Il panorama della preservazione videoludica si arricchisce di un nuovo, ambizioso capitolo: Grand Theft Auto: Vice City è ora giocabile direttamente dal browser, senza necessità di download o installazioni.

L’operazione porta la firma del team Dos Zone, collettivo già noto nella scena retrogaming per aver reso accessibili via web classici come Doom, Half-Life: Deathmatch e il primo capitolo di GTA.

Si tratta di un risultato tecnico notevole che solleva interrogativi sulla fruibilità futura dei titoli storici, ma anche questioni legali ancora irrisolte riguardo i diritti di sfruttamento delle proprietà intellettuali di Rockstar Games.

Pubblicato originariamente nel 2002 su PlayStation 2 e successivamente approdato su Xbox e PC nel 2003, Vice City rappresenta uno dei capitoli più amati della saga GTA.

L’ambientazione negli anni ’80, la colonna sonora iconica e il tono narrativo distintamente crime movie ne hanno fatto un punto di riferimento generazionale, spesso paragonato per impatto a San Andreas.

Ora, grazie all’implementazione basata su js-dos, questo pezzo di storia videoludica torna accessibile attraverso qualsiasi browser moderno, funzionando su Windows, Android, macOS, iOS e Linux.

Dal punto di vista tecnico, l’implementazione supporta risoluzioni multiple, controlli standard da tastiera e persino l’utilizzo di controller.

Test condotti su dispositivi come Xbox Ally X hanno confermato la piena compatibilità anche con hardware portatile, rendendo il titolo fruibile su tablet e smartphone, sebbene i controlli touch risultino meno immediati dell’esperienza tradizionale.

Il sistema di salvataggio locale è integrato con opzioni cloud tramite la piattaforma js-dos, permettendo di proseguire le sessioni su dispositivi differenti.

Qui emerge il principale limite dell’iniziativa: per continuare oltre il prologo, gli utenti devono caricare un file originale di Vice City, che viene verificato tramite checksum per confermare la corrispondenza con gli asset retail.

Dos Zone sostiene di non distribuire risorse originali del gioco, affidandosi esclusivamente a file forniti dagli utenti, una distinzione tecnica che tuttavia non chiarisce definitivamente la posizione legale dell’operazione agli occhi dei detentori dei diritti.

La questione legale rappresenta infatti il nodo critico dell’intera operazione. Sebbene il team sottolinei l’assenza di distribuzione diretta di contenuti protetti, la disponibilità di una versione browser-based pubblicamente accessibile potrebbe non essere accettata da Rockstar Games o Take-Two Interactive.

Storicamente, le major del settore hanno dimostrato posizioni variabili verso progetti di preservazione comunitaria: alcuni sono stati tollerati, altri hanno ricevuto cease and desist.

Il precedente dei remake fan-made di titoli classici, spesso rimossi su richiesta dei publisher, suggerisce cautela.

Al di là delle implicazioni legali, il progetto dimostra le potenzialità crescenti delle tecnologie web-based per la preservazione videoludica.

L’accessibilità cross-platform senza necessità di emulatori o configurazioni complesse abbassa drasticamente la barriera d’ingresso per i giocatori interessati a riscoprire classici del passato.

Resta da vedere se iniziative simili diventeranno lo standard per il retrogaming o se rimarranno esperimenti di nicchia, costantemente a rischio di rimozione per questioni di copyright.