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Salta il taglio dei riscatti della laurea ma resta invariato l’allungamento fino a sei mesi delle finestre di attesa per le pensioni anticipate, che saranno estese in modo progressivo dal 2032 per arrivare a regime nel 2035.
È questa l’ultima proposta del Governo sulle regole delle pensioni che hanno infiammato il dibattito nella maggioranza intorno alla manovra. Il doppio intervento, su riscatti e finestre, per chiudere ulteriormente i rubinetti dei pensionamenti anticipati aveva portato sulle barricate la Lega, che prima con il relatore della manovra al Senato Claudio Borghi e poi direttamente con il vicepremier Matteo Salvini aveva assicurato che il pacchetto previdenziale sarebbe stato cancellato. Ma così non è, almeno finora.
La nuova riformulazione governativa arrivata a metà pomeriggio in commissione Bilancio a Palazzo Madama limita l’azione delle forbici a una delle due parti della misura contestata, quella che avrebbe ridotto via via nel tempo il peso dei periodo di studio riscattati nel calcolo della maturazione dei requisiti di anzianità. La regola era finita mercoledì sera anche nel mirino della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva indicato la necessità di correzioni per evitare che la tagliola scattasse anche per i riscatti già effettuati. Ma l’ipotesi di limitare la dieta alle opzioni esercitate dal 1° gennaio prossimo avrebbe avuto come effetto collaterale di ridurre le entrate dell’Inps: perché i riscatti sono a pagamento, e in pochi avrebbero continuato a scegliere quella via nella consapevolezza che il periodo coperto da questi versamenti avrebbe perso nel tempo fino a 30 mesi, due anni e mezzo, nel calcolo dell’anzianità contributiva.
Per i riscatti, quindi, non accade nulla, al netto dei dubbi che prevedibilmente circonderanno le scelte future degli ex studenti, chiamati a pagare per un meccanismo di aiuto all’anzianità contributiva che però, dopo essere finito una volta sui tavoli di una manovra, potrebbe tornarci in un futuro indeterminato.
Nulla però cambia, rispetto ai testi degli ultimi due giorni, nemmeno per le finestre. Che quindi continueranno ad allungarsi da tre a quattro mesi nel 2032-33 per arrivare a cinque mesi nel 2034 e a sei mesi dal 2035, raddoppiando dunque gli attuali tempi di attesa fra il raggiungimento dei requisiti per il pensionamento anticipato (oggi 42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne) e l’uscita effettiva dal lavoro. Cancellare anche questo intervento richiederebbe infatti uno sforzo aggiutivo per le coperture.
