Poiché a Natale siamo tutti più buoni, in Veneto un automobilista ha sparato due volte contro un gruppo di ciclisti senza colpirli. In altri periodi dell’anno avrebbe aggiustato la mira. Le strade sono uno dei pochissimi luoghi dove gli esseri umani si incrociano ancora «in presenza», dove cioè hanno la possibilità di esprimere di persona lo stesso grado di tolleranza, gentilezza e moderazione che manifestano sul web. I pedoni odiano gli automobilisti, gli automobilisti odiano i ciclisti, i ciclisti odiano i motociclisti e tutti odiano i monopattini. Basta un contatto fortuito tra specchietti retrovisori per innescare duelli brevi ma ferocissimi. Sguardi sprezzanti, insulti terribili, reazioni assolutamente sproporzionate all’entità dell’offesa. I più arrabbiati sono quelli che hanno torto: il parcheggiatore in doppia fila, il sorpassante da destra, l’addormentato al semaforo, il mono-pattinatore che sfreccia contromano, il pedone che attraversa fuori dalle strisce con la testa sullo schermo del telefono. Hanno imparato dai politici che la miglior difesa è l’attacco e inveiscono come ossessi contro chiunque osi criticare la loro interpretazione estensiva del concetto di libertà.
I colpi di pistola ai ciclisti veneti risuonano come un presagio o un avvertimento: se tutti possedessero un’arma, molti la terrebbero nel cruscotto e le strade — per non parlare di quel luogo metafisico che sono le rotonde — diventerebbero il fondale di un film western.
23 dicembre 2025, 06:16 – modifica il 23 dicembre 2025 | 08:01
© RIPRODUZIONE RISERVATA