La “Vergine annunziata” di Antonello da Messina: perché sembra così moderna

Tra i capolavori più magnetici del Rinascimento italiano, la “Vergine annunziata” (o “Annunciata di Palermo”) di Antonello da Messina colpisce per una scelta radicale: non vediamo l’angelo, non vediamo la stanza, non vediamo la scena “completa”. C’è solo Maria, eppure basta lei a raccontare tutto. L’opera è conservata alla Galleria Regionale della Sicilia, a Palazzo Abatellis (Palermo) ed è una delle madonne più belle del 1400.

Ascolta su Spreaker.

Un’Annunciazione senza Annunciazione

Nelle Annunciazioni classiche l’evento è narrativo: Maria da un lato, Gabriele dall’altro, simboli, architetture, talvolta un giardino. Qui invece Antonello da Messina fa un’operazione quasi “cinematografica”: taglia fuori l’interlocutore e ci mette al suo posto. Maria guarda verso di noi come se stessimo entrando, proprio in quell’istante, nel suo spazio mentale. Questa scelta crea una tensione nuova: non assistiamo alla scena, la interrompiamo.

Un consiglio in più

Iscriviti al canale Whatsapp di Studenti.it per ricevere gli aggiornamenti in tempo reale sulle news che riguardano la scuola, i giovani e tutte le opportunità come borse di studio e bonus. VAI QUI (ricorda di abilitare le notifiche).

L’istantanea: il punto di vista dal basso e l’effetto “fotografia”

Uno dei motivi per cui l’opera appare così contemporanea è l’inquadratura: Maria è vista leggermente dal basso, come in uno scatto preso al volo. Il fondo scuro elimina distrazioni e concentra l’attenzione su volto, mani, gesto. La mano destra alzata sembra dire “fermati”, “aspetta”: un dettaglio minimo, ma potentissimo, perché rende visibile l’emozione prima ancora della storia.

Leggi anche



Nel quadro La pubertà di Munch non è il nudo a inquietare, ma ciò che compare dietro

Intimità fiamminga: luce, silenzio e realismo controllato

Antonello fonde la solidità italiana con un clima nordico: essenzialità, penombra, cura dei particolari. È un’intimità quasi domestica, fatta di silenzio e concentrazione, dove la spiritualità passa attraverso la psicologia: lo sguardo è misurato, la bocca trattiene qualcosa, le mani “parlano”. Non è un caso che molti commenti critici colleghino questa scelta a modelli fiamminghi: la scena si svuota e, proprio per questo, si riempie di presenza.  Anche le dimensioni contribuiscono all’effetto di vicinanza: è un olio su tavola di circa 45 × 34,5 cm, quindi non un grande altare monumentale, ma un’immagine che funziona quasi come un incontro ravvicinato.

Leggi anche



Arte fiamminga e arte italiana: caratteristiche e differenze

Dove si trova e perché vale il viaggio

La Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis è uno scrigno di capolavori, ma l’“Annunziata” è spesso considerata la sua “stella” più riconoscibile, esposta nella sala dedicata ad Antonello. Se vai a Palermo e vuoi un’opera capace di parlare anche a chi “non capisce d’arte”, è questa: perché non chiede di conoscere la storia, chiede solo di guardare.