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A 24 anni si è nel pieno della propria giovinezza, ancora troppo acerbi per tirare somme e guardare dietro di sé: tutto questo però non si estende a Jannik Sinner, un giovane uomo che ha vissuto già molte vite per arrivare al livello attuale. Quest’estate Rolex, uno dei suoi sponsor, ha pubblicato sul proprio canale YouTube un docufilm con il titolo “Il ritorno”, una scelta evocativa, giusta per un anno turbolento com’è stato il 2025 di Sinner. Nel video, il tennista italiano si racconta partendo dalla propria infanzia, sino ad arrivare allo storico successo di Wimbledon, arrivato contro l’amico rivale Carlos Alcaraz.
APPROFONDIMENTI
L’infanzia
Dopo un breve recap dei maggiori successi ottenuti sino al 2024, il docufilm ripercorre le tappe del caso Clostebol, costato a Jannik tre mesi di squalifica da scontare durante la stagione 2025, subito dopo la vittoria dell’Australian Open. Così ha inizio il racconto del giovane tennista che comincia dalla sua infanzia: «Sono cresciuto in un piccolo paese del Nord Italia, tra le montagne. Non avevamo molto: mio padre faceva il cuoco e mia madre la cameriera nello stesso ristorante». Poi, l’amore per lo sport: «da dove vengo sciare è molto importante ovviamente. Sciavo tantissimo, giocavo a calcio e un po’ a tennis, ma ero più bravo con gli sci».
L’adolescenza e la partenza da casa
Ma col passare degli anni, Jannik ha dovuto fare una scelta, specializzandosi in uno sport, quello meno scontato fra quelli praticati: «la differenza più grande tra sci e tennis è che nello sci scendi per un minuto e se fai un errore non puoi più vincere. Nel tennis invece puoi fare tanti errori e riuscire comunque a vincere la partita». Così, a 13 anni e mezzo, Jannik decide di diventare un giocatore di tennis, compiendo una scelta sicuramente non convenzionale trasferendosi molto lontano da casa, a Bordighera: «Ci vogliono sei ore e mezza, anche sette di macchina per arrivarci. Ho dovuto lasciare i miei genitori, i miei amici, mio fratello e pure gli altri due sport che mi piacevano: ho lasciato tutto a casa.
La mia vita è cambiata completamente da un giorno all’altro. In quel momento ho capito che persona ero, cosa potevo fare e quanto in fretta stavo crescendo praticando lo sport che amo. Credo che questa fosse la strada giusta per me ed è questo che conta davvero».La svolta e le prime vittorie
Dopo anni di lontananza da casa, Sinner è diventato un tennista professionista, compiendo quel salto di qualità che gli ha permesso di diventare chi è oggi: «Nel 2019, a 18 anni, ho vinto il mio primo Challenger, chiuso l’anno tra i primi 100 e vinto le Next Gen Finals ATP. Tutto è successo molto in fretta. Ho sempre sognato di essere un campione del circuito Slam. È stata una sensazione bellissima ma non do mai nulla per scontato». Il carattere pacato ma caparbio di Sinner gli ha fatto capire sin da giovanissimo quanto il successo sia evanescente, ma nonostante questa consapevolezza, la vita l’ha messo ancora una volta a dura prova con il caso Clostebol.
La squalifica
Dopo l’Australian Open vinto contro il tedesco Zverev, a febbraio Sinner riceve l’ufficialità della sua squalifica: tre mesi lontano dai campi, rientrerà a maggio per la stagione sulla terra rossa. Jannik viene messo fuori gioco mentre occupava la prima posizione della classifica mondiale, subendo un duro colpo, incassato e sopportato anche grazie al ritorno alle origini, tra le sue montagne: «ho passato del tempo con la mia famiglia e con gli amici. Credo che se sei felice fuori dal campo, allora in campo diventa più facile giocare. Sento che sta tornando un nuovo me».
La ripartenza
E infatti così è stato: dopo la squalifica Jann è tornato più forte di prima, raggiungendo le finali degli Internazionali di Roma e del Roland Garros, arrendendosi solo contro il rivale di sempre Carlos Alcaraz, favorito su terra rossa. A luglio Sinner si è però preso la rivincita vincendo proprio contro lo spagnolo lo Slam più importante: Wimbledon, il successo che tutti i tennisti vorrebbero almeno una volta nella carriera. Dopo la vittoria nella terra del Re, Sinner ha continuato la sua marcia sul cemento: ha vinto il Masters 1000 di Pechino, quello di Parigi-Bercy ed è arrivato in finale US Open, sconfitto ancora una volta dall’amico Carlos Alcaraz. Poco male però, perché in chiusura della stagione, Jannik ha sollevato al cielo anche il trofeo delle ATP Finals, il torneo di fine anno che mette contro gli otto migliori tennisti in stagione, vinto, tanto per cambiare, contro Carlos Alcaraz.
Dopo le Finals, Jannik non ha partecipato alla Coppa Davis, suscitando alcune sterili polemiche, prive di significato e di utilità visto il successo della nostra nazionale per il terzo anno di fila. Ora è tempo di vacanze, attenzione però: tra meno di un mese si scende in campo in Australia, dove Jannik proverà a difendere il titolo.
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