Il risultato che ne deriva è un ambiente monomaterico (e monocromatico), coerente e avvolgente al tempo stesso. L’atmosfera cozy, favorita anche dal cocciopesto, materiale tattile, scolpisce le linee e i volumi di questo ex interrato. Viene evidenziata la «continuità tra le superfici orizzontali e quelle verticali, in equilibrio tra memoria storica e linguaggio contemporaneo». Assume un ruolo fondamentale la luce naturale, che filtra dalle aperture a livello strada «riflettendosi sulle superfici e restituendo un’atmosfera ovattata e rarefatta».

Un tunnel di archi a tutto sesto, tipico delle terme, conduce dalla living room alla zona notte. Le porte spariscono e le barriere si abbattono. L’unico divisorio è la tenda in velluto che fa da separet alla zona zona notte.
Dario BorrutoLa salle de bain è il cuore della casa
A proposito dell’ispirazione, che ha guidato le membra del progetto di questo loft a Roma, Giuseppe Maria Genco ci parla delle antiche terme romane. «Thermae è un progetto che mette in discussione la logica distributiva tradizionale e propone una nuova modalità di abitare: più lenta, fluida, immersiva. Un’architettura che riscopre il legame tra corpo, materia e luce, tra storia e presente. Uno spazio che si abita come si percorre: con cura e tempo». Il percorso che definisce questa dimora culmina infatti nella salle de bain, che diventa il cuore pulsante della casa «dove il pavimento si trasforma in una vasca d’acqua». Questo elemento concavo, che emerge dal pavimento stesso in resina, rappresenta un rituale, un simbolo. Per niente banale, ribalta la concezione di ambiente di servizio, esaltando il bagno (spesso sottovalutato) come luogo cardine dell’architettura. La vasca diventa così una soglia simbolica che conclude, e insieme rigenera, l’intero tragitto. Le linee morbide e le curve, che sfondano i passaggi nelle murature, si ispirano proprio alle planimetrie organiche e ben strutturate dei bagni termali dell’Antica Roma.