Attrice, produttrice, mamma, nonna. Edwige Fenech è una donna che sorride alla vita nonostante le difficoltà avute soprattutto nell’infanzia, quando fu costretta con la famiglia a lasciare l’Algeria per trasferirsi in Francia. «Fu davvero drammatico. Quando arrivammo in Francia non ricevemmo una bella accoglienza, anzi. Al porto, nel momento dello sbarco, ci tirarono frutta marcia, non ci volevano. Ci urlavano di tornare a casa nostra, ma noi una casa non ce l’avevamo più. Mio padre restò senza lavoro per tanto tempo, nonostante a 18 anni avesse combattuto per la Francia, a me rifiutarono l’iscrizione ad una scuola di danza. Ero piccola e faticavo a capire il motivo: sui nostri documenti c’era scritto che eravamo algerini, bastava questo a chiuderci le porte».

A vent’anni, la decisione di venire a vivere in Italia.
«Alla luce di ciò che era successo in Francia, eravamo un po’ pensierosi, invece trovammo subito tanto affetto e calore. Le persone ci incoraggiavano ed erano sempre gentili, disponibili ad aiutarci. Capii subito che saremmo stati bene, ritrovammo il sorriso e la voglia di credere nella vita».

Poi arrivò il cinema…
«Sono stati anni molto belli, mi sono divertita tanto. I film nei quali ho recitato mi hanno permesso di lavorare con tanti attori molto bravi, ad esempio Ugo Tognazzi, Renato Pozzetto e Lino Banfi, con quest’ultimo mi sento regolarmente ancora oggi».

Il grande schermo l’ha sempre appassionata.
«Quando ero in Algeria, andavo al cinema con mia madre tutte le settimane. Non c’importava che film proiettassero, eravamo onnivore di pellicole. Ricordo che a quei tempi era scandaloso che due donne sole andassero a vedere uno spettacolo, così ci nascondevamo, non lo dicevamo nemmeno ai familiari».

Nel Maestro ha ora un cameo.
«Per me, questo ruolo, seppur piccolo, significa molto. Anche per come è arrivato. Un giorno ho ricevuto un messaggio del regista Andrea Di Stefano che mi chiedeva di sentirci. Conoscevo la sua carriera, avevo amato molto il suo ultimo film e quindi ero curiosa di sapere cosa mi proponesse. Fu gentilissimo, mi disse che aveva scritto una sceneggiatura nella quale c’era un ruolo pensato apposta per me. Me lo ha descritto e me ne sono innamorata. Il personaggio si chiama Scintilla».

Il protagonista de Il maestro è Pier Francesco Favino, che lei conosce bene.
«Lo scoprii giovanissimo, era già molto bravo, mi faceva emozionare. Poi l’ho sempre seguito e ammirato. Tornare a lavorare con lui è stato chiudere un cerchio. Pier Francesco è un uomo buono, un vero gentiluomo».

Oggi lei vive a Lisbona. Perché questa scelta?
«Presi questa decisione nel 2015. Sentivo da un po’ il desiderio di cambiare vita, di trasferirmi. Un giorno stavo vedendo in televisione, insieme a mia madre, un documentario su Lisbona e me ne innamorai immediatamente. Non conoscevo nessuno che vivesse lì, dopo tre giorni ci trasferimmo».

Come si trova?
«Benissimo. Il clima è ottimo, la città è molto bella. E la gente è discreta. A Lisbona ha vissuto per tre anni anche Madonna e poteva andare al supermercato senza che fosse assalita dai fan. Io per diverso tempo ho creduto che qui non mi conoscessero, invece poi ho scoperto che non mi fermano per selfie e autografi solo perché rispettano la mia privacy».