Tempio Nessun consenso ai rapporti sessuali. Che per i giudici si sono, anzi, consumati in un contesto di particolare brutalità. Lo rimarcano nelle motivazioni della sentenza di condanna di Ciro Grillo e dei suoi tre amici, ribadendo l’attendibilità della vittima dello stupro di gruppo «che fin dal principio ha reso un racconto immutato nel suo nucleo essenziale».
I giudici mettono l’accento sul carattere violento dei rapporti subìti che escludono un’ipotesi di consenso da parte della ragazza, dato che si sono consumati «in un contesto di costrizioni ed impossibilità di reagire da parte della giovane che denotano la particolare brutalità del gruppo, coeso fin da principio, e che ha agito in un contesto predatorio e prevaricatorio non tenendo in considerazione alcuna lo stato di fragilità in cui versava la ragazza».
Condizione di minorata difesa dovuta allo stato di ubriachezza, di cui hanno approfittato. Anche i video sulla violenza di gruppo, agli atti del processo e visionati in aula, attestano la veridicità del racconto. «Appaiono chiari e inequivocabili», scrive il collegio. Così come i lividi «provocati durante la violenza», dicono i giudici, e non durante l’attività di kitesurf, come sostenuto dai difensori degli imputati. «Mi hanno violentato tutti», aveva detto piangendo, svegliando l’amica che dormiva sul divano.