Si definisce “amareggiata” Tiziana Giardoni commentando con il Corriere della Sera le ultime notizie circa vicenda che vede da un lato lei, vedova di Stefano D’Orazio storico batterista dei Pooh scomparso nel 2020, e dall’altro Francesca Michelon, la figlia del musicista riconosciuta tale dopo 10 anni di battaglia legale. 

Il tribunale, dopo aver accertato tramite test del dna il legame di paternità, ha annullato il testamento del 2016 e condannato Giardoni a risarcire Michelon con 60mila euro. Pochi giorni fa, poi, la notizia della richiesta di danni, pari a 100mila euro, di Giardoni contro Michelon poiché, secondo la vedova di D’Orazio, la figlia del batterista non avrebbe avuto mai nessun rapporto con il padre.

“Sono basita” le dichiarazioni della 41enne figlia di D’Orazio rilasciate qualche giorno fa: “Non ho capito quale sia la mia colpa. Ho inseguito per anni una sola verità, vedere riconosciuto il mio diritto di figlia. Parole a cui oggi replica Giardoni: “La cosa che mi infastidisce più di tutte è vedere buttare fango sulla memoria di mio marito Stefano, un uomo buono e generoso che ha fatto tanto del bene. Se le persone attaccano me non importa: ma non accetto che si metta in dubbio la lealtà di Stefano”.

Tiziana Giardoni chiede 100mila euro di risarcimento alla figlia di D’Orazio. Francesca Michelon: “Sono basita” “Stefano si autodefiniva un bancomat”

Secondo Giardoni – che precisa di non aver inoltrato alcuna nuova domanda di risarcimento (“Si tratta delle stesse richieste già formulate in primo grado dai miei precedenti avvocati”) – Michelon aveva rifiutato ogni rapporto con suo marito che, al contrario, lo avrebbe voluto “con tutte le sue forze”. E sui “danni psicofisici” alla base della sua richiesta di risarcimento, spiega: “Il suo legame con il padre per lei passava solo per il denaro. Stefano con molta tristezza si autodefiniva “un bancomat”. Veniva cercato solo come mero sostenitore economico: le richieste di denaro erano puntuali e insistenti. Questo portò Stefano a uno stato di prostrazione tale da doversi sottoporre a visite specialistiche e ricoveri, fino alla prescrizione di antidepressivi”.

Giardoni respinge poi l’accusa di aver interferito tra padre e figlia (” Io rispettavo la volontà di mio marito, che voleva a un certo punto minimizzare gli incontri per la sofferenza che gli procuravano”, le sue parole) e anche quella di essere venale: “Se mai otterrò un risarcimento lo darò in beneficienza”, assicura la vedova del musicista.

Il patrimonio di Stefano D’Orazio

Quanto al presunto patrimonio del marito: “Non c’è alcun patrimonio milionario, come sostengono gli avvocati della Michelon: parlano di due attici a Roma, in realtà è un normalissimo appartamento al 7° piano in cui vivo io” precisa ancora la donna che indica anche in questa situazione privata uno dei motivi per cui D’Orazio decise di lasciare i Pooh: “In quegli anni aridi ho visto mio marito diventare un’altra persona: era così spaventato che nel 2009 decise di lasciare i Pooh. Le richieste erano diventate insistenti e lui non voleva trascinare il gruppo in uno scandalo morale. Non credo di esagerare nel dire che si sentiva con le spalle al muro”.

Infine, il punto più doloroso di questa vicenda: “Il 6 novembre del 2020, giorno della morte di Stefano. Gli avvocati della Michelon mandarono una pec all’ospedale Columbus chiedendo l’esame del Dna sul corpo di mio marito appena deceduto”, confida Giardoni. Chi le sta vicino in questo momento? “Sempre e solo la mia famiglia. E spero nel sostegno dei Pooh”, conclude.

Stefano D’Orazio, il tribunale: “Francesca Michelon è sua figlia”. E annulla il testamento in favore della moglie