Durante gli scavi della metro Colosseo sono emersi interi quartieri di età Repubblicana interrati da Nerone per costruire la sua Domus aurea. “Ai piedi del Colosseo è venuta in luce una porzione preziosissima della città di Roma – spiega a RomaToday Elisa Cella, funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo e curatrice dell’allestimento museale interno alla stazione – quello spaccato di abitazioni utilizzate tra il II secolo a.C. e l’incendio di Nerone del 64 d. C.”.
Perfettamente conservate, le case dei romani risalenti al secondo e al primo secolo avanti Cristo hanno portato alla luce diversi reperti. Le terme private di una delle domus, probabilmente appartenente a un romano abbiente, sono state portate al centro della stazione, dove sono esposti anche i moltissimi reperti trovati all’interno.
Intorno alla struttura, un allestimento museale mostra gli oggetti trovati all’interno della ‘colmata’ fatta da Nerone. Si tratta di materiale votivo, piccoli oggetti e statuine, tra cui spicca una matrice per replicare una immagine di Eracle che le archeologhe si sono divertite a riprodurre in una serie fucsia. “Questi oggetti ci hanno consentito di entrare in contatto con quella che era la vita quotidiana degli abitanti della collina della Velia e delle pendici dell’Oppio”, aggiunge la curatrice.
“All’interno della stazione sono stati individuati 25 pozzi – spiega Elisa Cella – nelle vicinanze altri tre, quindi in totale 28 pozzi di età repubblicana, rimasti in uso fintanto che la falda acquifera li alimentava. Nel momento in cui non è stato più possibile attingere acqua sono stati di oggetto di culti e offerte votive”.
Nell’istallazione museale, gli archeologi hanno voluto trasmettere al pubblico l’emozione della scoperta dando la possibilità di guardare dall’alto i depositi votivi.
“In questo modo – sottolinea l’archeologa – negli oblò potete vedere le offerte, così come si sono letteralmente manifestate agli occhi degli archeologi che giorno e notte, per consentire il rispetto del crono programma dei lavori in stazione, hanno scavato e indagato queste strutture”.
A spiegare come è cambiato l’approccio, che ha accompagnato i lavori – protratti per ben 13 anni – è Marco Cervone, construction manager della tratta T3: “Negli anni ’30 addirittura, pensate che per inserire la stazione all’interno della tratta hanno tagliato un pezzo della fondazione del Colosseo, un pezzetto piccolo, ma l’hanno l’hanno tagliato perché non uscivano a entrare, non hanno pensato che di preservare ciò o di studiare tutto ciò che trovavano”.