La Toscana è straordinariamente ricca di storia e di architettura, ma tutta questa attenzione per estetica e progettazione sembrano svanite quando si parla di stadi di calcio. Adesso tutta una serie di nuovi progetti ambiscono a restituire impianti degni della storia dei club del Granducato.
La Toscana è una regione nota in tutto il mondo per il suo patrimonio storico e architettonico. Da Firenze a Pisa, passando per Siena e i numerosi borghi medievali, il territorio offre esempi di architettura che vanno dall’epoca medievale a quella contemporanea. Anche negli ultimi decenni non sono mancati interventi rilevanti, come musei e cantine vinicole progettati con particolare attenzione al design.
Questa sensibilità architettonica, tuttavia, non si riflette negli stadi della regione. La Toscana ospita club storici e tifoserie molto radicate, ma i suoi impianti sportivi risultano datati e poco attrattivi, se non veri “mausolei di cemento” fatiscenti. Molti di essi sono stati costruiti tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento, durante il periodo fascista, privilegiando la funzionalità rispetto alla qualità architettonica.
Nonostante l’Italia sia stata la culla di alcuni dei modelli di arena più influenti della storia, questa tradizione non ha avuto un seguito nella progettazione degli stadi, non fanno eccezione quelli toscani, che oggi rappresentano un elemento di evidente contrasto con il contesto urbano in cui si inseriscono, data la condizione di degrado avanzato in cui si presentano.
Restyling stadio Artemio Franchi, il render del progetto vincitore di David HirschFiorentina
L’ACF Fiorentina, fondata nel 1926, rappresenta la città da quasi un secolo ed è stata una presenza costante in Serie A. Dal 1931 gioca le partite casalinghe allo Stadio Artemio Franchi, inizialmente intitolato al gerarca fascista Giovanni Berta.
Lo stadio, interamente realizzato in cemento armato, è stato ristrutturato tre volte. Il Franchi è una vera capsula del tempo dell’Italia fascista tra gli anni Venti e Trenta. Mussolini puntava fortemente a ospitare il Mondiale del 1934 e a promuovere l’immagine del Paese a livello internazionale, e questo fu probabilmente uno dei motori della sua costruzione. Alcuni hanno persino ipotizzato che la forma a “D” dello stadio fosse un omaggio al “Duce”.
Dopo la Seconda guerra mondiale lo stadio venne rinominato Stadio Comunale e rimase sostanzialmente invariato fino all’avvicinarsi dei Mondiali del 1990. Negli anni Ottanta il presidente di allora, Flavio Pontello, propose di costruire un nuovo impianto privato, ma il consiglio comunale bocciò l’idea. Si optò quindi per ristrutturare la struttura esistente, eliminando la pista d’atletica.
Dieci anni dopo la Fiorentina entrò in un periodo difficile, culminato con il fallimento del club nel 2002 e lo stadio è rimasto sorprendentemente datato per una città come Firenze. Oggi il progetto vincitore del concorso internazionale per il restyling dello stadio Artemio Franchi – e la riqualificazione dell’area del quartiere di Campo di Marte – è firmato dall’architetto David Hirsch, dello studio Arup Italia di Milano
Per la ristrutturazione la conclusione è prevista nel 2029, anche se i primi ritardi fanno sorgere qualche dubbio (la curva Fiesole non sarà pronta per il 2026, centenario della fondazione del club). Solo il tempo dirà se l’operazione avrà successo.

Il fallimento della Robur ha bloccato ogni progetto di nuovo stadio per Siena.
Foto di Jack SicilianoSiena
Siena ospita uno dei club più antichi della regione, la Robur Siena 1904. Dopo un buon periodo in Serie A all’inizio degli anni Duemila, la squadra è precipitata fino alla quarta divisione.
Il suo stadio, anch’esso intitolato ad Artemio Franchi, si trova in una suggestiva valle poco sotto il centro storico. Nonostante la posizione incantevole, l’impianto lascia molto a desiderare: quattro tribune metalliche rimaneggiate nel tempo e un aspetto che tradisce chiaramente l’età.
Costruito nel 1923, ha una capienza di circa 15.000 posti, un terzo dei quali aggiunti durante la parentesi in Serie A. Ancora una volta, il contrasto con l’atmosfera medievale della città è evidente. Il fallimento del club nel 2014 ha congelato qualsiasi progetto di ristrutturazione, e per ora lo stadio resterà così com’è.
Lo Stadio Carlo Castellani di Empoli sarà ristrutturato a partire dall’estate del 2026. Foto di Francesco SaniEmpoli
Empoli ospita uno degli stadi relativamente più recenti della Toscana. Inaugurato nel 1965, il Carlo Castellani è dedicato allo storico capocannoniere del club, morto in un campo di concentramento nazista nel 1944.
Essendo stato costruito dopo la caduta del fascismo, ha un aspetto diverso rispetto agli altri stadi toscani. All’epoca, le tribune in cemento su due livelli erano considerate un piccolo capolavoro ingegneristico, anche se l’estetica resta secondaria rispetto alla funzionalità.
L’impianto è composto da due tribune rettilinee lungo il campo e la pista d’atletica, con settori curvi dietro le porte, tutti scollegati tra loro. Realizzato in cemento e acciaio, può accogliere oltre 16.000 spettatori. La maratona è stata costruita con i contributi per i Mondiali Italia ’90 ma anche questa struttura, su due livelli, appare ormai datata nonostante la nuova copertura.
Per anni l’Empoli è stato un club di basso profilo, spesso confinato in terza serie. Negli ultimi trent’anni, però, ha alternato Serie A e B, arrivando anche a qualificarsi per le competizioni europee nel 2006/07. Nel 2024 è stato approvato dal Comune il piano di ristrutturazione, con inizio lavori previsto per il 2026: via la pista d’atletica e più posti a sedere, con l’obiettivo di rendere lo stadio più vivo e coinvolgente entro la fine del decennio.
progetto Studio di Architettura Iotti-Pavarani per il nuovo stadio del PisaPisa
Il Pisa Sporting Club 1909 vive una fase di rinascita, culminata con la promozione in Serie A nel 2025, la prima dagli anni ’90. Lo stadio, però, non è all’altezza della massima categoria.
L’Arena Garibaldi-Romeo Anconetani ospita partite dal 1919 ed è stata completata nel 1931. Durante la Seconda guerra mondiale fu utilizzata dagli Alleati come ospedale da campo. L’impianto è composto da due tribune laterali e due curve dietro le porte, uniti in un anello nel 1978.
Con soli 12.500 posti, è incastrato nel quartiere di Porta a Lucca e appare fuori scala rispetto all’area circostante. A differenza di alcuni stadi storici perfettamente integrati nel tessuto urbano, questo impianto, a due passi da piazza dei Miracoli, sembra quasi fuori posto. Con il ritorno in Serie A, il Pisa sta valutando un trasferimento e la costruzione di un nuovo stadio moderno, più attrattivo per tifosi e turisti.
CC BY-SA 4.0 Livorno, stadio Armando PicchiLIVORNO
Livorno ospita un altro stadio nato durante il boom edilizio degli anni Trenta. Lo Stadio Armando Picchi, noto anche come Ardenza dal nome del quartiere, è costruito in cemento armato ed è stato il primo edificio della città realizzato con questo materiale.
Ha una struttura ad anello, con pista d’atletica attorno al campo. Secondo alcuni critici, incarna l’ideale di “bellezza maschile” promosso dal regime fascista. Fuori il cemento è crepato e di bellezza ce n’è rimasta poca!
Il club amaranto, fondato nel 1915, fu protagonista in Serie A nei primi anni, ma al momento della costruzione dello stadio alternava già Serie A e B, prima di scendere a lungo nelle categorie inferiori. Tornò stabilmente in Serie A solo tra il 2004 e il 2008. Da allora, brevi apparizioni e nuove difficoltà, culminate con la rifondazione nel 2021.
Oggi il Livorno milita in terza serie e sta effettuando piccoli interventi di messa in sicurezza e ammodernamento dello stadio, senza piani di trasferimento. Se un giorno tornerà ai vertici del calcio italiano, lo farà ancora all’Armando Picchi.
Render del nuovo stadio dell’Arezzo. Progetto di M28Studio in collaborazione con Studio SPSK* di Roma
Continuando il giro per la Toscana la situazione non è migliore. La Lucchese, altro storico club, finita in bancarotta la scorsa estate, milita nei Dilettanti per la stagione 2025/26. Un destino condiviso con il Prato e la Pistoiese, che hanno un passato di tutto rispetto. Oltre al declino sportivo, c’è quello dei loro stadi, con la situazione del “Lungobisenzio” di Prato che è stata particolarmente critica e la squadra costretta a lungo a giocare lontano dal campo cittadino.
La Carrarese, invece, lo scorso anno è tornata in Serie B dopo 60 anni e a Carrara hanno appena inaugurato una nuova bella curva per gli ultras apuani. Ad Arezzo, con gli amaranto in lotta per la promozione in Serie B, è stato presentato il progetto per il nuovo stadio da completare nel 2030. Speriamo sia di buon auspicio per tutti i club toscani che meriterebbero di giocare in strutture all’altezza della loro storia.
Articolo di Jack Siciliano/ Syracuse University Program in Florence
Cover foto: lo stadio del Siena come si presenta oggi. Foto di Jack Siciliano