La vicenda giudiziaria di Clizia Incorvaia si è chiusa con l’assoluzione dall’accusa di aver pubblicato sui social le foto della figlia di 9 anni Nina a scopo di lucro. Tutto era iniziato due anni fa, quando Francesco Sarcina aveva denunciato l’ex moglie per aver postato immagini della loro bambina con lo scopo «di trarne un profitto economico» e senza il suo consenso, violando così gli accordi presi in fase di separazione. Mercoledì 17 dicembre, nel tribunale di Roma, si è aperto il processo a carico di Incorvaia: nell’udienza predibattimentale la procura ha sollecitato il proscioglimento dell’influencer e il giudice ha accolto la richiesta, emettendo la sentenza di non luogo a procedere «perché il fatto non costituisce reato».
Perché il magistrato sia giunto a questa conclusione lo si leggerà tra 90 giorni quando saranno depositate le motivazioni. Nel frattempo sono arrivate le dichiarazioni di Maria Paola Marro, legale di Sarcina: «Quello che sconcerta è che la stessa procura che dopo due anni di indagine chiede il rinvio a giudizio di Incorvaia arriva in udienza e sulla base degli stessi elementi chiede il proscioglimento. Sono curiosa di vedere perché quei fatti non costituiscono reato. Di fatto ad oggi c’è un provvedimento civile che ha valutato quel comportamento non lecito e non conforme alla legge e vieta alla signora Incorvaia di pubblicare le foto della bambina e di metterla sui social. Quello civile è effettivo tanto che c’è una indagine dei servizi sociali sui due nuclei familiari, di Incorvaia e del mio assistito Sarcina. Per quale motivo questo fatto non sia penalmente rilevante lo capiremo fra tre mesi».
La citazione diretta a giudizio di Incorvaia – che è anche madre di Gabriele, 3 anni avuto dall’attuale marito Paolo Ciavarro – era arrivata a inizio dicembre dopo ventiquattro mesi di indagini. Nell’atto della procura di Roma, come aveva svelato Repubblica, si elencavano almeno cinque contesti pubblicitari, tra cui campagne per marchi di abbigliamento e calzature per bambini, nei quali Nina sarebbe apparsa sui profili della madre. Determinante per la procura sarebbe stato anche lo scambio di messaggi tra Sarcina e Incorvaia che il cantante aveva allegato alla sua querela: «Alle mie richieste via messaggistica rivolte alla Sig.ra Incorvaia di cessare di utilizzare l’immagine di nostra figlia sui social e a fini pubblicitari, la stessa mi ha risposto testualmente: “Io li campo grazie ai brand di moda e pago la scuola, vestiti, etc”, come da screenshot che si allega; ammettendo dunque che l’immagine della bambina viene utilizzata anche al fine di trarne un profitto economico senza alcuna autorizzazione e controllo dello scrivente su siffatta gestione». La replica dell’influencer, anche secondo gli investigatori, avrebbe dimostrato che Incorvaia era consapevole di utilizzare l’immagine della figlia per denaro.
Ora, invece, è arrivata una sentenza di assoluzione che è destinata a far discutere ma che naturalmente soddisfa David Leggi, difensore di Incorvaia: «Probabilmente questa sentenza riporta riporta nell’alveo del buonsenso una vicenda che deve rimanere al di fuori della giustizia penale. Spero che la chiusura di questo capitolo consenta a tutti e due i genitori, che amano immensamente la figlia, la gestione di un rapporto più sereno nell’interesse di Nina».