamoroso a 40 anni dalla pubblicazione («Il libro dei fari italiani»). Negli anni 2000 si riscopre docente: prima alla Naba (ora Santa Giulia), poi all’Accademia di Belle Arti Laba di Brescia, dove fino a un paio d’anni fa ha insegnato Fotografia di reportage e Fotografia delle arti performative. Tante, tantissime mostre: l’ultima a settembre per il Festival Franciacorta. Ha lavorato a fianco di poeti e artisti del Fluxus, il movimento di Francesco Conz, fu folgorato da Lawrence Ferlinghetti e dalla beat generation, ha accompagnato Paul Polansky nella stesura del suo Carmine Voices. Insieme a Valérie Dumas, Alessandro Sipolo e Francesco Piscitello faceva parte del collettivo che in questi anni ne ha portato avanti la memoria. «Un’anima generosa, un grande fotografo e artista, una persona sensibile, curiosa e piena di umanità – ricorda Dumas –. Mi auguro che le sue opere continuino a parlare alla gente e a sorprendere le coscienze».

Formidabili il suo archivio e i suoi ritratti: Jack Hirschman, Neeli Cherkovski, Alejandro Jodorowski e tanti altri. «Di Fernanda Pivano avevo le chiavi di casa», raccontava con un sorriso. «Solo sapere che c’era, era una bella cosa – dice l’amico Igor Costanzo –: artista e uomo di valore, lui c’era quando i poeti di tutto il mondo frequentavano Brescia e Verona. È anche grazie a lui che in quegli anni ci fu tanto fermento. Era il poeta della fotografia».