Caravaggio a Napoli”, un libro per raccontare l’eredità viva del pittore. Che “Repubblica” celebra con un volume che domani, sabato 20 dicembre, acquistando il quotidiano, sarà offerto in omaggio ai lettori. Un volume tra capolavori, archivi e nuove letture. Una mappa culturale, strenna d’arte e strumento di conoscenza diffusa. Con questo spirito il libro “Caravaggio a Napoli” è stato realizzato da “Repubblica” (la parte grafica è curata dall’editore Guida) ed è stato presentato nella sede di Gallerie d’Italia, il museo che custodisce uno dei tre capolavori del maestro rimasti a Napoli. L’omaggio ai nostri lettori restituisce la centralità di Michelangelo Merisi nella storia e nell’identità di Napoli, qui raccontata, tra l’altro, nei saggi di Maria Cristina Terzaghi (storica dell’arte esperta di Caravaggio), Eike Schmidt (direttore del museo di Capodimonte) e lo storico dell’arte Giuseppe Porzio.
Ad aprire l’appuntamento è Antonio Denunzio, vicedirettore di Gallerie d’Italia, che ricostruisce il lungo lavoro attorno al Martirio di Sant’Orsola (esposto nelle sale del museo), l’ultimo dipinto documentato di Caravaggio, custodito a Napoli. Il volume segna la conclusione di un anno e mezzo di iniziative, avviate anche grazie ai prestiti internazionali dell’opera, da Londra a Palazzo Barberini, occasioni decisive per una revisione conservativa approfondita. Le indagini diagnostiche hanno rivelato dettagli finora invisibili, restituendo una composizione più affollata e complessa; è stata sostituita la cornice ottocentesca e ripensato l’allestimento con una nuova teca. «Tutto rientra – sottolinea Denunzio – in un’esigenza morale: custodire, salvaguardare, studiare e garantire la visione di un capolavoro assoluto».

L’idea editoriale nasce, spiega Ottavio Ragone, responsabile della redazione di Repubblica a Napoli, «all’interno di una collana pensata per allargare l’area di lettura dei giornali e dei libri. Il volume unisce i tre capolavori caravaggeschi presenti a Napoli – a Capodimonte, al Pio Monte della Misericordia, e a Gallerie d’Italia – a un ampio saggio documentario costruito sui materiali dell’Archivio Storico del Banco di Napoli. Ma il libro parla anche il linguaggio del presente: Caravaggio come icona dei social, protagonista di cinema e fumetti». Una miscela di livelli narrativi per raggiungere un pubblico il più ampio possibile, anche oltre la carta, con la versione digitale destinata agli abbonati.
Per Fabrizia Paternò, sovrintendente del Pio Monte della Misericordia, la collaborazione è apparsa subito vincente. Non solo un invito a visitare le opere, ma uno stimolo a nuove letture e approfondimenti. Il successo di pubblico che si reca al Pio Monte per vedere il capolavoro di Caravaggio sostiene direttamente l’azione sociale dell’istituzione, che reinveste gli introiti nelle attività di beneficenza e assistenza. «Caravaggio – ricorda – fu chiamato apposta per rappresentare il manifesto della nostra missione». Uno sguardo civico arriva dall’assessora comunale al Turismo Teresa Armato, che definisce il libro «una strenna formidabile e una mappa per napoletani e turisti. Caravaggio, entrato profondamente nell’identità della città, continua a parlarne con il suo sguardo di pietas sull’umanità. Un modo per conoscere Napoli oltre il consumo rapido, attraverso strumenti culturali».
Tra i contributi più originali quello di Andrea Zappulli, archivista della Fondazione Banco di Napoli, che descrive l’Archivio come uno dei luoghi più “caravaggeschi” della città: senza colori né figure, ma densissimo di tracce. Qui Caravaggio appare come operatore economico, pagato come chiunque altro, imprigionato in una “democratica” pagina d’inchiostro. I documenti raccontano i rapporti con i committenti, le spese, i legami con artisti come Battistello Caracciolo, restituendo un profilo umano e quotidiano. «E la ricerca – assicura – è tutt’altro che conclusa». Per Antonio Ferrara di “Repubblica”, che ha curato il volume insieme a Ragone, lavorare al libro ha significato reimmergersi nella storia di Napoli e interconnettere le sue strutture museali, confermando che l’arte resta uno strumento fondamentale per ricucire legami in un mondo inquieto. Chiude l’incontro Alessandra Rullo, capo curatrice delle collezioni di Capodimonte, che rivendica il valore divulgativo dell’operazione senza banalizzazioni: «Metti un Caravaggio sotto l’albero, se non l’originale almeno il racconto». La Flagellazione custodita a Capodimonte, “star” delle collezioni, ha segnato uno spartiacque nella storia del museo e della città, dal Seicento al trasferimento del 1972 nelle sale di Capodimonte. E anche oggi, nel pieno della trasformazione del museo, Caravaggio resta protagonista, sempre visibile al pubblico. Al termine della presentazione, Denunzio ha accompagnato i lettori in una visita guidata al capolavoro di Caravaggio.