David Gaudu ripercorre e analizza la stagione appena conclusa per prepararsi al meglio al 2026. Il francese ha vissuto un 2025 caratterizzato dal alti e bassi: una vittoria di tappa e podio generale al Tour of Oman, un percorso anonimo fino al Giro d’Italia, complici le cadute a Strade Bianche e nelle prime tappe della Corsa Rosa, quindi un ruolo da protagonista nelle prime tappe della Vuelta a España, vittoria compresa, prima di chiudere senza altri spunti. Con un anno ormai ormai alle spalle e quello nuovo alle porte, è ora per lui di pensare alla prossima stagione. Se il suo calendario non è ancora stato reso noto (verrà svelato in occasione della presentazione della squadra il prossimo 9 gennaio), il corridore della squadra che dal prossimo anno sarà Groupama – FDJ United ha rilasciato alcune dichiarazioni al termine del ritiro in Spagna, ripercorrendo le difficoltà incontrate nelle ultime stagioni, l’arrivo di un nuovo allenatore e del suo ruolo di punto di riferimento all’interno del team.

“Queste cadute mi hanno provocato molta frustrazione, perché la stagione era iniziata davvero bene. Hanno anche causato una grande perdita di allenamento. Per tornare a un buon livello, l’intensità è importante, ma l’allenamento è essenziale, ed è proprio questo che mi è mancato. Ecco perché la stagione è stata complessivamente complicata- ha dichiarato a VeloFuté il classe ’96  – Non era una questione mentale. Sono rimasto fuori dai giochi per quasi tre settimane a cause della mano rotta e questo ha ritardato enormemente la preparazione per il Giro”.

Anche in riferimento a quanto accaduto alla Vuelta, il 29enne ha spiegato di essersi sentito bene fino alla conquista della Roja, ma di non essere riuscito a continuare a quei livelli, attribuendo il calo, visto dopo le prime tappe, alla mancanza di un allenamento adeguato, reso inevitabile dai problemi affrontati durante la preparazione.

Il francese si mostra però fiducioso in vista della prossima stagione, avendo potuto lavorare bene nel mese di dicembre senza intoppi, pur sottolineando come il vero ago della bilancia sarà il mese prossimo: “Ci sono stati parecchi cambiamenti nella squadra, ma ho trascorso un ottimo ritiro. Non mi sono ammalato, sono tornato a casa dalla mia famiglia per le feste e mi sento bene. Tutta la squadra ha lavorato molto bene, sia i corridori che lo staff. Poi, a dicembre, tutto procede bene. La cosa più difficile è rimanere in buona salute e macinare ore di allenamento. Gennaio sarà un mese molto importante”.

Altra novità per la prossima stagione è il cambio di allenatore, dopo quasi dieci anni di collaborazione con il suo precedente preparatore, la squadra ha suggerito questa scelta per esplorare “nuovi metodi e nuovi approcci”. L’esperto scalatore, arrivato ormai alla soglia dei 30 anni, è ormai punto di riferimento per i più giovani della squadra: “So che i giovani mi osservano, soprattutto per come corro, mi posiziono e gestisco la gara. È lì che esercito maggiormente la mia leadership. E nel ciclismo è sempre un dare e avere.”

Parlando infine del ruolo che può ricoprire in squadra, Gaudu ha spiegato: “Quando sei uno dei corridori in grado di puntare a un piazzamento tra i primi 10 della classifica generale, è logico che ti venga chiesto di ricoprire quel ruolo. E sì, mi piace, perché la classifica generale mi ha sempre entusiasmato. È nella mia natura”. E aggiunge: “Vincere le tappe oggi è molto complicato, soprattutto in montagna nei Grandi Giri. L’unica possibilità per me sono le tappe di montagna, ma quando Pogacar ne vince la maggior parte, le opportunità sono rare […]. Inoltre, i punti di una top 10 a volte possono valere più di una vittoria di tappa, e anche questo conta nel ciclismo moderno”.

Infine, alla domanda su quale grande risultato sceglierebbe di ottenere prima della fine della carriera, la risposta è chiara: “Un podio in un grande giro. Non sono mai stato uno che vinceva molto. Ho vinto delle belle gare, ma non ho mai collezionato vittorie consecutive. Sono sempre stato uno che si piazzava bene, anche da giovane. È così che mi definisco. È sicuramente per questo che preferisco puntare alla classifiche generali […] Ma, qualunque cosa accada, rimango un corridore che si piazza piuttosto che un vincitore nato”.