Sal Da Vinci si prepara al Festival di Sanremo 2026. «Non ho venti anni, non sono nato sulle piattaforme musicali», ha detto con ansia evidente. Per esorcizzare l’attesa, il cantante 56enne si è raccontato in un’intervista a Repubblica. Tra i più giovani è diventato famoso grazie al suo singolo “Rossetto e Caffè“, un successo al quale anche Salvatore Michael Sorrentino, questo il nome all’anagrafe, stenta a crederci. Eppure, «sta per diventare terzo disco di platino» e lui stesso la paragona a “L’Italiano” di Toto Cutugno. Cosa rappresenta per Sal quest’occasione? «Vivo Sanremo come una festa e un esame».
Il nuovo brano
Per Sal Da Vinci non è la prima volta che prende parte alla kermesse più famosa d’Italia. Dopo 17 anni il cantante nato a New York, tornerà in gara con il brano “Per sempre sì”. Una canzone che «racconta la tenerezza che nasce in ognuno di noi, le promesse che facciamo».
Gli affetti – figli, nipoti e la moglie Paola – sono il motore che lo spinge a cantare d’amore. Quando ha ricevuto la conferma che avrebbe partecipato al Festival ha ammesso di aver provato un’emozione incontenibile: «Ho chiamato mia mamma, che ha 82 anni per darle la notizia: “Sei felice?”. È svenuta per l’emozione».
Le difficoltà
Del suo vissuto, Sal ricorda anche i momenti spiacevoli, quelli che permettono di far apprezzare meglio i successi: «Sono caduto e risalito, ho vissuto periodi in cui non avevo neanche la possibilità di compare il latte per i miei figli. Ma ho creduto in quello che facevo, mi dicevo: resisti».
La fede è centrale nella sua storia, in particolare in due momenti che fanno da spartiacque. Quando la figlia Annachiara «è nata con un brutto angioma alla carotide e quando mio figlio Francesco si è ammalato di meningite». Credere in Dio è ciò che lo ha aiutato a superare le difficoltà: «Quando Francesco stava male, pregavo la Madonnina del reparto, all’ospedale Santobono. E Dio lo ha salvato; la dottoressa — non lo scorderò mai — si chiamava Di Grazia».
Nonostante l’età, il cantante ammette di avere ancora difficoltà a gestire le critiche, quelle che sfociano in cattiverie: «Sono una persona sensibile, se arrivano da qualcuno a cui voglio bene mi devastano. Al mondo c’è il bene e il male, lo sappiamo, la cattiveria genera ignoranza, è diavolesca, è dei deboli».
Ultimo aggiornamento: mercoledì 17 dicembre 2025, 14:13
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