“Purtroppo – aggiungono dalla sede nei Paesi Bassi –, le proposte non affrontano in modo significativo le problematiche che il settore sta affrontando in questo momento. In particolare, il pacchetto non fornisce una traiettoria sostenibile per il segmento dei veicoli commerciali leggeri, che si trova in una situazione critica, né le flessibilità al 2030 richieste dall’industria per le autovetture”. Questo il punto di vista della società guidata dall’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa.

L’offensiva degli industriali tedeschi

Le reazioni più forti arrivano dalla Germania. Del resto Berlino, assieme a Roma, aveva fatto pressing nelle scorse settimanee affinché l’Europa tornasse a prendere in considerazione nella sua strategia di sostenibilità anche biocarburanti ed e-fuel, non solo l’auto elettrica.

L’Organizzazione tedesca dei costruttori di automobili (Vda) boccia senza sconti il pacchetto: “Bruxelles ha deluso le aspettative, il pacchetto è disastroso“, ha dichiarato la presidente della Vda Hildegard Müller, che poi aggiunge: “È incomprensibile come la Commissione possa agire in questo modo in questo momento: le ragioni della scarsa competitività dell’Europa non vengono nemmeno affrontate, né i risultati dei processi di revisione vengono resi noti. La necessità di agire viene quindi mal interpretata”.

E il fronte di chi pensa che il Green deal sia stato “ucciso”

Altrettanto dura, ma dal fronte opposto, l’analisi della testata Politico: “A poco più di due anni dalla sua promulgazione – scrive il giornalista Jordyn Dahl – il divieto imposto dall’Unione europea alle auto a benzina entro il 2035 è ormai morto. Il suoi assassina: la Germania, sede della più grande industria automobilistica d’Europa, e il Partito popolare europeo di centrodestra, la famiglia politica filoimprenditoriale a cui appartengono von der Leyen e il cancelliere tedesco Friedrich Merz”.

Solo “sei mesi fa era impensabile che la Commissione apportasse questa correzione di rotta”, ha affermato un diplomatico europeo sentito da Politico che ha definito “decisivo” l’intervento della Germania nel destino della legge. “L’ideologia dell’elettrico puro sta finendo”, il requiem di chi denigrava la norma originaria.

Critica anche la coalizione europea che riunione ong che si occupano di mobilità sostenibile Transport & Environment, secondo la quale le nuove norme favorirebbero i concorrenti asiatici: “L’inversione di marcia sul 2035 non renderà di nuovo grandi i costruttori europei: prolungare la vendita dei motori a combustione distoglierebbe gli investimenti dai veicoli elettrici, mentre la Cina continua a correre”.

Ma davvero l’Europa vuole scendere dall’auto elettrica?

Le opinioni sono così distanti – persino tra coloro che in linea teorica militano nella medesima fazione – che è difficile capire la bontà del pacchetto Automotive della Commissione von der Leyen. Bisogna dunque partire dall’inizio, ovvero dal regolamento UE 2023/851 che prevedeva, rispetto al 2021, una riduzione del 100% delle emissioni allo scarico per le nuove immatricolazioni entro il 2035.