Il passaggio dal contratto Aris-Anmirs degli Ospedali Religiosi al contratto Aris-Cimop delle Case di Cura Private dei medici di Casa Sollievo della Sofferenza “non è accettabile” e non è in alcun modo negoziabile secondo l’Associazione Nazionale Medici Istituti Religiosi Spedalieri. Non ci sono margini di trattativa e a chiarirlo è il segretario nazionale del sindacato Anmirs, Donato Menichella, arrivato a San Giovanni Rotondo per la fiaccolata solidale a sostegno dei medici e di tutto il comparto sanitario dell’ospedale di San Pio. 

Intervistato dal direttore di FoggiaToday Massimiliano Nardella, conferma lo stallo nelle interlocuzioni con la dirigenza: “È impossibile parlarci”, afferma bollando come autoreferenziale il suo atteggiamento. Il sindacato è stato contattato in queste ore da politici, come il leader M5S Giuseppe Conte, sindaci che si sono interessati alla vicenda, dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e dalla task force regionale per l’occupazione. L’interesse del governatore ha particolarmente colpito il numero uno di Anmirs.

Il cambio di contratto “non è negoziabile, perché noi abbiamo avuto in questi due anni dei negoziati e gli abbiamo lasciato un sacco di soldi, ma questo fa parte dello spirito di corpo, della partecipazione alla vita dell’ospedale – afferma Menichella -. Non può incidere sul nostro stato giuridico. Questi sono medici ospedalieri, hanno diritto a un contratto ospedaliero, hanno diritto a un trasferimento eventuale nel pubblico, perché sono equiparati”.

E non si accontentano, certo, di qualche soldo in più. “Il problema non è quello. E poi, se mi devi aggiungere i soldi e dici che starò altrettanto bene, perché non mi lasci dove sto? La gente è scandalizzata. Facciamo più di quanto dobbiamo fare, abbiamo un contratto garantista da un punto di vista professionale. Ci lascino in pace”, prosegue Menichella.

La crisi di Casa Sollievo e la necessità di cambiare contratto, secondo il sindacalista, sono due cose “assolutamente separate, perché con gli accordi che abbiamo fatto negli ultimi due anni, che si rifanno al nostro contratto di lavoro, l’abbiamo messa nelle condizioni di risparmiare un sacco di soldi che doveva ai medici, di rateizzare una serie di cose, di avere degli sconti. Quindi, non solo gli obiettivi sono stati sempre raggiunti, ma i medici fanno 138.000 ore in più all’anno di cui la metà non vengono pagate, ma nessuno gli ha chiesto niente”, osserva il sindacalista.

I medici sentono di aver già fatto la loro parte. “Non vorrei che ci fosse qualche manovra dietro”, è il sospetto del leader nazionale Anmirs. “Ci sono molti gruppi interessati a San Giovanni, perché San Giovanni Rotondo vale tanto, in termini di prestigio, ma anche di attrezzatura”.

Oggi suggerisce alla governance quello che ha sempre consigliato: concentrarsi sulla gestione dei costi. “La situazione sta migliorando, come dice lo stesso Gumirato, che poi si contraddice. E sta migliorando per effetto di queste rinunce e anche della passione dei medici e non solo dei medici. La produttività dell’ospedale Casa Sollievo è enorme, perché è una produttività di poco meno di 600.000 euro a medico. Sono pochissimi gli ospedali no profit che si possono permettere una cosa del genere. È un risultato grossissimo”.

Passare dalla gestione privata a quella pubblica sarebbe, a sentire lui, la soluzione più semplice, “ma, forse, nemmeno necessaria. D’altronde, la Regione già impegna 265 milioni di euro ogni anno. Non sono bruscolini”.

Per il resto del comparto è previsto il passaggio dal Ccnl Sanità Pubblica al Ccnl Sanità Privata Aris–Aiop. “Sembra strumentale l’operazione della direzione e, tra l’altro, quello che propongono a noi è molto più grave di quello che propongono a loro”. Si intende, soprattutto dal punto di vista professionale più che economico. “Se volevo fare il medico di casa di cura privata ci andavo, ma se sono andato in un ospedale, e in un ospedale di questo tipo, in una sede pure disagiata e con degli obiettivi di un certo tipo, ma perché mi devi dare un colpo nella schiena?”, si interroga.

Resta fiducioso sull’esito della vertenza. “Spero che qualcuno recuperi un po’ di razionalità. Ci sono tante persone che possono intervenire e raddrizzare la faccenda. Non si possono fare sconti sulla normativa e, comunque, anche se li volessimo fare sarebbe il male di San Giovanni Rotondo, perché molti se ne andrebbero”, conclude Menichella.